Tumore al seno, diagnosi precoce: come fare l’autopalpazione

Mammografia, autopalpazione e attenzione alla genetica: le tre regole fondamentali per scoprire presto il tumore al seno

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Sono tre le regole per scoprire presto il tumore al senoMammografia secondo le indicazioni dello screening, con eventuale ecografia se la mammella è particolarmente ricca di ghiandole. E soprattutto attenzione ai segnali che il corpo invia e occhio alla situazione in famiglia.

In termini generali lo screening con la mammografia, eventualmente associata a ecotomografia, è fondamentale a partire dai cinquant’anni, ma può essere iniziato qualche anno prima in base alle indicazioni. E ci sono situazioni che possono richiedere un inizio più precoce del test, soprattutto in casi specifici.

In questo senso non bisogna dimenticare che la genetica ha un ruolo importante nella comparsa dei tumori e quindi occorre valutare se ci sono stati casi in famiglia. In queste situazioni, oltre ad eseguire eventuali test mirati per individuare particolari geni predisponenti le malattia, bisogna sempre parlare con il medico per un eventuale percorso mirato dei controlli.

Come eseguire l’autopalpazione

Ma attenzione: molto possono fare le donne. E a tutte le età: è fondamentale imparare a cogliere  per tempo segni che possono mettere in allarme, magari attraverso l’autopalpazione che permette di individuare un nodulo sospetto o quando si notano ispessimenti della pelle, retrazione del capezzolo o perdita di sangue attraverso il capezzolo stesso.

Questo “autocontrollo” andrebbe eseguito ogni mese, più o meno a partire dai vent’anni, più o meno una settimana dopo la fine del ciclo mestruale, quando la mammella è meno “gonfia”, almeno fino a che si è in età fertile. In gravidanza e dopo la menopausa questa regola può non essere seguita.

Prima di tutto occorre guardare bene le due mammelle: inizialmente bisogna tenere le braccia lungo i fianchi, poi occorre far contrarre i muscoli pettorali. Non preoccupatevi se a quel punto vedete differenze tra una ghiandola e l’altra, visto che non si tratta di due organi identici ma hanno comunque differenze più o meno visibili. Durante questa “auto-osservazione”, puntate a vedere i segni sopracitati. E poi allungate le braccia verso l’alto, per cogliere altre eventuali differenze.

A questo punto inizia la fase della palpazione vera e propria. Occorre prima di tutto portare un braccio dietro la nuca e poi “visitare” con l’altra mano il seno opposto, per verificare se ci sono anomalie di struttura o piccoli noduli o ispessimenti. Poi si ripete la manovra dall’altra parte.

I tumori non sono tutti uguali

Ogni tumore della mammella ha le sue specifiche caratteristiche e quindi va affrontato con un percorso personalizzato. A volte un gran numero delle cellule che lo caratterizzano sono sensibili agli ormoni estrogeni, in altre le cellule stesse presentano una sorta di “segnalatore” sulla parete (Her-2 positive) che le rende sensibili ad alcuni trattamenti intelligenti, in altri casi (è il caso dei tumori triplo-negativi) non esistono specifici obiettivi verso cui indirizzare i farmaci.

Ma, nonostante le cure, a volte il tumore al seno può dare metastasi o addirittura può essere già disseminato nel momento in cui si fa la diagnosi. E in questi casi non bisogna voltarsi dall’altra parte né rassegnarsi. In Italia sono circa 37.000 le donne con tumore al seno in forma avanzata o metastatica, caratterizzata dalla diffusione del tumore dal seno ad altre zone del corpo, come ossa, fegato, polmone o cervello.

Circa il 5-10 per cento degli oltre 50.000 nuovi casi annui di tumore al seno si presenta metastatico alla diagnosi. E purtroppo, nonostante i progressi delle cure, circa il 30 per cento delle donne con diagnosi iniziale di tumore al seno in stadio precoce potrà sviluppare un tumore al seno metastatico nella sua vita. Ma non mancano le speranze: le terapie mirate di ultima generazione sono oggi in grado di bloccare o rallentare la progressione della malattia garantendo al contempo una buona qualità di vita.

Storie di donne che hanno incontrato il tumore

Proprio le storie di donne che dopo aver incontrato il tumore al seno metastatico combattono, sperano, non si rassegnano, perché si può essere più forti del malattia sono le protagoniste delle canzoni dei cinque giovani artisti finalisti, selezionati tra oltre 200 partecipanti, del contest musicale “Play! Storie che cantano”.

I loro nomi? Matteo Arpe Mole, Gloria Galassi, Rebecca Pecoriello, Luca Ricozzi e Cristiano Turrini: loro, giovedì 10 ottobre 2019 a Roma  condividono il palco con Noemi, testimonial del contest e madrina della serata insieme ad altre star del pop nazionale come Francesco Sarcina de “Le Vibrazioni”, Roy Paci, Diodato, Enrico Nigiotti, Bianca Atzei.

Il contest musicale online “Play! Storie che cantano”, in radio partnership con RDS, è stato realizzato nell’ambito della campagna di sensibilizzazione “Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico” promossa dal 2017 da Pfizer, con il patrocinio di Fondazione AIOM e in collaborazione con Europa Donna Italia e Susan G. Komen Italia.

“Mi sono resa conto che la musica è in grado di raccontare le storie di queste coraggiosissime donne, e allo stesso tempo fortificarle. Vedere le loro esperienze in musica le renderà orgogliose e darà loro la forza necessaria – racconta Noemi. Gli artisti hanno saputo cogliere con grande intensità e passione tutte le sfumature che sono emerse dai racconti delle pazienti. Quando li abbiamo ascoltati abbiamo subito capito che i messaggi sarebbero arrivati e crediamo di aver scelto veramente i migliori anche se, devo confessare, tutti sono stati incredibilmente bravi”.

L’obiettivo, insomma, è rompere il silenzio che circonda il tumore al seno metastatico: bisogna  ribadire l’importanza di garantire a tutte le pazienti il diritto alla migliore qualità di vita possibile; favorire l’accesso alle migliori terapie innovative oggi disponibili, la continuità o il reinserimento lavorativo sono stati i principali obiettivi della campagna. Senza dimenticare che la diagnosi precoce, a partire dall’attenzione al proprio corpo passando per le tecniche di screening, è l’arma più efficace per svelare precocemente e vincere questa malattia.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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