Tumore al seno, così l’attività fisica aumenta le difese dell’organismo

Fare attività aerobica almeno tre volte alla settimana può essere una cura contro il tumore della mammella e potrebbe avere un'azione positiva sul sistema immunitario

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Mantenersi allenate e fare regolare attività fisica fa bene sempre. E non bisogna smettere di fronte ad un tumore. Semmai, è vero il contrario. L’esercizio regolare, anche quando si combatte con il tumore della mammella, può essere davvero una cura. L’ideale è puntare su un’attività fisica intensa (non la sola passeggiata ma corsa, cyclette o altro) almeno tre volte la settimana, visto che si possono avere importanti effetti positivi e si controlla meglio il peso. Ma non basta.

Una ricerca americana dice che l’esercizio regolare avrebbe un’azione positiva anche sul sistema immunitario, favorendo le difese dal nemico per tutte le pazienti, in particolare nelle donne in trattamento con immunoterapia.

L’allenamento fa crescere i “killer” delle cellule tumorali

La buona notizia, che conferma una volta di più il valore di questa sana abitudine, viene da una ricerca condotta all’Università di Harvard e al Massachusetts General Hospital, pubblicata su Cancer Immunology Research. Siamo ancora negli animali da esperimento, ma comunque le osservazioni sono davvero interessanti e a favore di questa “terapia” a costo zero, che oltretutto può offrire all’organismo anche endorfine utili per sentirsi meglio.

Gli esperti americani hanno infatti dimostrato che nei topi con tumore sottoposti a specifici programmi di esercizi aerobici regolari i tumori sono cresciuti più lentamente rispetto a quanto osservato negli animali che invece facevano una vita sedentaria, ma soprattutto hanno osservato che anche la risposta del sistema difensivo dell’organismo nei confronti del tumore si è rivelata più efficace.

La chiave di questa reazione, che conviene sfruttare al meglio, ha un nome: linfociti T citotossici. Si tratta di particolari globuli bianchi che hanno la capacità di aggredire ed uccidere le cellule neoplastiche: grazie al movimento, stando a quanto riporta la ricerca, questi “soldati” del nostro sistema immunitario non sono si sarebbero trasferiti in gran numero nel tumore, ma si sarebbero anche attivati portando quindi ad una minor crescita della lesione.

A “richiamare” i difensori invisibili al loro impegno sarebbero la presenza di due particolari sostanze: nei topi che si allenavano regolarmente è stato riscontrato un incremento di questi composti che attivano le difese naturali dell’organismo, con conseguente maggior attività di contrasto alla crescita tumorale e di possibile comparsa e sviluppo di metastasi.

L’importanza dei linfociti T citotossici

Va detto che sui linfociti T citotossici, chiamati anche cellule CD8+, si concentra da tempo l’attenzione di chi si occupa di immunologia dei tumori. La loro attività è infatti di grande importanza anche sul fronte dell’immunoterapia, la “quarta via” per la lotta ai tumori oltre a chirurgia, chemio e radioterapia. L’obiettivo dei farmaci che agiscono in questo senso è semplice: fare in modo, attraverso meccanismi complessi che il corpo si difenda al meglio nei confronti del nemico tumore.

Ebbene, sempre negli animali si è visto che gli effetti dell’esercizio potevano svilupparsi positivamente anche sull’impatto di queste terapie. Conclusioni: muoviamoci sempre e non dimentichiamo l’importanza dell’attività fisica regolare e “faticosa” anche in caso di tumore. si guadagna in benessere s condizione psicologica e si contrasta meglio la malattia.

 

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