Tarassaco: proprietà, benefici e controindicazioni

Il tarassaco è un rimedio usato per depurare l’organismo, stimolare la diuresi, sostenere la funzionalità del fegato e migliorare la digestione

Tatiana Maselli Erborista e Editor specializzata in Salute&Benessere Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, ambientalista e appassionata di alimentazione sana, cosmesi naturale e oli essenziali, scrive per il web dal 2013.

Caratteristiche, proprietà e benefici

Il tarassaco (Taraxacum officinale) è una pianta selvatica perenne appartenente alla famiglia delle Asteraceae o Compositae, la stessa di camomilla, arnica, calendula.

Nota anche con il nome di dente di leone, soffione, pisciacane e piscialetto, la pianta del tarassaco presenta una radice fittonante, bruna e rugosa, dalla quale si sviluppa una rosetta di foglie basali con i margini profondamente incisi, in modo irregolare. In primavera, al centro della rosetta di foglie cresce un fusto liscio, non ramificato, normalmente non più alto di 40 centimetri e sul quale si schiude il caratteristico capolino giallo solitario che colora i campi incolti o coltivati, i bordi delle strade e gli orti per tutta l’estate. I capolini del tarassaco sono composti da una gran quantità di fiori ligulati: al termine della fioritura, i capolini si chiudono per poi riaprirsi a costituire il classico soffione del tarassaco, formato da numerosi semi muniti di pappo e disposti a raggiera.

La radice e le foglie del tarassaco hanno una lunga tradizione erboristica. In particolare il tarassaco è utilizzato per le proprietà colagoghe e coleretiche. L’assunzione di questa pianta officinale è in grado di aumentare la produzione e il flusso biliare ed è utile per supportare la funzionalità del fegato, migliorare la digestione e l’appetito. Alla radice del tarassaco sono stare inoltre attribuite proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, epatoprotettive, antidiabetiche e diuretiche.

I benefici legati alla somministrazione di tarassaco sono attribuiti alla presenza di diversi componenti distribuiti in tutta la pianta, tra cui lattoni sesquiterpenici, steroli (in particolare taraxicina e fitosterina), inulina, composti fenolici e sali minerali come il potassio.

Tutte le parti del tarassaco – foglie, fiori e radici – sono inoltre commestibili e hanno un sapore amaro, dovuto al contenuto di lattoni sesquiterpenici. Le foglie possono essere consumate come una qualsiasi verdura a foglia verde, mentre i fiori si utilizzano per decorare piatti e nella preparazioni di sciroppi e la radice si presta come succedaneo del caffè, al pari della radice di cicoria.

Come utilizzarlo

I preparati a base di tarassaco sono considerati medicinali vegetali a uso tradizionale, si trovano in erboristeria e sono utili nel trattamento di disturbi digestivi e urinari di lieve entità e dell’inappetenza temporanea.

La droga essiccata viene somministrata sotto forma di decotto utilizzando dai 4 ai 10 grammi di radice di tarassaco: dopo aver sistemato la droga in acqua fredda, si porta a bollore e si lascia in infusione per 10-30 minuti, così da estrarre i costituenti. La tisana ottenuta è raccomandata in caso di disturbi digestivi minori tra cui mancanza di appetito, sensazione di pienezza dopo i pasti, digestione lenta ed eccesso di gas che accumulati a livello gastrico e intestinale.

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In erboristeria sono disponibili anche estratti secchi e liquidi ottenuti dal tarassaco, come la tintura madre. Per favorire la digestione, la tintura madre di tarassaco va assunta dopo i pasti principali, diluendo dalle 20 alle 30 gocce in un bicchiere d’acqua. Per favorire la funzione intestinale, invece, se ne assumono 40-50 gocce prima di dormire. La tintura madre di tarassaco viene impiegata anche come depurativo per il fegato aggiungendo 60 gocce a una bottiglia d’acqua da bere nel corso della giornata.

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I benefici del tarassaco possono essere potenziati dall’associazione con altri rimedi erboristici come zenzero, curcuma, carciofo e cardo mariano per favorire i processi digestivi, migliorare la motilità intestinale e sostenere la funzionalità del fegato. Assunto in sinergia con la pilosella, invece, aumenta l’azione drenante sui liquidi in eccesso.

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Uso in cucina

Tutte le parti della pianta del tarassaco sono commestibili e possono essere consumate a scopo alimentare per migliorare la digeribilità di altri alimenti, favorire la diuresi e fornire all’organismo preziose vitamine e sali minerali, contenuti nelle foglie e nei fiori.

Trattandosi di una pianta spontanea e molto diffusa, è possibile raccogliere il tarassaco in natura, avendo cura di scegliere luoghi il più possibile incontaminati, lontano da coltivazioni e traffico.

Le foglie di tarassaco hanno un caratteristico sapore amarognolo dovuto alla presenza di lattoni sesquiterpenici. Vanno raccolte in primavera, prima della fioritura, prelevando qualche foglia per ogni esemplare. Dopo averle lavate con cura possono essere consumate crude in insalata o sbollentate per pochi minuti in acqua salata e ripassate in padella con aglio e olio. Le foglie di tarassaco lessate sono ottime anche per farcire torte salate, frittate, ravioli e cannelloni.

I boccioli del tarassaco si conservano invece sottolio, sottaceto o sotto sale e si usano per preparare antipasti o aggiunti a insalate di verdura cruda e sughi, mentre i fiori tubulari dei capolini aperti si usano soprattutto come decorazione oltre che per preparare lo sciroppo di tarassaco.

Le radici, invece, raccolte in autunno da esemplari di almeno due anni, possono essere essiccate, tostate e utilizzate per preparare un succedaneo del caffè, al pari del caffè di cicoria.

Ricetta dello sciroppo di tarassaco

Lo sciroppo di tarassaco è una sorta di miele che può essere gustato spalmato su pane abbrustolito, utilizzato per dolcificare tisane e altre bevande, accompagnare piatti di formaggi o somministrato per calmare la tosse.

Si prepara con i capolini aperti del tarassaco, raccolti in primavera, all’inizio della fioritura. Il procedimento è molto semplice.

Ingredienti

  • 4 manciate di capolini di tarassaco
  • un litro di acqua
  • un chilo di zucchero
  • mezzo limone

Procedimento

Sistemare in una pentola i capolini di tarassaco, coprire con l’acqua e portare a bollore, dopodiché spegnere il fuoco e lasciar riposare per una notte. Il mattino seguente filtrare l’infuso con un colino, spremendo con cura i fiori e aggiungere lo zucchero e mezzo limone tagliato a fette. Cuocere a fuoco molto basso senza coperchio senza portare a ebollizione, finché lo sciroppo avrà una consistenza leggermente densa, simile a quella del miele.

Lo sciroppo di tarassaco si conserva per diversi mesi in un barattolo vetro a chiusura ermetica, al riparo da fonti di luce, calore e umidità.

Controindicazioni, effetti collaterali e interazioni

Il tarassaco è considerato un rimedio sicuro e non sono noti effetti collaterali di rilievo. I lattoni sesquiterpenici possono però provocare dermatiti allergiche da contatto e l’uso di tarassaco è controindicato nelle persone ipersensibili alle Asteraceae.

I preparati a base di tarassaco sono inoltre controindicati in caso di ostruzioni e calcoli biliari, ulcera peptica, malattie a carico del fegato.

Per quanto riguarda le interazioni, il tarassaco non dovrebbe essere assunto da chi segue terapie con litio e dalle persone trattate con farmaci che provocano aumento dei livelli di calcio tra cui beta-bloccanti e ace-inibitori.

Fonti:

Science Direct

Science Direct

The Journal of Alternative and Complementary Medicine

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Tarassaco: proprietà, benefici e controindicazioni