La dieta per l’endometriosi: riduci l’infiammazione e combatti il dolore

In occasione del mese dedicato alla patologia, gli esperti della Fondazione Italiana Endometriosi ci svelano i consigli sugli alimenti da portare in tavola e quelli da evitare

Luana Trumino Editor specializzata in Salute&Benessere

Marzo è il mese dedicato all’endometriosi, una patologia femminile che solo in Italia colpisce 3 milioni di donne, causando sintomi spesso invalidanti e devastanti, in particolare nella fase del ciclo e dell’ovulazione, come stanchezza fisica cronica, amnesie e disturbi di attenzione. Ma sono soprattutto i dolori pelvici a rendere difficile la convivenza con la malattia.

Una cura risolutiva oggi non esiste. Scegliere, tuttavia, i cibi più opportuni da portare in tavola può aiutare a ridurre l’infiammazione cronica determinata da questa anomalia e a migliorare i sintomi. Esistono infatti alcuni alimenti che, sebbene siano generalmente da considerare sani, sono da limitare se si soffre di endometriosi poiché sono portatori di componenti che acuiscono l’infiammazione (pro-infiammatori). Da un altro lato, invece, esistono alimenti che hanno componenti che contrastano e riducono l’infiammazione.

Cambiare il proprio piano alimentare, introducendo gli alimenti consigliati e riducendo quelli sconsigliati, si è dimostrato essere uno dei modi migliori per ridurre i sintomi della malattia e i dolori e per ridurre o eliminare l’uso di farmaci e antidolorifici.

La dieta per l’endometriosi

Partendo da questi presupposti, la Fondazione Italiana Endometriosi ha messo a punto da oltre 10 anni un tipo di alimentazione che si basa su quattro pilastri. “Il primo – spiega il prof. Pietro Giulio Signorile, presidente della Fondazione Italiana Endometriosi – è una riduzione dell’assunzione di cibi estrogenici; seguono un aumento di cibi antiestrogenici; la riduzione dei cibi proinfiammatori e l’aumento dei cibi antinfiammatori. In tal modo si riducono gli ormoni nel sangue e l’infiammazione, quindi i dolori. Ma oltre ad agire sui sintomi, la dieta agisce anche sulla patologia: riducendo gli estrogeni, si limita anche la percentuale di crescita dell’endometriosi”.

“Un vero e proprio ‘cibo terapeutico’ – aggiunge la dott.ssa Maria Cassano, biologa nutrizionista della Fondazione italiana endometriosi -. Seguendo alcune specifiche raccomandazioni nutrizionali, l’organismo potrà infatti godere di benefici”.

Cosa portare in tavola, dunque? “Da preferire è innanzitutto una dieta contenente sostanze antinfiammatorie e antiossidanti, come curcuma e zenzero. Un eccesso di grassi saturi e zuccheri, al contrario, potrebbe innescare una cascata di reazioni in grado di stimolare l’attivazione dei mediatori dell’infiammazione, mentre un’adeguata distribuzione dei carboidrati nella dieta permette di mantenere la secrezione di insulina all’interno di range favorenti l’equilibrio ormonale. Bisogna porre grande attenzione anche alla presenza di disregolatori endocrini, nascosti all’interno di scatolame, plastica e pesticidi, in grado di interferire sulla produzione degli estrogeni”.

I cibi consigliati

Frutta secca; semi di lino, di chia e zucca; salmone e pesce azzurro di piccola taglia; avocado: sono tutti alimenti ricchi di grassi ALA (acido alfa linolenico), che aiutano a ridurre l’infiammazione associata all’endometriosi grazie alla regolazione della funzione delle citochine, molecole coinvolte nei processi infiammatori. Inoltre, aumentano la produzione della prostaglandina PGE1 che riduce il livello di infiammazione addominale determinato dalla patologia.

Frutta, verdura, cereali integrali e legumi contengono fibre alimentari che aiutano l’organismo a:

  • regolare i livelli di alcuni ormoni nel corpo
  • regolare il saliscendi dell’insulina
  • a ridurre gli estrogeni
    Si consiglia di aumentare le fibre di un 20-30% e di includerle sempre a ogni pasto.

I cibi da ridurre

La carne rossa è da ridurre al minimo, va preferita la carne bianca di origine e allevamento controllato; bene ridurre al minimo anche i latticini per la presenza di caseina e lattosio. Infine, il glutine, a cui le donne con endometriosi sembrano essere più sensibili, è bene assumerlo da farine integrali e grezze.

I cibi da evitare

Zuccheri e prodotti raffinati e grassi saturi. Gli zuccheri semplici, in particolare, causano una reazione infiammatoria, producono un ambiente più acido nel corpo che favorisce l’infiammazione e quindi l’endometriosi. È bene, dunque, eliminare merendine, biscotti industriali, bevande zuccherate, prodotti con farina bianca e zucchero raffinato, ma anche grassi come burro e margarina. Permessi, invece, i prodotti artigianali o fatti in casa con poco zucchero e farine integrali o a basso contenuto di glutine.

Caffè ed energy drink. La caffeina aumenta i crampi addominali, i livelli di estrogeni e il livello di acidità dell’organismo e quindi le probabilità di infiammazioni.

Cibi fritti e alcol. Il fritto può stimolare prostaglandine negative. La buona funzione epatica è vitale poiché il fegato aiuterà ad eliminare gli estrogeni in eccesso dal corpo.

Soia, avena, aloe e segale. La soia contiene xenoestrogeni, che danno prova di essere tossici per i tessuti sensibili agli estrogeni e per la tiroide. Segale e avena sono da evitare per l’alto contenuto di estrogeni.

Integratori sì o no?

Oggi, per la maggior parte di noi è necessario integrare la nostra dieta con alcune delle vitamine e dei minerali di cui il nostro corpo ha bisogno per funzionare in modo ottimale. Tra gli integratori e i nutrienti fondamentali, se si soffre di endometriosi, compaiono: vitamina D; omega 3; curcuma; quercetina; luteolina; partenio; nicotinamide e metifolato di calcio.

I vantaggi di questa dieta per la donna che soffre della patologia sono diversi, assicurano gli esperti della Fondazione. Come la riduzione dei crampi pelvici e della loro ricorrenza; la diminuzione del gonfiore e il miglioramento del processo digestivo; il miglioramento dello stato di infiammazione; abbassamento dei livelli di estrogeni locali; bilanciamento ormonale. Portare in tavola gli alimenti giusti, infine, concorre a una riduzione della stanchezza fisica cronica.

 

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