Gengivite e parodontopatie, segnali d’allarme e cosa fare fin da giovani

Il sanguinamento gengivale è il primo campanello d'allarme della malattia parodontale ed è un fenomeno diffuso tra i giovani: cosa fare

Foto di Federico Mereta

Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Pubblicato:

Igiene orale cercasi. Anche e soprattutto tra gli adolescenti, visto che i teen-ager, pur se attenti all’immagine di Instagram, spesso dimenticano l’importanza della salute della bocca. E le gengive soffrono.

Anche se può sembrare strano, infatti, i ventenni sono i più colpiti da sanguinamento gengivale durante il lavaggio dei denti o il consumo di cibi, primo campanello di allarme della malattia parodontale che, se non trattata, può portare alla perdita dei denti.

I giovani tra i 20 e i 30 anni non hanno una buona igiene orale e così oltre 1 su 3 ha gengive che sanguinano e il 16% convive con un’alitosi persistente. A rivelarlo una preoccupante quanto inedita fotografia della salute gengivale e dentale degli italiani, scattata per segmenti di età e sociodemografici da un’indagine conoscitiva promossa dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), presentata a Firenze e condotta da Key-Stone su un campione di 3000 italiani da 20 anni in su.

Attenzione ai rischi

“Oltre un quarto della popolazione dichiara di soffrire di alcuni sintomi riconducibili a un quadro infiammatorio delle gengive, ma il dato più sorprendente riguarda proprio la fascia tra i 20 e i 30 anni – segnala Leonardo Trombelli, presidente SIdP e ordinario di Parodontologia all’Università di Ferrara–. Il fatto che il 36% dei ventenni riferisca sanguinamento gengivale, fase iniziale e reversibile dell’infiammazione, dimostra che la gengivite è già molto diffusa tra i più giovani”.

Questo preoccupa gli specialisti. Siamo di fronte infatti ad un segnale che non va sottovalutato perché la malattia parodontale non è un fulmine a ciel sereno. Quindi non compare improvvisamente in età avanzata: spesso inizia presto, con sintomi lievi ma persistenti che, se trascurati, espongono potenzialmente i giovani a rischio di parodontite.

“A lato di un’inadeguata igiene orale, fattore di rischio principale per la comparsa di malattia parodontale, anche abitudine al fumo, dieta pro-infiammatoria con eccesso di grassi saturi, zuccheri e cibi ultraprocessati, scarso o nullo esercizio fisico, sono tutti fattori che possono contribuire alla progressione della gengivite in parodontite – fa sapere l’esperto -”.

Come si sviluppa il quadro

La ricerca mostra però anche un secondo volto della malattia, quello più grave e irreversibile, che emerge con l’avanzare dell’età. Se nei giovani prevale la percezione di sintomi infiammatori, dopo i 60 anni aumenta nettamente la valutazione di segni di danno strutturale.

I denti che appaiono “più lunghi”, fenomeno legato alla recessione gengivale e segno di perdita ossea in corso, passano da circa il 20% nelle fasce tra 30 e 49 anni fino al 50% negli over 70. Nella fascia 60–69 anni la mobilità dentale raggiunge il 26%, il valore più alto registrato nell’indagine, mentre quasi 1 persona su 3 (32%) riferisce perdita di denti legata alla mobilità.

“I dati attestano la progressione naturale della malattia parodontale – spiega Trombelli –. Nelle prime fasi prevalgono sintomi potenzialmente reversibili come il sanguinamento; con il tempo, se l’infiammazione non viene controllata, possono comparire perdita permanente di supporto gengivale associata a mobilità e perdita dei denti, che rappresenta l’esito finale irreversibile della parodontite non trattata”.

I rischi oltre l’età

“La ricerca evidenzia inoltre disuguaglianze geografiche nei sintomi nella popolazione: il Centro e, in parte, il Sud Italia mostrano una maggiore frequenza rispetto al Nord, suggerendo possibili differenze di attitudine all’igiene orale e/o nell’accesso alla prevenzione e alle cure odontoiatriche.

In particolare, in riferimento alla mobilità, si registrano tassi più bassi al Nord che si attestano sul 15% contro più del 20% al Centro-Sud. Differenze nella prevalenza dei sintomi riferiti sono anche in parte attribuibili al tasso di scolarizzazione. La frequenza di perdita di denti per mobilità è nettamente inferiore quando il titolo di studio è la laurea: il 7% rispetto al 25% di chi possiede un titolo di studio più basso – aggiunge il presidente SIdP –

Emerge anche una differenza di genere: gli uomini riferiscono più frequentemente mobilità dentale, con un tasso del 20,8% contro l’11,5% delle donne che sembrano mostrare maggiore attenzione ai cambiamenti della bocca e ai primi segnali di inestetismo”.

Insomma: il sanguinamento gengivale non deve essere considerato “normale”. Intervenire precocemente, attraverso una corretta igiene orale quotidiana e controlli regolari, può evitare che una semplice infiammazione si trasformi negli anni in una malattia cronica capace di compromettere in modo permanente denti e gengive.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.