Parodontite, perché le gengive malate mettono in pericolo il sorriso

Cos'è la parodontite: i segnali a cui prestare attenzione e l'importanza della prevenzione per un sorriso perfetto

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Non pensate che vedere i denti che si rovinano, si cariano e cadono sia una conseguenza insormontabile dell’età. Possiamo fare molto, con la visita regolare del dentista, per proteggere il sorriso. Ma dobbiamo fare attenzione anche alle gengive che si infiammano e magari sanguinano, se vogliamo preservare i denti. Se manca il sostegno del parodonto, il tessuto che circonda il dente, i rischi aumentano. Ed è importante capirlo presto. Lo ricordano gli esperti presenti al Congresso Nazionale della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP): una diagnosi e una presa in carico tempestive, unite a tecniche all’avanguardia, rendono oggi possibile salvare le gengive e scongiurare un’ulteriore perdita dei denti.

Attenzione all’igiene orale

“A oggi uno degli obiettivi più importanti e una delle sfide principali per ciascun odontoiatra è quello di conservare più a lungo possibile gli elementi dentali naturali, fino ad accompagnare l’intera vita di ciascun individuo – spiega Nicola Sforza, presidente SIdP.  Ciò significa innanzitutto promuovere la prevenzione primaria, adottando una buona igiene orale che, se associata a un corretto stile di vita e a controlli periodici dal dentista, permette di mantenere la salute della bocca a 360 gradi”.

Il pericolo, insomma, si chiama malattia parodontale. È una patologia complessa legata all’accumulo di placca batterica nel cavo orale che va a colpire le strutture di sostegno e supporto del dente, come l’osso alveolare e il tessuto gengivale. “I pazienti con una parodontite grave oltre ad avere il tessuto gengivale molto compromesso e ad aver perso già diversi elementi dentali, con notevoli disabilità fino addirittura ad una vera e propria invalidità, soffrono spesso di altre malattie sistemiche correlate alla parodontite come il diabete, l’ipertensione arteriosa o altre cardiopatie che rendono ancora più complicata la gestione complessiva della loro condizione orale – spiega l’esperto.

A questo stadio della malattia è presente una grave disfunzione masticatoria e il paziente ha perso svariati denti, ma può ancora salvare quelli che rimangono. Dedicare cure specialistiche a questo obiettivo è fondamentale, curando i denti ancora presenti in modo che durino nel tempo e sostituendo quelli mancanti con impianti e/o protesi tradizionali in base alla valutazione complessiva del paziente e dopo recupero della salute orale complessiva. È infatti noto come gli impianti, pur rappresentando una modalità straordinaria per sostituire i denti mancanti, devono essere utilizzati soltanto una volta che il paziente è guarito dalla parodontite, per evitare che anche i tessuti intorno agli impianti possano ammalarsi fino alla perdita degli stessi. Naturalmente per avere una maggiore probabilità che i pochi denti residui siano salvati, è importante una presa in carico precoce, che preveda una gestione attenta ed una “riabilitazione parodontale” complessa, anche con interventi di ortodonzia, a cui devono partecipare e collaborare specialisti di ambiti odontoiatrici differenti”.

Ecco le indicazioni scientifiche

Per tutti è importante, quindi, sapere cogliere i segnali d’allarme che vengono dalle gengive. Solo così, assieme allo specialista, si affronta al meglio la situazione, caso per caso. Le nuove Linee Guida europee sottolineano che per il trattamento della parodontite di stadio più grave è indispensabile che siano coinvolte più competenze professionali e che sia massima la personalizzazione dell’intervento in base allo scenario clinico, alle evidenze scientifiche, ma anche a fattori extraclinici come le aspettative riabilitative del paziente, le sue disponibilità di tempo ed economiche e anche in base all’abilità e alla formazione dell’operatore.

“La parodontite di IV stadio (ovvero più grave) deve essere affrontata con terapie interdisciplinari che richiedono la collaborazione di parodontologi e igienisti, ortodontisti, endodontisti, restauratori e protesisti oltre che laboratori odontotecnici all’avanguardia, per garantire cure adeguate, appropriate e potenzialmente durature a lungo termine – aggiunge Luca Landi, pastpresidentSIdP. Il primo passo però è sempre la risoluzione dell’infiammazione che provoca la parodontite: oggi è possibile spostare anche i denti che hanno perso più di metà dell’osso di supporto ma la terapia ortodontica, che consente anche una resa estetica ottimale, non può essere condotta se prima non si mette in sicurezza il tessuto gengivale di sostegno”.