Cancro al seno, lo sfogo di 200 donne: “Non siamo fighe, siamo dei rottami”

200 donne affette da cancro al seno si raccontano in una lettera, pronte a gridare al mondo: "Non siamo fighe, siamo dei rottami"

“Non siamo fighe, siamo dei rottami”. A parlare così sono oltre 200 donne che in una lettera criticano apertamente il modo in cui il cancro al seno viene trattato dai media, dove viene diffusa un’informazione “infiocchettata e buonista, politicamente corretta, che vuole le donne guarite al 99% di cancro al seno”.

Solo qualche settimana fa Nadia Toffa aveva rivelato in diretta tv alle Iene di aver sconfitto il cancro. “Non trattateci da malati – aveva spiegato la conduttrice e inviata del programma -, noi malati di cancro siamo dei guerrieri, dei fighi pazzeschi”.

Le sue dichiarazioni avevano diviso la Rete, fra chi, come Elena Santarelli, si era complimentata con Nadia Toffa, appoggiando le sue parole, e chi invece non è affatto d’accordo con lei. Come le 200 donne che vorrebbero un’informazione più completa e “meno buonista” riguardo il cancro al seno di cui, purtroppo, ancora si muore.

Secondo gli ultimi dati sono 30 mila in Italia le donne a cui è stato diagnosticato un tumore al seno metastatico, al IV stadio, quello più grave. Di queste circa 12 mila ogni anno non ce la fanno, ma nessuno si ricorda di loro e sui media non se ne parla.

“Leggiamo molti articoli e notizie sul cancro al seno – spiegano nella lettera – e ci colpisce la disinformazione generale”. Sulla Rete invece vengono spesso accusare di “togliere la speranza per aver detto la verità […] perché negli stadi avanzati la percentuale di sopravvivenza scende al 75%”.

Di queste 200 donne ognuna ha una storia personale particolare, ma tutte sono unite nella lotta contro il cancro e guardano lucidamente al futuro, affrontando ogni giorno esami di laboratorio, Tac, Pet, terapie e biopsie.

“Altro che fighe, siamo dei rottami – spiegano con lucidità -. […] Nessuno parla di noi. E noi moriamo lasciando figli mariti genitori fratelli sorelle. Lottiamo ogni giorno tra esami di laboratorio, Tac, Pet, Eco, biopsie, terapie di ogni genere, visite. Nessuno lo dice ma noi siamo già condannate al momento della diagnosi. Cerchiamo di essere serene allegre ma è difficile. Molte di noi hanno dovuto lasciare il lavoro, altre sono state licenziate. Avere l’invalidità è difficilissimo, figuriamoci l’accompagnamento. Ma la nostra qualità di vita è scadente. Siamo abbandonate da tutti, anche dai propri compagni, perché è difficile vivere con una malata di cancro”.

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