Fuoco di Sant’Antonio e patologie oncologiche, quali conseguenze

L’immunodepressione, sia di origine patologica sia indotta da trattamenti, rappresenta un fattore di rischio

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Redazione

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Le ricerche dicono che nei pazienti oncologici il rischio di sviluppare l’herpes zoster, anche noto come Fuoco di Sant’Antonio, è fino a due volte più alto rispetto ad una persona sana. Il motivo? Il sistema immunitario di un paziente oncologico o in trattamento è fortemente debilitato e questo crea un ambiente favorevole per il virus della varicella zoster,  che si riattiva, dando inizio al Fuoco di Sant’Antonio. Nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia, il numero di casi di Fuoco di Sant’Antonio è maggiore rispetto ai pazienti non sottoposti a chemioterapia. Inoltre bisogna considerare che se un paziente oncologico in trattamento, sviluppa l’herpes zoster, potrebbe dover interrompere le terapie.

Perché aumenta il rischio

Il punto di partenza biologico ed immunologico è semplice. Il paziente oncologico è in molti casi immunocompromesso e, quindi appare fragile per definizione. E’ per questo motivo che oncologi ed ematologi mettono in guardia sulla necessità di proteggere il paziente stesso da alcune infezioni che possono risultare molto pericolose, anche in termini di sviluppo di complicanze e gestione della malattia. Cosa cambia in questi soggetti? Se normalmente l’herpes zoster tende a risolversi spontaneamente nelle persone altrimenti sane, in un un organismo colpito da una neoplasia, possono verificarsi conseguenze talvolta anche molto gravi. Addirittura sale in modo significativo il rischio di sviluppare l’infezione: questo dipende non solo dalla patologia, ma anche da alcuni trattamenti. In particolare, i farmaci chemioterapici e gli immunoterapici, fondamentali per le cure, possono comunque destabilizzare ulteriormente il sistema immunitario dei pazienti, aumentando il rischio. Questo spiega perché la persona con tumore dovrebbe essere informata sulle opportunità di protezione, in accordo con lo specialista di riferimento.

Come comportarsi

AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) raccomanda la necessità di proteggere i pazienti con la vaccinazione, preferibilmente prima dell’inizio delle terapie attive o in fasi di stabilità. Più in generale appare basilare che i pazienti oncologici parlino con il proprio oncologo riguardo alla vaccinazione per proteggersi da questa dolorosa malattia e dalle sue complicanze. Le condizioni di immunodepressione per patologia o per trattamenti in corso infatti amplificano il rischio di sviluppare l’Herpes Zoster. Le statistiche dicono che l’incidenza di Herpes Zoster in pazienti affetti da neoplasie ematologiche è di 30/1000 soggetti-anno, mentre per il paziente con tumore solido l’incidenza è di 15/1000 soggetti-anno.

Sponsor dell’iniziativa è GSK

 

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.