Alzheimer, lo stress sballa il “navigatore” del cervello e fa perdere l’orientamento

Per le persone con Alzheimer è difficile orientarsi: lo stress peggiora la situazione a causa dell'eccesso di cortisolo. I risultati della ricerca

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Si sa. Quando una persona soffre di malattia di Alzheimer, col tempo, tende a perdere i punti di riferimento della propria vita. La memoria si impoverisce, gli affetti appaiono più lontani a cause della patologia. Ma c’è un altro aspetto che la “nebbia” che si deposita progressivamente sul cervello tende a peggiorare.

Spesso, e con l’andare del tempo la situazione si deteriora ulteriormente, diventa difficile orientarsi. Ed è in questo senso che una ricerca mette in rapporto la malattia di Alzheimer e i suoi peggioramenti con lo stress, nel senso che quest’ultimo, attraverso il cortisolo in eccesso che si libera, potrebbe influire su una sorta di “GPS” che il sistema nervoso utilizza per orientare il corpo dello spazio.

Insomma: lo stress mette in difficoltà il “navigatore” dell’organismo, con ripercussioni pesanti sul benessere della persona. In questo senso, il cortisolo liberato dal surrene dietro mandato del cervello induce la produzione di citochine infiammatorie che producono effetti in aree sensibili del cervello. Questo è particolarmente significativo nella donna. E non bisogna dimenticare che di fronte allo stress uomo e donna pari non sono.

L’uomo ha una risposta nervosa più stabile, mentre nella donna questa è influenzata dalla fase dal ciclo ormonale. Inoltre, il cervello femminile ha percentualmente più sostanza grigia e quindi un maggior numero di connessioni nervose.

Cellule sotto tiro

L’analisi apparsa su PLOS Biology, in particolare, mette in luce come il cortisolo arrivi a compromettere la funzione delle cellule reticolari, che svolgono un ruolo cruciale nell’orientamento spaziale. La ricerca è stata realizzata da alcuni scienziati dell’Università della Ruhr di Bochum, in Germania, guidati da Osman Akan.

Sono stati coinvolti 40 soggetti che hanno portato avanti un esperimento di navigazione virtuale mentre la loro attività cerebrale veniva registrata tramite risonanza magnetica. I soggetti che avevano assunto cortisolo prima dell’esperimento hanno ottenuto risultati peggiori con impatti negativi appunto sulle cellule reticolari.

Grazie a questo studio, insomma, si vede chiaramente come lo stress influenzi il comportamento e il pensiero umano e come soprattutto il cortisolo alteri i circuiti cerebrali responsabili della navigazione.

Quaranta uomini sani hanno partecipato all’esperimento, ciascuno in due giorni diversi. In un giorno, i soggetti hanno ricevuto 20 milligrammi di cortisolo; il secondo giorno, hanno ricevuto un placebo. In entrambi i giorni, hanno eseguito un test di orientamento mentre la loro attività cerebrale veniva registrata tramite risonanza magnetica.

Per il test, i soggetti sono stati posizionati in un vasto paesaggio virtuale di prato, dove dovevano muoversi verso diversi alberi in successione, che scomparivano al loro arrivo. Dovevano poi trovare il percorso diretto per tornare al punto di partenza, senza alcuna indicazione su dove potesse trovarsi il percorso.

In una parte del test, l’ambiente era completamente privo di punti di riferimento permanenti, con gli alberi come unici bersagli temporanei. In un’altra parte, un faro fungeva da punto di riferimento permanente. Il cortisolo ha peggiorato significativamente l’orientamento dei partecipanti. Rispetto ai risultati ottenuti dopo l’assunzione del placebo, hanno commesso molti più errori nel trovare la loro destinazione, indipendentemente dalla presenza di punti di riferimento spaziali o dalla complessità del percorso.

Così salta il navigatore dell’organismo

L’influenza del cortisolo è risultata evidente anche nelle registrazioni di risonanza magnetica funzionale. In assenza di cortisolo, un sottogruppo di cellule nervose nella corteccia entorinale si è normalmente attivato secondo uno schema a griglia durante i compiti di orientamento spaziale, come un vero sistema GPS interno dell’essere umano.

L’azione del cortisolo ha reso meno definita l’attività di queste cellule. In particolare, durante la navigazione in ambienti privi di punti di riferimento, le cellule risultavano praticamente inattive.

I ricercatori hanno notato che il cortisolo ha anche portato a una maggiore attivazione in un’altra area del cervello, il nucleo caudato.  La corteccia entorinale, va detto, è una delle prime regioni del cervello a essere colpita dalla malattia di Alzheimer. “Dato che lo stress cronico è un fattore di rischio per la demenza, lo studio rivela un meccanismo cruciale attraverso il quale gli ormoni dello stress destabilizzano questa regione sensibile – segnala Akan in una nota dell’ateneo –“.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.