Esposoma solare, cos’è e quanto conta la fotoprotezione biologica su misura dal sole

Il fattore di protezione da solo non basta, vanno considerati anche una serie di fattori ambientali che rientrano nel concetto di esposoma

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Parola d’ordine, fotoprotezione. A tutte le età occorre proteggere la pelle dall’esposizione più o meno intensa delle radiazioni solari. Ma attenzione. Non basta solamente concentrarsi sulla cifra che vediamo nelle diverse soluzioni di schermo. O meglio. È fondamentale ricordare in prevenzione il Fattore di Protezione Solare (SPF) e i raggi ultravioletti. Ma forse non bastano questi parametri. Ed occorre tenere presente che oggi la dermatologia guarda a una prospettiva più ampia che comprende l’intero “esposoma solare”, ovvero l’insieme dei fattori ambientali che influenzano la salute della pelle.

Non solo raggi UV

L’esposizione solare rappresenta un fattore biologico fondamentale per la salute umana. Da un lato favorisce la sintesi della vitamina D e contribuisce al benessere psicofisico, dall’altro, quando è eccessiva o cumulativa, può provocare danni importanti alla pelle, accelerare i processi di invecchiamento cutaneo e aumentare il rischio di tumori cutanei.

In questo senso, la scienza ha ormai chiarito il peso dei danni da esposizione ai raggi UV ovvero UltraVioletti. Gli UVA, che costituiscono circa il 95% delle radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre, penetrano più profondamente nel derma e favoriscono la formazione di specie reattive dell’ossigeno responsabili dello stress ossidativo e del fotoinvecchiamento.

Gli UVB, invece, sono i principali responsabili dell’eritema solare e dei danni diretti al DNA che possono favorire lo sviluppo di neoplasie cutanee, tra cui carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e melanoma. Ma limitare l’azione del sole a queste radiazioni non è sufficiente.

“Oggi però sappiamo che il danno cutaneo non dipende esclusivamente da UVA e UVB – spiega il Pietro Quaglino, Direttore della Clinica Dermatologica della Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, e membro  del Consiglio Direttivo SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia – Anche la luce visibile, in particolare la componente blu-violetta, e la luce blu ad alta energia possono svolgere un ruolo rilevante nei fenomeni di iperpigmentazione, nel melasma e nei processi di fotoinvecchiamento. Per questo la protezione richiesta non è più soltanto anti-UV ma deve diventare multispettrale”.

Come cambia la protezione

Negli ultimi anni le evidenze scientifiche hanno infatti dimostrato l’importanza di proteggere la pelle anche da altre componenti della radiazione solare. Ad esempio, i filtri colorati cosiddetti “tinted sunscreens” contenenti ossidi di ferro garantiscono una protezione superiore dalla luce visibile rispetto ai prodotti non colorati in condizioni come melasma e iperpigmentazione post-infiammatoria.

Parallelamente, la comunità scientifica internazionale sta lavorando alla definizione di nuovi parametri per misurare la protezione dalla luce visibile: “Il Fattore di Protezione Solare infatti, seppur fondamentale, misura solo l’esposizione UVB e non fornisce una misurazione della fotoprotezione cumulativa UVA indotta né per la luce visibile – commenta l’esperto, ricordando quanto e come ci sia stato un cambiamento significativo legato proprio ia concetto di esposoma solare.

Quando parliamo di esposoma non ci riferiamo soltanto ai raggi UV: la pelle è costantemente esposta all’azione combinata di luce visibile, luce blu ad alta energia, infrarossi, calore, inquinamento atmosferico, fumo e fattori climatici. Tutti questi elementi possono interagire tra loro amplificando il danno biologico e accelerando i processi di invecchiamento cutaneo”.

Fotoprotezione su misura

In questo senso, l’“environmental aging” comprende e supera il tradizionale photoaging. L’obiettivo non è più soltanto evitare le scottature, ma ridurre il danno cumulativo che si accumula nel corso degli anni, limitare l’invecchiamento della pelle, le alterazioni pigmentarie e il rischio di dermatosi fotoindotte.

“Il concetto innovativo è che il danno cutaneo può derivare dall’interazione di molteplici fattori ambientali che agiscono contemporaneamente o in momenti diversi dell’anno – aggiunge Quaglino – per questo motivo la moderna dermatologia punta sempre più a prevenire e modulare il danno solare cumulativo, piuttosto che limitarsi a trattare le sue conseguenze”.

In questo scenario diventa centrale il concetto di fotoprotezione personalizzata, che prevede strategie differenti in base alle caratteristiche individuali della persona, all’età, al fototipo, all’esposizione professionale e alla presenza di specifiche patologie dermatologiche.

Non esiste una protezione uguale per tutti – evidenzia l’esperto -. Le esigenze di un bambino, di una persona con melasma, di un paziente immunodepresso o di chi svolge attività lavorative all’aperto sono profondamente diverse. Il dermatologo può individuare il percorso più appropriato in funzione delle caratteristiche della pelle e del tipo di esposizione ambientale cui ciascun individuo è sottoposto”.

Tra le nuove frontiere della ricerca dermatologica emerge inoltre la cosiddetta fotoprotezione biologica, che punta a sostenere e rafforzare i sistemi di difesa naturali della pelle contro lo stress ossidativo, l’infiammazione e i danni al DNA indotti dai fattori ambientali.

La fotoprotezione biologica rappresenta un approccio complementare rispetto ai tradizionali filtri solari – conclude Quaglino – l’obiettivo è intervenire sui meccanismi cellulari e molecolari coinvolti nel danno cutaneo. Le evidenze disponibili sono ancora in evoluzione e saranno necessari ulteriori studi, ma si tratta certamente di uno dei filoni più promettenti della dermatologia contemporanea”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.