Raggi UV: cosa sono ed effetti

I raggi UV sono alleati dell’organismo, ma se non si adottano precauzioni possono arrecare danni alla pelle e agli occhi. Ecco cosa sono i raggi UV e quali effetti provocano

Antonella Lobraico Editor specializzata in Salute & Benessere

Il sole è fonte di vita e di calore. Mette di buon umore, è il protagonista indiscusso delle calde giornate estive, ha un ruolo chiave in alcuni processi fisiologici dell’organismo, ma è anche fonte di raggi UV. Questi hanno la capacità di penetrare attraverso l’esposizione solare ma, senza le dovute precauzioni, possono provocare danni nel tempo. Per questo motivo, gli esperti raccomandano – soprattutto in estate – di evitare l’esposizione al sole durante le ore più calde della giornata e di proteggere la pelle applicando un’adeguata protezione.

Tuttavia di raggi UV (in particolare gli UV-C) se ne sente parlare sempre di più negli ultimi mesi in correlazione alla diffusione del Covid-19. Per ridurre il contagio sono infatti indispensabili mascherine e gel detergente, ma anche le lampade a raggi UV-C possono fornire un aiuto prezioso. Il motivo? I raggi UV-C, stando a quanto rilevato da diversi studi, hanno un’azione germicida su virus e batteri.

Vediamo quindi cosa sono i raggi UV, quali possono essere gli effetti sull’uomo e sui virus, ma soprattutto qual è la correlazione tra lampade a raggi UV-C e Coronavirus.

Cosa sono

I raggi UV, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono radiazioni ultraviolette provenienti per lo più dal sole, ma anche da fonti artificiali come quelle utilizzate in campo commerciale, industriale e nel tempo libero. Con una lunghezza d’onda che va da 100 a 400 nanometri (nm), le radiazioni ultraviolette sono divise in tre bande:

  • raggi UV-A (315-400 nm);
  • raggi UV-B (280-315 nm);
  • raggi UV-C (100-280 nm).

Per raggiungere la terra, i raggi ultravioletti devono attraversare l’atmosfera e in questo passaggio i raggi UV-C e circa il 90% di quelli UV-B vengono assorbiti, per cui sono per lo più i raggi UV-A e una parte dei raggi UV-B ad arrivare sulla superficie terrestre.

Ma la quantità di radiazioni UV che arriva sulla terra dipende anche da altri (innumerevoli) fattori come:

  • l’altezza del sole nel cielo (minore nei mesi più caldi, in particolar modo verso mezzogiorno nei mesi estivi);
  • l’altitudine (ogni 1.000 metri circa i livelli di UV aumentano del 10-12%);
  • la latitudine;
  • il riflesso sul suolo (la sabbia riflette circa il 15% delle radiazioni UV, mentre la neve ne riflette l’80% circa);
  • lo spessore dello strato di ozono (la riduzione dello strato di ozono a causa dell’inquinamento facilita il passaggio dei raggi UV-A e UV-B sulla terra);
  • la nuvolosità.

Vediamo nello specifico le tipologie di raggi UV.

Raggi UV-A

I raggi UV-A riescono ad attraversare l’atmosfera e ad arrivare (tutti) sulla terra, ma sono anche tra i più pericolosi in quanto possono penetrare ben oltre l’epidermide. Agiscono tutto l’anno e attraversano nuvole e vetri, per questo è importante proteggere cute e occhi con le dovute precauzioni.

Raggi UV-B

A differenza dei raggi UV-A, solo una piccola parte dei raggi UV-B riesce ad arrivare sulla terra. Questi colpiscono lo strato superficiale dell’epidermide causando scottature e rossori tipici di un’esposizione senza protezione. Le radiazioni UV-B sono presenti a tutte le altitudini, ma in questo caso finestre e nuvole fungono da efficace barriera.

Raggi UV-C

I raggi UV-C sono i più pericolosi per la salute dell’uomo. Pur non raggiungendo la superficie terrestre, possono essere prodotti da lampade o dispositivi che sfruttano queste radiazioni per disinfettare superfici e ambienti come luoghi pubblici e strutture ospedaliere. Come indicato anche all’interno del Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, infatti, i raggi UV-C svolgono un’azione germicida su virus e batteri grazie alla loro capacità di modificare il DNA e l’RNA dei microrganismi, impedendone la riproduzione. Queste radiazioni non possono essere percepite dall’uomo in quanto non sono visibili e non generano calore/freddo, tuttavia possono produrre gravi danni agli occhi e alla cute.

Effetti

Con effetti che possono manifestarsi a lungo o a breve termine, i raggi UV possono provocare effetti nocivi sulla salute dell’uomo, come melanoma, scottature, eritemi, invecchiamento precoce della pelle. D’altro canto, però, rappresentano degli alleati indispensabile per il benessere psicofisico dell’organismo: oltre a favorire la produzione di serotonina (il cosiddetto “ormone della felicità”), l’esposizione solare, se effettuata in modo corretto e consapevole, è infatti il mezzo principale per favorire la sintesi di vitamina D, indispensabile per contrastare lo sviluppo di malattie come l’osteoporosi. Corrette dosi di radiazioni UV sono inoltre utilizzate come terapia per la cura di patologie della pelle quali psoriasi, vitiligine, dermatite atopica. Dunque non bisogna evitare il sole ma piuttosto proteggersi al fine di evitare gli effetti negativi delle radiazioni ultraviolette.

Quali danni possono provocare

Ad essere coinvolte nei possibili danni per esposizione ai raggi UV sono diverse parti del corpo come pelle, vasi sanguigni e occhi. Scottature, eritemi e bruciore possono ad esempio manifestarsi per azione dei raggi UV-B, mentre i raggi UV-A che penetrano più in profondità possono accelerare il processo di invecchiamento cutaneo con la conseguente comparsa delle antiestetiche rughe. In questo caso, il danno non è immediato, ma possiamo vederne gli effetti nel tempo.

Anche gli occhi possono subire danni a causa delle radiazioni ultraviolette e favorire la comparsa di maculopatia fototraumatica o anche cataratta. Ma non è tutto, perché tra le malattie legate all’esposizione ai raggi UV e identificate dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità rientrano:

  • cheratosi (malattia cronica della pelle);
  • melanoma cutaneo (tumore maligno);
  • carcinoma squamoso della pelle (un tumore maligno con un’evoluzione più lenta rispetto al melanoma cutaneo);
  • riattivazione dell’herpes labiale;
  • carcinoma squamoso della cornea (tumore agli occhi di rara frequenza).

Lampade a raggi UV-C e Coronavirus

Le lampade a raggi UV-C vengono utilizzate già da diverso tempo in numerosi contesti per disinfettare aria, acqua e alimenti. La già nota azione battericida e virucida dei raggi UV-C è stata confermata anche per quanto riguarda il Coronavirus Sars-Cov-2: nello specifico, uno studio sperimentale ha verificato che anche una piccola dose di raggi UV-C, come quella erogata da una lampada UV-C per alcuni secondi e a pochi centimetri dal soggetto, è sufficiente per impedire la riproduzione del virus, a prescindere dalla sua concentrazione.

Questi effetti disinfettanti sono validi e sicuri a patto che le lampade a raggi UV-C siano conformi alle normative europee, messe a punto proprio per evitare eventuali danni sulla salute: come segnalato nel rapporto RAPEX del 10 luglio 2020 dal Sistema comunitario di informazione rapida sui prodotti non alimentari, infatti, sul mercato non solo ci si può imbattere in lampade UV-C che non emettono queste radiazioni (dunque non uccidono virus e batteri), ma anche in lampade che emanano dosi di raggi UV-A, UV-B e UV-C non conformi alla normativa di sicurezza europea: ne consegue che gli utilizzatori di questi tipi di prodotto, ancor più se esposti alle radiazioni senza un’adeguata protezione, possono non solo aumentare il rischio di incorrere in gravi lesioni alla pelle e agli occhi, ma anche sperimentare un falso senso di sicurezza, potenzialmente pericoloso.

Al contrario, l’utilizzo di lampade a UV-C conformi alla normativa europea potrebbe invece essere indicato per la disinfezione di superfici e ambienti (specie quelli con un’alta probabilità di trasmissione di agenti patogeni per via aerea, come ospedali e laboratori), sempre mettendo in atto le opportune misure di sicurezza.

Di recente, sono state lanciate sul mercato lampade a UV-C progettate specificamente per la sanificazione gli ambienti domestici, in grado di disinfettare le superfici e gli oggetti presenti nelle stanze. Un esempio è la lampada per la disinfezione UV-C di Philips, dotata di un pannello di controllo che guida nell’impostare il tempo corretto di esposizione ai raggi e un sensore di movimento integrato, che rileva la presenza di persone o animali e spegne la lampada in automatico, evitando il contatto con i raggi UV-C.

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Va tenuto però conto che la capacità della lampada a UV-C di sterilizzare l’ambiente o le superfici decresce sia in presenza di polvere e sporcizia sulla lampada o nell’ambiente, sia una volta trascorso un certo periodo di tempo. Per questi motivi, la lampada germicida dovrebbe essere utilizzata solo dopo un’accurata pulizia della stessa e dei locali (sempre in assenza di persone), e seguendo scrupolosamente le istruzioni fornite dal costruttore. Infine, una volta esaurita la sua funzione, è indispensabile un corretto smaltimento del prodotto, che va trattato come rifiuto speciale a causa della presenza di mercurio, altamente tossico sia per l’uomo che per l’ambiente: anche in questo caso, è necessario quindi seguire le procedure di smaltimento indicate dal costruttore.

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