Ci si sente stanche e magari si attribuisce il tutto allo stress o ai cambi di stagione. Con le giornate che si allungano, poi, i nuovi ritmi portano a riposare male. Come se non bastasse, aggiungeteci un pizzico di tensione. Ebbene se vi trovate in queste condizioni e magari la situazione va avanti da tempo e non è di breve durata, parlatene con il medico. E fate un controllino della funzionalità della tiroide, quella piccola ghiandola a forma di farfalla che si trova nel collo.
A volte lavora poco, e male, senza magari dare segni chiari se non proprio la stanchezza immotivata, uno dei segnali dell’ipotiroidismo, una condizione da controllare al meglio. Come detto, è solo uno dei segnali di sofferenza della ghiandola: in caso di ipotiroidismo si tende a prendere peso, a veder aumentare i valori del colesterolo nel sangue ad avere alterazioni della frequenza dei battiti. E il contrario avviene se la tiroide lavora troppo, ovvero se c’è ipertiroidismo.
A ricordarlo sono gli esperti in occasione della Giornata Mondiale della Tiroide 2026 che ci celebra il 25 maggio.
Indice
Quanto conta lo iodio
I numeri dicono che In Italia, circa 6 milioni di persone soffrono di disturbi tiroidei (oltre il 10% della popolazione), con una netta prevalenza nelle donne e dopo i 60 anni. Ma l’importante, aldilà del genere, è ricordare che spesso si soffre di questa situazione (capita soprattutto per l’ipotiroidismo) senza saperlo.
Ed allora, è meglio conoscere come far funzionare al meglio la ghiandola. La piena funzionalità della tiroide richiede che l’organismo disponga di iodio, un micronutriente che scarseggia in quasi tutto il mondo, essendo stato rimosso, nell’era quaternaria, dallo scioglimento dei ghiacciai e dalla successiva formazione degli oceani, che contengono infatti grandi quantità di questo oligoelemento. Difendersi, almeno in teoria, è semplice.
Ci vogliono passeggiate in riva al mare e soprattutto occorre usare il sale arricchito di iodio, specie per chi è a rischio. La profilassi con sale arricchito in iodio è la più semplice e sicura misura di prevenzione. Questa semplice misura alimentare consente di eliminare il gozzo endemico (cioè la tumefazione che si crea nel collo per l’aumento di volume della tiroide) e le sue complicazioni.
Attenzione in gravidanza
La gravidanza rappresenta un momento di particolare vulnerabilità della donna e del suo bambino; in questa fase della vita, infatti, le richieste di iodio sono maggiori e una eventuale carenza nutrizionale di iodio può divenire critica. Una carenza di iodio in corso di gravidanza può infatti avere conseguenze negative importanti sullo sviluppo psico-neurologico del bambino. Durante la gestazione infatti, gli estrogeni aumentano l’escrezione renale di iodio che porta ad un incremento del fabbisogno di questo microelemento.
Inoltre, durante la gravidanza la funzionalità tiroidea della futura mamma aumenta del 50 per cento, dal momento che la tiroide del feto si sviluppa solo dal terzo mese e, conseguentemente, è la tiroide materna che funziona per entrambi e che può soddisfare le nuove esigenze solo con un corretto apporto di iodio che è indispensabile assumere non solo a gravidanza avviata ma anche nel periodo precedente e proseguendo anche nel periodo dell’allattamento.
In gravidanza, stando alle linee guida dell’American Thyroid Association, si verifica un aumento del volume tiroideo nel 40 per cento delle donne in zone di carenza iodica. Chiedete quindi come comportarvi a chi vi segue.
E dopo il parto
Ricordate che è fondamentale controllare bene come funziona la tiroide prima, durante e dopo la gravidanza. A volte, infatti, anche dopo il parto possono presentarsi problemi come la tiroidite post-partum, un’affezione della ghiandola che contribuisce a regolare il metabolismo dell’’intero organismo, legata ad una sorta di “errore” da parte del sistema immunitario che inizia a produrre anticorpi contro le cellule della ghiandola stessa.
Si tratta di un’infiammazione a decorso relativamente rapido, si sviluppa cioè in media da quattro a dodici mesi dopo il parto, e comporta un processo di distruzione di tessuto tiroideo da parte del sistema immunitario.
Questo porta a liberazione di ormone tiroideo e quindi ad un lieve quadro di tireotossicosi (in questa definizione si comprendono sintomi che stanchezza, agitazione, cuore che batte forte in gola, a volte molto sfumati e nemmeno percepiti) cui fa seguito un quadro di ipotiroidismo che spesso è solo transitorio e rimane solo in una parte dei casi.
Questo quadro si sviluppa in seguito a fenomeni autoimmuni, cioè alla produzione di anticorpi “errata” da parte dell’organismo, autoanticorpi che si scatenano proprio contro le cellule della tiroide. Questa situazione può avere un decorso relativamente rapido e svilupparsi in media da quattro a dodici mesi dopo il parto: comporta un processo di distruzione di tessuto tiroideo da parte del sistema immunitario.
Il fenomeno porta a liberazione di ormone tiroideo e quindi ad un lieve quadro di tireotossicosi (con sintomi come stanchezza, agitazione, cuore che batte forte in gola, a volte molto sfumati e nemmeno percepiti) cui fa seguito un quadro di ipotiroidismo che spesso è solo transitorio e rimane solo in una parte dei casi.
Cosa fare con i noduli
L’autoimmunità, ovvero la reazione inadeguata e incontrollata del proprio sistema immunitario contro componenti dell’organismo è la causa più frequente di malattia della tiroide assieme alla carenza di iodio. La tiroide è infatti l’organo “bersaglio” più frequente di patologia autoimmune.
Va comunque detto che, a prescindere dalla causa che provoca la carenza funzionale della ghiandola, oggi chi ha problemi di ipotiroidismo adeguatamente trattati con ormone non non ha alcun problema nella vita di ogni giorno. Basta ovviamente che si controlli periodicamente, per sapere se la terapia è adeguata, e che misuri regolarmente i valori del TSH (l’ormone prodotto dall’ipofisi che regola il funzionamento della ghiandola e la sua produzione ormonale).
Particolare attenzione, infine, va prestata ai cosiddetti noduli tiroidei, che a volte possono portare anche alla comparsa del classico gozzo. La probabilità di individuarli cresce progressivamente con l’età e anche in questo caso a rischiare di più sono le donne: verso i 40-50 anni più del 30 per cento della popolazione femminile può presentare queste piccole lesioni, legate soprattutto alla carenza di iodio con l’alimentazione.
Lo iodio è di massima presente nei cibi in quantità limitata ed è indispensabile per il buon funzionamento della ghiandola, perché l’ormone della tiroide è fatto in parte significativa di iodio: quindi se c’è poco iodio la tiroide tende a crescere e a formare noduli. Parlatene con il medico, senza drammatizzare: nella maggior parte dei casi i noduli sono piccoli, non tendono a crescere e non necessitano di terapia se la ghiandola funziona bene.