Pelle giovane e abbronzata, l’errore che tutti fanno al sole del mattino

Esporsi a lungo, anche nelle prime ore del giorno, danneggia la pelle a causa dei raggi UV. Lo dicono gli esperti

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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La raccomandazione di non esporsi al sole nelle ore centrali della giornata trova d’accordo tutti gli esperti. Ma spesso questa indicazione, confermata anche dall’Istituto Superiore di Sanità, può essere fraintesa, spingendo qualcuno a pensare che sia sufficiente sdraiarsi in spiaggia al mattino entro le 11 o dopo le 16 per evitare danni alla pelle. Uno studio australiano ha invece dimostrato che così non è.

Cosa dice lo studio australiano

Una ricerca, condotta dal QIMR Berghofer Medical Reasearch Institute del Queensland, in Australia, ha mostrato come anche brevi periodi di esposizione nei momenti in cui l’intensità del sole è minore possono provocare danni alla pelle e contribuire all’insorgenza dei tumori cutanei. La scoperta di fatto contraddice decenni di convinzioni, basate sull’idea che prendere il sole al mattino presto o nel tardo pomeriggio non sia pericoloso. Come spiega la professoressa Rachel Neale, co-autrice dello studio pubblicato sulla rivista Photochemistry and Photobiology, il lavoro è il primo di questo tipo condotto nella “terra dei canguri” per chiarire gli effetti dermatologici dell’esposizione ai raggi UV, a livelli considerati normali.

Ciò che conta è la somma totale

Il concetto, come chiarisce Neale, è che a pesare è il quantitativo complessivo di raggi UV ai quali si è esposti. “Si può ricevere la stessa quantità di raggi UV in un periodo breve a metà giornata o con un tempo di esposizione più lungo nelle prime ore della giornata e nelle ultime – spiega la ricercatrice – La nostra ricerca ha mostrato che è il quantitativo complessivo a contare, non importa quanto tempo ci vuole a raggiungerlo”.

L’illusione di essere al sicuro

“La gente – prosegue Neale – si culla nell’illusione di essere al sicuro quando l’intensità della luce solare è più debole e così trascorre più tempo – troppo – all’esterno senza una protezione adeguata. Noi abbiamo dimostrato, invece, che anche questo comportamento può danneggiare la pelle”. Il problema, dunque, è proprio la convinzione che, se si prende il sole a inizio o fine giornata, non occorra proteggere la pelle in modo corretto, ricorrendo ad esempio alle creme solari con filtri. I pericoli, infatti, sono legati agli effetti dei raggi UV A e UV B cioè, rispettivamente quelli con spettro 315-400 nm e 280-315 nm, dove nm indica la lunghezza d’onda dei raggi.

Quando e come i raggi UV fanno male

Come spiega il portale Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), “In generale, la capacità di penetrazione e quindi la ‘pericolosità’ per l’uomo dei raggi UV aumenta al diminuire della lunghezza d’onda e, di conseguenza, all’aumentare della frequenza. La maggior parte dei raggi UV che raggiungono la superficie terrestre sono UVA e, in piccola parte, UVB, mentre gli UVC sono totalmente assorbiti dall’atmosfera. Inoltre, i livelli di UV sono più alti al crescere dell’altitudine (ogni 1000 m di altezza i livelli di UV crescono del 10-12%) e dell’altezza del Sole (specialmente verso mezzogiorno nei mesi estivi) e al diminuire della latitudine e della nuvolosità”.

Per una pelle giovane, abbronzata e sana non contano solo i raggi UV

Oltre all’orario, dunque, influisce anche l’altitudine, insieme ad altri potenziali elementi di rischio. Tra questi sono “lo strato di ozono e la capacità riflettente della superficie terrestre (per esempio, la neve riflette circa l’80% delle radiazioni UV, la sabbia asciutta della spiaggia circa il 15% e la schiuma del mare il 25%)”, chiarisce l’ISS. È ancora l’Istituto a ricordare come, sulla base della letteratura scientifica, l’Organizzazione mondiale della sanità ha individuato nove malattie strettamente legate all’esposizione a radiazioni ultraviolette: melanoma cutaneo, tumore maligno dei melanociti, cellule della pelle che producono il pigmento cutaneo (melanina); carcinoma squamoso della pelle, tumore maligno che, rispetto al melanoma, ha un’evoluzione più lenta ed è associato a minore morbilità e mortalità; carcinoma basocellulare (basalioma), tumore cutaneo che si sviluppa prevalentemente in età avanzata e si diffonde lentamente e localmente; carcinoma squamoso della cornea o della congiuntiva, raro tumore oculare; cheratosi, malattie croniche della pelle che in rare occasioni possono generare lesioni pretumorali; scottature; cataratta corticale, degenerazione del cristallino, che diventa sempre più opaco fino a compromettere la vista e che, in certi casi, può portare anche alla cecità; pterigio, inspessimento della congiuntiva che porta a opacizzazione della cornea o a una limitazione dei movimenti oculari; riattivazione dell’herpes labiale, a causa dell’immunosoppressione indotta dall’eccesso di UV.

Come prevenire danni: orari e intensità degli UV

Tra le raccomandazioni valide sempre e per tutti, che arrivano dagli esperti dell’ISS, ci sono:

  • limitare il più possibile l’esposizione alla luce solare nelle ore più calde, tra le 10 e le 14;
  • Stare all’ombra nelle ore più calde, ricordando che alberi, ombrelli e tettoie non proteggono completamente dalla luce solare;
  • Indossare vestiti protettivi: un cappello a falda larga protegge adeguatamente occhi, orecchie, faccia e retro del collo; gli occhiali da sole ad alta protezione riducono enormemente i rischi per gli occhi; abiti aderenti e coprenti offrono un’ulteriore protezione dalla luce solare;
  • Usare creme solari protettive (almeno +15), applicandole nuovamente ogni due ore oppure dopo aver lavorato, nuotato, fatto attività fisica all’aperto. Ricordare che le creme solari non servono per stare di più al Sole, ma per proteggersi quando l’esposizione è inevitabile;
  • Evitare l’uso di lampade o lettini abbronzanti, soprattutto prima dei 18 anni;
  • Tenere conto dell’indice UV, scala internazionale che correla il livello di radiazione UV con il grado di rischio: quando l’indice è superiore a 3, occorre mettere in atto le misure preventive.

Come leggere i livelli di UV e quando fanno bene

Oggi i principali siti di previsioni meteo e le App specializzate forniscono indicazioni chiare sui livelli di UV. Esiste anche un colore internazionale per la protezione dai raggi UV, che comunque – come ricorda ancora l’ISS – “non hanno soltanto effetti negativi. Queste radiazioni hanno infatti un ruolo importante nella sintesi organica di vitamina D, sostanza coinvolta nello sviluppo dello scheletro e in grado di proteggere le ossa da malattie quali il rachitismo, l’osteomalacia e l’osteoporosi. In generale, basta una minima esposizione ai raggi UV per ottenere questi effetti protettivi”.