- Il tanmaxxing è un trend virale che spinge a ottenere un’abbronzatura intensa in poco tempo adottando comportamenti rischiosi.
- L’abbronzatura è una risposta difensiva della pelle agli UV e l’esposizione eccessiva aumenta il rischio di tumori e fotoinvecchiamento.
- Proteggersi con SPF adeguato, esporsi gradualmente e evitare le ore centrali riduce i rischi; lampade UV e acceleratori non sono sicuri.
Avere un colorito più scuro non basta più. Sui social sta spopolando il tanmaxxing, un nuovo trend che invita a ottenere la massima abbronzatura possibile attraverso comportamenti molto rischiosi, come lunghe esposizioni al sole senza protezioni. Esattamente il contrario di quanto raccomandano gli esperti per proteggere la pelle.
Su TikTok e Instagram stanno circolando migliaia di video che mostrano routine, consigli e “strategie” per abbronzarsi più rapidamente. Una moda diventata virale soprattutto fra i giovani e che sta mettendo in allarme i medici perché promuove abitudini che aumentano il rischio di danni cutanei, invecchiamento precoce e tumori della pelle.
Indice
Cos’è il tanmaxxing
Il termine tanmaxxing nasce dall’unione di tan (abbronzatura) e maxxing, un suffisso diventato popolare sui social per indicare il tentativo di migliorare o di “massimizzare” un determinato aspetto della propria vita. Nato originariamente come looksmaxxing, per definire l’insieme di strategie finalizzate a migliorare il proprio aspetto fisico, negli ultimi anni il suffisso è stato applicato a diversi ambiti. Ha dato così vita a tendenze come lo sleepmaxxing (ottimizzare il sonno) o il solo-maxxing (ricercare e valorizzare il tempo trascorso da soli).
Nel caso del tanmaxxing, l’obiettivo è raggiungere un’abbronzatura il più intensa possibile nel minor tempo possibile. Per farlo, alcuni utenti condividono sui social varie pratiche che possono essere rischiose per la salute della pelle, come:
- trascorrere molte ore consecutive sotto il sole;
- esporsi nelle fasce orarie centrali della giornata, quando i raggi UV sono più intensi;
- utilizzare creme solari con fattori di protezione molto bassi o rinunciare completamente alla protezione;
- ricorrere ad acceleratori dell’abbronzatura;
- alternare l’esposizione al sole con lampade UV.
Per molti creator, infatti, il colorito intenso è sinonimo di salute, bellezza e forma fisica. In realtà, questa associazione è sbagliata e fuorviante poiché l’abbronzatura non è affatto un indicatore di salute della pelle.
L’abbronzatura è una risposta di difesa
Uno degli errori più comuni è pensare che l’abbronzatura sia un segno di pelle sana. In realtà, si tratta di una risposta di difesa dell’organismo nei confronti dei raggi ultravioletti.
Quando la pelle viene esposta al sole, i melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina, aumentano la sintesi di questo pigmento che dà il caratteristico colore dorato alla pelle. La melanina, infatti, funziona come una sorta di filtro naturale: in parte assorbe e in parte disperde le radiazioni UV, contribuendo a limitare i danni provocati dall’esposizione solare.
Questo significa che l’abbronzatura non è un “segno di salute”, bensì una reazione della pelle a uno stress. Più l’esposizione ai raggi UV è intensa e prolungata, maggiore è il rischio di accumulare danni cellulari nel tempo.
Perché il tanmaxxing è pericoloso
Seguire la tendenza del tanmaxxing può avere conseguenze importanti per la salute della pelle perché porta a sottovalutare i rischi dell’esposizione prolungata ai raggi UV.
Aumenta il rischio di tumori della pelle
L’esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti favorisce la produzione di radicali liberi, molecole che, quando presenti in quantità elevate, possono danneggiare le cellule e alterarne il DNA. Questo processo contribuisce allo sviluppo di diverse malattie cutanee, dalle cheratosi attiniche fino ai tumori.
Un’esposizione incontrollata al sole rappresenta uno dei principali fattori di rischio per melanoma, carcinoma basocellulare e carcinoma squamocellulare. Il danno provocato dai raggi UV è cumulativo: ogni esposizione si somma alle precedenti e può lasciare una “memoria” nella pelle.
Favorisce l’invecchiamento precoce
Il sole è anche uno dei principali responsabili del cosiddetto fotoinvecchiamento, cioè l’invecchiamento cutaneo causato dall’esposizione ai raggi UV. L’eccesso di radicali liberi, infatti, altera le strutture che mantengono giovane e compatta la pelle, favorendo nel tempo:
- perdita di elasticità;
- disidratazione cutanea;
- indebolimento dei tessuti cutanei;
- alterazione del film idrolipidico, la sottile barriera composta da acqua e grassi che protegge la pelle;
- ispessimento della cute;
- comparsa di macchie scure o chiare dovute a un’alterata produzione di melanina;
- modificazioni del microcircolo.
Il risultato è una pelle che appare più segnata, spenta e meno elastica. Paradossalmente, chi insegue un’abbronzatura perfetta può ottenere l’effetto opposto, accelerando la comparsa dei segni del tempo.
Provoca scottature
Esporsi al sole senza un’adeguata protezione può causare scottature e vere e proprie ustioni cutanee. Non si tratta solo di arrossamenti temporanei: il dolore e il bruciore sono il segnale di un danno provocato alle cellule della pelle.
Le scottature ripetute, soprattutto se avvengono durante l’infanzia e l’adolescenza, aumentano il rischio di sviluppare il melanoma nel corso della vita.
Causa capillari e peggioramento di alcune malattie
Un’eccessiva esposizione solare può rendere più fragili i piccoli vasi sanguigni superficiali, favorendo la comparsa di capillari visibili e arrossamenti persistenti.
Inoltre, il sole può peggiorare alcune alterazioni cutanee, come le macchie scure legate ad acne, cicatrici o infiammazioni della pelle, e aggravare condizioni come melasma, rosacea e psoriasi.
Può danneggiare anche occhi e labbra
Gli effetti dei raggi UV non riguardano solo la pelle. Un’esposizione prolungata e senza protezione può danneggiare anche gli occhi, aumentando il rischio di irritazioni, problemi alla congiuntiva e alla retina. Inoltre, può favorire la comparsa di malattie come cataratta e maculopatia degenerativa.
Anche le labbra sono una zona delicata: l’esposizione solare cronica può provocare alterazioni e aumentare il rischio di tumori del labbro. Inoltre, nelle persone predisposte, un eccesso di raggi ultravioletti può favorire la riattivazione dell’herpes labiale.
Una trappola insidiosa
Il tanmaxxing, oltre a essere una moda molto pericolosa per la salute della pelle, si inserisce in un fenomeno più ampio legato ai nuovi canoni estetici diffusi sui social network. Negli ultimi anni, soprattutto su TikTok e Instagram, sono diventati virali numerosi trend beauty che puntano a far ottenere risultati sempre più estremi e immediati, spesso mettendo in secondo piano le indicazioni degli esperti.
La quasi totalità dei contenuti riferiti ai “maxxing” mostra presunti metodi o strategie per raggiungere determinati effetti, senza però spiegare le possibili conseguenze negative. Il rischio è che messaggi privi di solide basi scientifiche vengano percepiti come consigli affidabili e trasformino abitudini quotidiane in una vera e propria gara al risultato migliore.
A essere maggiormente esposti sono soprattutto adolescenti e giovani adulti, una fascia d’età più vulnerabile alla pressione dei modelli estetici online e alla ricerca di un’immagine di sé sempre più vicina agli standard proposti dai social.
Come abbronzarsi in modo sicuro
Il sole, però, non è un nemico da evitare a priori: se preso con consapevolezza può avere effetti positivi sull’organismo, contribuendo per esempio alla produzione di vitamina D, al buon umore e all’efficienza del sistema immunitario. A fare la differenza è il modo in cui ci si espone.
La prima regola è dare tempo alla pelle di adattarsi, evitando esposizioni prolungate soprattutto nei primi giorni di vacanza. L’ideale è procedere con gradualità.
È fondamentale, poi, applicare sempre una protezione solare ad ampio spettro, scegliendo un SPF adeguato al proprio fototipo e rinnovandola regolarmente, almeno ogni due ore e dopo ogni bagno. Il prodotto va distribuito su tutte le zone esposte, senza dimenticare aree spesso trascurate come naso, orecchie, piedi e contorno del costume.
Anche gli orari fanno la differenza: è preferibile evitare il sole nelle ore centrali della giornata, indicativamente tra le 11 e le 16, quando l’intensità dei raggi UV è maggiore. È utile proteggersi anche con cappello, occhiali da sole e abiti leggeri. Attenzione, però: un tessuto bagnato può ridurre la capacità protettiva.
Le altre regole da seguire
È importante ricordare che stare all’ombra non significa essere completamente protetti. L’ombrellone, infatti, non blocca tutti i raggi solari e superfici come sabbia e acqua possono rifletterli, aumentando l’esposizione: per questo motivo al mare, in spiaggia o in barca il rischio di scottature può essere maggiore.
Meglio inoltre evitare di applicare al sole profumi e alcuni cosmetici che possono provocare reazioni di fotosensibilità, e ricordarsi di bere regolarmente acqua e bevande estive durante la giornata per mantenere una corretta idratazione. È bene, poi, seguire una dieta ricca di frutta e verdura.
Al rientro dalla spiaggia è consigliabile fare una doccia con detergenti delicati, evitando prodotti troppo aggressivi che potrebbero alterare ulteriormente la barriera cutanea. Dopo la detersione, la pelle va nutrita con una crema doposole idratante e lenitiva, con ingredienti come aloe, camomilla, calendula o altre sostanze ad azione calmante.
Chi ha pelle molto chiara, occhi chiari o una maggiore sensibilità ai raggi UV deve prestare ancora più attenzione perché in questi casi il rischio di scottature è più elevato. Anche le lampade abbronzanti andrebbero evitate, perché espongono la pelle a ulteriori radiazioni ultraviolette e non rappresentano un’alternativa sicura al sole.
Fonti bibliografiche
- Sun Exposure, Tanning Behaviors, and Sunburn: Examining Activities Associated With Harmful Ultraviolet Radiation Exposures in College Students: PubMed
- The risks and benefits of sun exposure 2016: PubMed
- Indoor Tanning and the Risk of Overall and Early-Onset Melanoma and Non-Melanoma Skin Cancer: Systematic Review and Meta-Analysis: PubMed
- Tanning & Your Skin: Skin Cancer Fiundation
FAQ
È un trend social che incentiva a cercare l’abbronzatura massima in poco tempo, spesso con esposizioni pericolose e senza adeguata protezione.
L’eccesso di raggi UV produce radicali liberi che danneggiano il DNA cutaneo, aumentando il rischio di melanoma e altri tumori.
Favorisce fotoinvecchiamento, perdita di elasticità, macchie, capillari visibili e può peggiorare condizioni come rosacea o melasma.
Gradualmente, usando protezione solare ad ampio spettro con SPF adeguato, evitando le ore centrali e rinnovando la crema spesso.
No, le lampade UV aumentano l’esposizione ai raggi ultravioletti e non sono una scelta sicura rispetto a un’abbronzatura naturale protetta.