Il paradosso della vacanza-performance, quando ci si stressa senza lavoro

A soffrire di ansia anche in ferie sono soprattutto i giovani della Gen Z, ecco perché e come rimediare

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Si attende il fatidico momento delle vacanze per tutto l’anno, poi quando arrivano ecco che lo stress non svanisce. Anzi, in alcuni casi aumenta. È il paradosso della vacanza-performance, cioè di quei giorni nei quali, nonostante si sia liberi dal lavoro, non si riesca a perdere l’abitudine ad organizzare le giornate con agende fitte di nuovi impegni, magari più sociali, ma pur sempre fonte di ansia.

Si fa presto a dire “vacanze”

Il 90% degli italiani tra i 18 e i 34 anni afferma di prendere ferie durante il periodo estivo, rispetto al 72% degli over 55. Eppure meno di 4 su 10 (39%) riescono a tornare a casa realmente riposati, sia a livello fisico che mentale. In questo gli ultra 55enni si rivelano molto più capaci di disconnettersi e rilassarsi. A indicarlo sono i risultati di un sondaggio, condotto da YouGov per conto di Doctolib Italia, su un campione rappresentativo di oltre 1.000 uomini e donne over 18. Per questo si parla di “paradosso” delle vacanze-performance.

Cosa sono le vacanze-performance

Come monstra l’indagine, il 45% dei 18-34enni dichiara di aver vissuto un episodio di malessere nei primi giorni di vacanza, dovuto molto probabilmente allo stress accumulato nei mesi precedenti o al cambio di ritmi, abitudini e alimentazione, che spesso avvengono in modo rapido con l’inizio delle vacanze. A soffrire dello sbalzo, però, sono soprattutto i giovani, perché la percentuale tra i senior scende al 20%. Il motivo? Secondo gli esperti è causato dal modo in cui la Gen Z vive le ferie, ossia con la stessa sindrome da performance. In altre parole, il livello di aspettativa è molto alto, quindi ci si adopera anche molto per non rimanere delusi. Ma è qui che entrano in gioco anche i social.

L’influenza negativa dei social

Il 70% dei 18-34enni dichiara, infatti, di sentirsi influenzato dai social, sia in senso positivo, che negativo, rispetto al 32% degli over 55. Si inizia spesso ancor prima della partenza, con la scelta della meta e delle esperienze da vivere, accompagnate dal timore di non gustarle appieno. Si tratta, quindi, di un fenomeno paragonabile alla FOMO, la fear of missing out, la paura di perdersi qualcosa. “Per molti italiani, a cominciare dai giovani, la vacanza sta progressivamente perdendo la sua funzione rigenerante, trasformandosi in un’ulteriore fonte di stress organizzativo ed emotivo”, commenta Angela Persico, psicologa clinica e specialista in mindfulness attiva sulla piattaforma di sanità digitale Doctolib.it.

Cosa preoccupa gli italiani

La ricerca mostra, infatti, che per quasi un italiano su due (47,1%) l’organizzazione della vacanza è già fonte di stress prima della partenza. Il principale motivo di preoccupazione è il budget (38%), seguito dall’organizzazione del viaggio e degli spostamenti (17,9%) e dalla difficoltà di conciliare lavoro e tempo libero (14,7%). Ma anche quando finalmente si parte o si raggiunge la meta, ecco che quasi 7 italiani su 10 (69,8%)continua a controlla e-mail o messaggi di lavoro ogni giorno o quando necessario, mentre il 21,5% dichiara di non riuscire mai a disconnettersi completamente e il 36% ha bisogno di almeno 2 giorni per smettere di pensarci.

La fatica fisica che rimane

È qui che entrano in gioco anche la stanchezza e la fatica fisica, che non se ne va del tutto: il 30,8% degli italiani dichiara di essersi ammalato nei primi giorni di vacanza a causa dello stress accumulato in precedenza o per l’improvviso cambiamento di ritmi e abitudini. Spesso subentra anche la Leisure Sickness Syndrome: il sistema immunitario abbassa le difese e apre la porta a possibili malanni, sotto forma di mal di testa, dolori muscolari, spossatezza, fino a manifestazioni influenzali.

Imparare a staccare

Gli esperti, quindi, invitano a staccare realmente, permettendo al corpo un vero recupero, per tornare al lavoro un po’ più riposati. Un’esigenza che diventare fondamentale anche alla luce delle inevitabili difficoltà nel riallinearsi ai ritmi quotidiani di tutto l’anno. Particolarmente interessati da questo fenomeno sono, ancora una volta, i giovani, in particolare quelli in età scolare. Come ricorda il portale Studenti.it, infatti, “la totale destrutturazione delle giornate, accompagnata da alterazioni significative del ciclo circadiano (andare a dormire a notte fonda e svegliarsi a mezzogiorno), disorienta l’organismo. Il corpo e il cervello, privi di ancoraggi temporali e routine rassicuranti, perdono il proprio naturale ritmo fisiologico. A questo disorientamento fisico si unisce una componente psicologica legata ai doveri in sospeso. L’accumulo dei compiti delle vacanze, spesso rimandati fino alle ultime settimane di agosto, genera un senso di colpa latente. Il riposo estivo, in questi casi, si trasforma in un periodo di ansia sotterranea costante. Lo studente si trova intrappolato tra il desiderio di godersi gli ultimi giorni di libertà e l’angoscia per il carico di lavoro arretrato, sviluppando una stanchezza estiva mentale che lo lascia drenato ancor prima di sentire il primo suono della campanella”.

Come riprendere, con più slancio

Il primo passo per evitare lo stress da ritorno, però, è non rimanere vittime dello stress da vacanza, acuito dai social e all’iperconnessione. “Il passaggio dal clima vacanziero a quello accademico richiede un enorme dispendio di energie adattive. Pretendere che bambini e ragazzi riprendano immediatamente i ritmi invernali al 100% delle loro capacità non è solo irrealistico, ma profondamente dannoso”, sottolinea ancora il portale Studenti.it, che aggiunge: “I medici pediatri e gli psicologi dell’età evolutiva concordano nell’individuare nella “gradualità” la parola chiave per un rientro di successo”.

Le strategie smart

Tra i consigli smart, ecco quindi il ripristino del corretto ciclo sonno-veglia a partire da circa due settimane prima dell’inizio delle lezioni, anticipando la sveglia di circa 15-20 minuti ogni paio di giorni. Un’altra raccomandazione è di frazionare lo studio e i compiti, per non ridursi all’ultimo. Infine, attenzione all’alimentazione evitando una “dieta ricca di zuccheri semplici che causa picchi glicemici che favoriscono cali di concentrazione e irritabilità”. Gli esperti consigliano anche un digital detox parziale e movimento outdoor, che valgono anche per gli adulti e anche in vacanza.