Frasi di Gino Strada, le citazioni più significative e forti

Conosciuto per aver fondato Emergency, che si occupa di offrire cure mediche e chirurgiche alle vittime della guerra e della povertà, Gino Strada è stato un grande uomo: le sue citazioni

Un grande medico, ma anche attivista e scrittore italiano di rilievo, Gino Strada ci ha lasciato moltissime testimonianze delle sue missioni e del grandioso lavoro di Emergency, l’associazione umanitaria che ancora oggi si occupa di assistere chi vive in povertà e chi viene colpito dalla guerra e dalle mine antiuomo.

Un uomo che ha dedicato la sua esistenza intera ai meno fortunati, rischiando anche la vita, a costo di salvare quella delle persone più bisognose. Un uomo da cui dovremmo prendere esempio, scomparso il 13 agosto del 2021 all’età di 73 anni, dopo una vita di missioni. Sono noti nel mondo il suo impegno per la pace e nell’aiutare chi era in difficoltà. Emergency continua a seguire le sue orme e ancora oggi offre cure mediche e chirurgiche gratuite alle vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà. Vediamo alcune delle più celebri frasi di Gino Strada, scelte da DiLei.

Frasi celebri di Gino Strada sulla guerra

Il rinomato medico chirurgo è scomparso all’età di 73 anni, lasciando un vuoto immenso che forse nessuno sarà mai più in grado di colmare. Grandissima la commozione in Italia e nel mondo intero nell’apprendere la notizia della sua morte. Gino Strada è lo storico fondatore di Emergency, ha dedicato la sua vita ad aiutare i civili vittime di guerre, ha costruito ospedali e centri di primo soccorso in 18 differenti Paesi e ha salvato più di 11 milioni di persone.

Gino Strada è stato nominato per il Premio Nobel per la Pace, non ha mai nascosto i suoi pensieri sulle guerre e su quello che accadeva nel mondo. Non si è mai tirato indietro in nessuna missione, e vogliamo ricordarlo proprio attraverso le sue parole e citazioni contro la guerra:

  • Passare il tempo a costruire arsenali anziché diffondere libri è deleterio, forse letale, per la nostra specie.
  • Le guerre, tutte le guerre sono un orrore. Non ci si può voltare dall’altra parte.
  • La guerra piace a chi ha interessi economici, che se ne sta ben distante dalle guerre. Chi invece la conosce si fa un’idea molto presto.
  • La guerra non si abolisce coi trattati, ma si abolisce stimolando la riflessione e la cultura di tutti.
  • Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra.
  • Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili, persone che non hanno mai imbracciato un fucile. Che non sanno neanche perché gli arriva in testa una bomba.
  • Ho visto, ovunque, la stessa schifezza, il macello di esseri umani. Ho visto la brutalità e la violenza, il godimento nell’uccidere un nemico indifeso.
  • La più aberrante in assoluto, diffusa e costante violazione dei diritti umani è la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra nega tutti i diritti umani.
  • Viviamo in un “villaggio globale” sconvolto dalle guerre, un pianeta, quello degli uomini, dove tra l’altro qualcuno ha seminato cento milioni di mine antiuomo. Decine di conflitti, milioni di morti. Con tutto il corollario di vergogne, vero arsenale della guerra: fame e malattie, miseria e odio, esecuzioni sommarie, vendette, attentati, stupri, pulizie etniche, torture, violenze. Terrorismo. E a scuola si studiano le battaglie, non la guerra. Né la pace.
  • Mine giocattolo, studiate per mutilare bambini. Ho dovuto crederci, ancora oggi ho difficoltà a capire.
  • Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare.
  • Il mondo dovrebbe essere così: chi ha bisogno va aiutato.
  • La guerra è la più diffusa forma moderna di terrorismo.
  • Nella macchina della guerra, c’è posto anche per il mondo umanitario. Anzi, un posto importante, una specie di nuovo reparto Cosmesi della guerra. Far vedere quanti aiuti arrivano con la guerra, quante belle cose si possono fare per questa povera gente. Per i sopravvissuti, naturalmente.
  • Sono quindici anni che vedo atrocità e carneficine compiute da vari signori della guerra, chi si diceva di “destra” e chi di “sinistra”, e non ci ho mai trovato grandi differenze. Ho visto, ovunque, la stessa schifezza, il macello di esseri umani. Ho visto la brutalità e la violenza, il godimento nell’uccidere un nemico indifeso.
  • Spero che si rafforzi la convinzione che le guerre, tutte le guerre sono un orrore. E che non ci si può voltare dall’altra parte, per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio.
  • La guerra che genera guerra, un terrorismo contro l’altro, tanto a pagare saranno poi civili inermi.
  • Credo che la guerra sia una cosa che rappresenta la più grande vergogna dell’umanità. E penso che il cervello umano debba svilupparsi al punto da rifiutare questo strumento sempre e comunque in quanto strumento disumano.
  • Io non credo nella guerra come strumento. C’è un dato inoppugnabile: che la guerra è uno strumento ma non funziona, semplicemente non funziona.
  • Le guerre vengono dichiarate dai ricchi e potenti, che poi ci mandano a morire i figli dei poveri.
  • Le guerre appaiono inevitabili, lo appaiono sempre quando per anni non si è fatto nulla per evitarle.
  • La guerra è un atto di terrorismo e il terrorismo è un atto di guerra: il denominatore è comune, l’uso della violenza.
  • Resto convinto che per chi è dentro la classe, ha dieci anni e vuole studiare, ricevere un razzo in testa significhi restare vittima di un atto di terrorismo, chiunque ne sia l’artefice.
  • Se l’uomo non butterà fuori dalla storia la guerra, sarà la guerra che butterà fuori dalla storia l’uomo.
  • Il terrorismo è la nuova forma della guerra, è il modo di fare la guerra degli ultimi sessant’anni: contro le popolazioni, prima ancora che tra eserciti o combattenti.
  • Il ripudio della guerra è un valore sacro e uno dei pilastri portanti della nostra Repubblica. Ripudiare la guerra significa eliminarla dalle nostre coscienze, ma anche rifiutarsi di entrare in vecchi e nuovi conflitti, liberare il nostro Paese dalle servitù militari, uscire da ogni alleanza militare, ridurre drasticamente la produzione e l’esportazione di armi, ridurre i costi delle forze armate riconvertendoli in uso civile e sociale.
  • Solo dei cervelli poco sviluppati, nel terzo millennio, possono pensare alla guerra come uno strumento accettabile per la risoluzione dei conflitti.
  • Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare.
  • Ogni volta, nei vari conflitti nell’ambito dei quali abbiamo lavorato, indipendentemente da chi combattesse contro chi e per quale ragione, il risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l’uccisione di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.
  • Un mondo senza guerra è un’altra utopia che non possiamo attendere oltre a vedere trasformata in realtà. Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l’idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell’umanità.

Frasi di Gino Strada sulla vita: un dono prezioso

La vita è il dono più grande che abbiamo, che non dovremmo sprecare mai. Bisognerebbe alzarsi ogni giorno col sorriso, con la voglia di fare e di lavorare, di rendere prezioso ogni momento. Dovremmo imparare ad apprezzare ogni singolo istante e ogni piccola cosa che possediamo, non solo materiale, ma anche morale: la famiglia, l’amore, la salute, la libertà. E soprattutto lo dovremmo fare perché, se per noi è normale, per altri non lo è: ci sono milioni di civili che ogni giorno muoiono a causa delle guerre, bambini che rimangono mutilati dalle mine antiuomo, famiglie intere che vivono di stenti e si ammalano a causa della povertà. Questo è ciò che Gino Strada ci ha insegnato: che la vita è preziosa, che dovremmo sempre aiutare gli altri, i meno fortunati, chi ha bisogno.

E allora vediamo altre citazioni famose che Gino Strada ci ha lasciato, per ricordare quanto è importante lottare per vivere, senza mai lasciarsi andare. Per nono dimenticare mai quanto le sue terribili esperienze in terre di guerra gli abbiano cambiato la vita per sempre:

  • A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti dalle cosiddette “mine giocattolo”, piccoli pappagalli verdi di plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po’, fino a quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini senza braccia e ciechi. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime e l’aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita.
  • Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare.
  • Uno dei principi della nostra organizzazione, che spieghiamo al personale medico e paramedico disposto a partire con noi, è semplicissimo: “Non si va nei paesi del cosiddetto ‘Terzo mondo’ a portare una sanità da Terzo mondo. Un ospedale va bene quando tu saresti disposto, senza esitazione, a ricoverarci tuo figlio, tua madre, tua moglie.
  • Una promessa è un impegno, è il mettersi ancora in corsa, è il non sedersi su quel che si è fatto. Dà nuove responsabilità, obbliga a cercare, a trovare nuove energie.
  • Ogni volta, nei vari conflitti nell’ambito dei quali abbiamo lavorato, indipendentemente da chi combattesse contro chi e per quale ragione, il risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l’uccisione di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.

Le più belle frasi di Gino Strada da “Pappagalli verdi”

Un titolo difficile da comprendere per chi non conosce la tristissima tematica delle mine antiuomo, ma che cela un significato molto profondo. Una premessa è d’obbligo quindi per introdurre quelle che saranno alcune delle più significative citazioni di Gino Strada. “Pappagalli verdi: cronache di un chirurgo di guerra” è un libro che il medico chirurgo tra i più famosi nel mondo – salvatore di infinite vittime di guerre e mine – ha pubblicato nel 1999.

Si tratta nello specifico di una raccolta di memorie che parlano di guerra, dei territori in cui Gino Strada è stato impegnato con i suoi colleghi di Emergency. All’interno del testo si alternano differenti vicende più e meno crude e dolorose, senza seguire un ordine cronologico, ambientate in differenti Paesi colpiti negli anni dai peggiori conflitti, come il Ruanda, l’Iraq, l’Afghanistan, il Perù, il Pakistan, l’Etiopia, il Kurdistan, la Cambogia, il Gibuti, l’ex-Jugoslavia e l’Angola.

Ma perché “pappagalli verdi”? Un titolo così semplice, che racchiude un significato che fa rabbrividire. Un nome che evoca quello di un determinato tipo di mina antiuomo di produzione sovietica, la PFM-1. Ordigni che venivano usati nelle operazioni belliche, in particolare nelle incursioni aeree degli ultimi decenni. Pappagalli verde, denominazione che deriva dalla forma di queste mine antiuomo: si caratterizzano per un’insolita “geometria ad ali” che, insieme al colore verde, le fa sembrare dei volatili.

Le pagine del libro sono un susseguirsi di pensieri, storie, esperienze, ricordi e anche rimorsi. Basta pensare alla vita condotta da Gino Strada per comprendere, ancor prima di leggere il testo, quanto possa essere toccante e vero. Parla di guerre, ma anche di come ha salvato tantissimi civili; narra la costruzione di ospedali che purtroppo sono stati abbattuti a colpi di mortaio, racconta la storia di bimbi e adulti mutilati e senza un futuro, parole commoventi che descrivono la povera esistenza di chi vive in un Paese di guerra.

Si fa riferimento ai soccorsi in mezzo alle macerie e agli spari, Gino Strada racconta come ha conosciuto e condiviso le più importanti esperienze con colleghi e volontari nel suo lungo cammino. Ecco alcune delle più belle frasi di “Pappagalli verdi”:

  • I veri valori etici possono nascere solo da una prassi di vita che si misura con i limiti, le passioni, le paure, le ritrosie, l’esasperazione del procedere alla ricerca di sé, nell’altro da sé.
  • Abbiamo un ragazzino con gli occhi bendati da tre giorni, e nessuno di noi ha pensato di parlargli, di spiegargli che si riprenderà, che potrà vedere ancora… Magari una mezza bugia lo avrebbe aiutato in quei momenti […]. Forse ha pensato a lungo ai tanti giorni a venire, tutti bui come quelle notti. Non l’ha accettato, Mohammed. E ha deciso di morire, anzi di uccidersi, a dodici anni, ragazzino afgano cresciuto come molti altri in mezzo alla violenza e alla miseria. Uno come tanti che hanno visto spesso morti e feriti tutt’intorno, villaggi e case squarciati dai bombardamenti che durano da decenni.
  • Rahman, uno dei bambini feriti che avevamo finito di operare mezz’ora prima, camminava davanti a noi avvolto in una coperta e accompagnato da un infermiere che reggeva la bottiglia della flebo e lo scortava verso la sua tenda. […] “Ma è quel bambino che era in sala operatoria,” ha esclamato Cecilia. “Perché non piange?” Ne abbiamo ragionato a lungo, abbiamo cercato di capire perché i bambini, quei bambini, non piangono. Mi ha sollecitato a parlare della miseria che si fa routine, della presenza silenziosa della tragedia, e a volte della morte, che diventa condizione di vita. Forse è questa quotidianità della tragedia che li prepara a non piangere.
  • Promettere costa poco, di dice, se poi non si mantiene l’impegno. E non farlo? Costa ancor meno, praticamente niente, basta girarsi dall’altra parte. Una promessa è un impegno, è il mettersi ancora in corsa, è il non sedersi su quel che si è fatto. Dà nuove responsabilità, obbliga a cercare, a trovare nuove energie.
  • Un cecchino di Sarajevo si lascia intervistare in una stanza quasi buia. Mi sembra incredibile: è una donna. Una donna che spara a un bambino di sei anni? Perché? “Tra ventanni ne avrebbe avuti ventisei”, è la risposta che l’interprete traduce. Il freddo diventa più intenso, fa freddo dentro. L’intervista finisce lì, non c’è altra domanda possibile.

Frasi di Gino Strada sugli infermieri e la sanità

“Salva una vita e sei un eroe, salva cento vite e sei un infermiere”, un aforisma molto toccante, che in poche parole spiega quanto è dura la vita degli infermieri che lavorano in ospedale, quanti sacrifici fanno per salvare altre vite, soprattutto quando si ritrovano a lavorare con associazioni come Emergency, in Paesi colpiti dalla guerra.

Gino Strada era molto grato ai suoi colleghi, agli infermieri e a tutti i volontari che lo hanno supportato nella sua vita e nelle sue missioni. Parlava però della sanità italiana, negli ultimi anni, come “una realtà in crisi per colpa della politica, che ha inserito il profitto, facendo diventare gli ospedali delle vere e proprie aziende”, lontane da quello in cui lui profondamente credeva.

E diceva a malincuore: “L’obiettivo non è più la salute, ma il fatturato. Il profitto va abolito dalla sanità, perché abolendolo e rendendo una sanità gratuita a tutti coloro che sono sul territorio italiano, si avrebbero 30 miliardi di euro da investire ogni anno”. Di seguito alcuni altri pensieri sulla sanità di Gino Strada:

  • I vaccini devono essere accessibili a tutti e la loro produzione e distribuzione devono avere come obiettivo le persone e la tutela della loro salute, non il profitto.
  • Quando alla fine si è governati da una banda dove una metà sono fascisti e l’altra metà sono coglioni non c’è una grande prospettiva per il Paese.
  • Se la guerra non viene buttata fuori dalla storia dagli uomini, sarà la guerra a buttare fuori gli uomini dalla storia.
  • L’importante è capire fino in fondo che se ci sono persone che hanno bisogno di essere curate questo vada fatto.
  • Le vittime di una guerra, qualsiasi guerra, sono sempre i civili, che non hanno colpe. Ecco perché la guerra è sbagliata in sé.
  • È giusto soffrire di più o di meno in base alla disponibilità del nostro conto corrente? Io lo trovo disumano.
  • L’interesse di uno solo non può andare a discapito di tutti. Ecco perché non so se da questa epidemia ne siamo usciti davvero migliori: perché per qualcuno la vita di una persona non vale niente, oppure poco. Per me una vita, invece, vale tutto.
  • È trovandoci di fronte ogni giorno la sofferenza di altri esseri umani, che abbiamo iniziato a maturare l’idea di una comunità in cui i rapporti siano fondati sulla solidarietà e il rispetto. Una società che faccia a meno della guerra. Per sempre.