- La buccia dell’anguria, soprattutto la parte bianca, è commestibile e contiene fibre, minerali e citrullina, un aminoacido di interesse nutrizionale.
- Le possibili ricadute su intestino, circolazione e attività sportiva restano promettenti ma non definitive, perché gli studi disponibili sono ancora limitati.
- In cucina la scorza diventa un ingrediente versatile per ricette dolci e salate, con il vantaggio concreto di ridurre gli sprechi alimentari.
Quando si mangia una fetta di anguria, siamo abituati ad assaporare la polpa rossa e a scartare, oltre ai semi, anche la buccia. Eppure, nella parte bianca che separa la scorza verde più esterna dalla polpa rossa, sono presenti molecole interessanti dal punto di vista nutrizionale e salutistico. L’attenzione verso la buccia dell’anguria è aumentata grazie al crescente interesse nei confronti del recupero dei sottoprodotti alimentari.
La scorza dell’anguria è ricca di fibre, minerali e diversi composti bioattivi, come ad esempio la L-citrullina. Questo aminoacido è stato studiato perché coinvolto nella produzione di arginina e di ossido nitrico. Tuttavia, la buccia dell’anguria non va considerata un nuovo superfood dalle proprietà terapeutiche miracolose. Infatti, le evidenze scientifiche disponibili, pur essendo interessanti, sono ancora esigue e basate su studi che utilizzano la citrullina pura o l’intera anguria.
In questo articolo vediamo quali sono i benefici legati al consumo della buccia di anguria e come possiamo recuperarla in cucina senza gettarla via.
Indice
La buccia di anguria si può mangiare?
Sì, la buccia dell’anguria e, in particolare, la parte bianca della scorza, che è situata tra la polpa rossa e lo strato esterno verde è commestibile.
Ha una consistenza croccante e un sapore molto meno dolce rispetto alla polpa. Proprio a causa di queste caratteristiche viene spesso lasciata quando si consuma la frutta così com’è. Tuttavia, sono proprio tali caratteristiche a renderla ideale in preparazioni salate, proprio come se si trattasse di una verdura. Dopotutto, l’anguria è una parente stretta del cetriolo e, infatti, appartengono alla stessa famiglia di piante, chiamata Cucurbitacee.
La ricerca scientifica ha iniziato a interessarsi della scorza di anguria perché rappresenta una quota importante degli scarti derivanti dalla lavorazione alimentare e dal consumo domestico. Uno studio condotto su 5 cultivar ha rilevato infatti che i sottoprodotti di scarto rappresentano circa il 31-41% del peso iniziale del frutto.
La possibilità di recuperarli come ingredienti alimentari e con un effetto benefico anche per la salute umana avrebbe un duplice vantaggio: da una parte rappresenterebbe una fonte di composti bioattivi per la salute umana e dall’altra contribuirebbe a ridurre gli sprechi alimentari.
Cosa contiene la parte bianca dell’anguria?
Uno dei componenti più interessanti e studiati presenti nella buccia dell’anguria è la L-citrullina. Si tratta di un aminoacido non essenziale, il cui nome deriva proprio dal genere botanico Citrullus. Uno studio pubblicato anche sul Journal of Chromatography ha analizzato chimicamente le diverse parti e varietà dell’anguria, riscontrando buone quantità di questo aminoacido non solo nella polpa ma anche nella scorza.
Talvolta, alcune ricerche hanno messo in evidenza anche il fatto che la buccia bianca dell’anguria contenesse addirittura più citrullina della polpa rossa. C’è anche da dire che la scorza dell’anguria è ricca di fibre alimentari e quindi il suo consumo tal quale, anziché sotto forma di succo o estratto, può aiutare a ristabilire il benessere intestinale e a combattere quadri di stitichezza.
I benefici della scorza di anguria
Fonte naturale di citrullina
La presenza dell’amminoacido citrullina in grande quantità è probabilmente uno degli aspetti nutrizionali più interessanti per quanto riguarda il consumo di buccia d’anguria. Basti pensare che la polpa contiene circa 1,5 – 2,5 mg di citrullina per grammo di tessuto fresco, mentre nella buccia la concentrazione di questo aminoacido è da 1,5 a 2 volte superiore.
Una volta assorbita, la citrullina viene convertita dal corpo in L-arginina, indispensabile per la sintesi dell’ossido nitrico (NO). Questa molecola è coinvolta nella regolazione del tono basale e quindi del benessere cardiovascolare. Alcuni studi hanno messo in evidenza come buoni livelli di citrullina possano essere correlati al miglioramento di parametri cardiovascolari, compresa la pressione arteriosa.
È importante ricordare che questi effetti benefici non significano che mangiare buccia d’anguria abbassi automaticamente la pressione. Infatti, tutti gli studi condotti prendono in esame livelli di citrullina standardizzati e non attribuibili a porzioni consumate all’interno della propria alimentazione.
Fonte di fibre utili per il benessere intestinale
Un altro motivo per non gettare via la scorza dell’anguria è la presenza di un elevato numero di fibre alimentari. Queste molecole essenziali da inserire all’interno della propria dieta aiutano a migliorare la regolarità intestinale, aumentando il volume delle feci e nutrendo il microbiota batterico.
Non bisogna attribuire alla buccia dell’anguria effetti depurativi o detox. Infatti, non esistono evidenze scientifiche in questo senso, ma l’anguria può essere comunque importante per ristabilire un equilibrio intestinale insieme ad altri alimenti vegetali, come frutta, verdura, cereali e legumi.
Contiene composti fenolici con attività antiossidante
Nella scorza sono presenti anche diverse molecole appartenenti alla famiglia dei composti fenolici. Si tratta di molecole polifenoliche vegetali studiate per la loro capacità di aiutare l’organismo a combattere lo stress ossidativo e i danni provocati dai radicali liberi. Anche in questo caso si tratta di studi preliminari e questo non vuol dire che l’assunzione di scorza di anguria possa automaticamente generare un effetto antiossidante sull’organismo.
Può essere utile per chi pratica sport
La citrullina è molto conosciuta anche negli ambienti sportivi, proprio per la sua capacità di aumentare la produzione di arginina e influenzare quella di ossido nitrico. Infatti, viene studiata soprattutto per quanto riguarda la perfusione muscolare e il miglioramento delle performance fisiche. Alcuni esperti sono d’accordo sull’affermare che il consumo abituale di anguria o succo di anguria possa favorire il recupero dopo l’attività sportiva. In pratica, la buccia non può essere considerata un alimento che naturalmente sostituisce integratori o prodotti a base di citrullina per migliorare le prestazioni fisico-sportive.
Aiuta a ridurre gli sprechi alimentari
Il vantaggio più concreto riguardo all’utilizzo della scorza di anguria potrebbe essere proprio quello di ridurre al minimo gli scarti alimentari provenienti da questo frutto, dando vita a numerose ricette alimentari con potenziali benefici sulla salute umana. La produzione nazionale di angurie varia generalmente tra le 500.000 e 1,2 milioni di tonnellate all’anno e tra il 40-50% del peso totale è rappresentato da scarti. Questo vuol dire che sono circa 200.000-600.000 le tonnellate di scarti domestici ottenuti dall’anguria e potenzialmente utili per nuove ricette culinarie.
Come mangiare la buccia dell’anguria?
La parte più facile da utilizzare è quella bianca, dopo aver rimosso lo strato esterno verde più coriaceo.
Prima di tagliare il frutto è importante lavare accuratamente la superficie esterna sotto acqua corrente, perché il coltello può trasferire eventuali contaminanti presenti sulla buccia verso le parti interne.
Una volta ricavata la parte bianca, può essere:
- tagliata finemente e aggiunta alle insalate;
- marinata con aceto e spezie;
- preparata sottaceto;
- saltata in padella insieme ad altre verdure;
- utilizzata per chutney e conserve;
- frullata in piccole quantità all’interno di smoothie;
- utilizzata per preparare confetture o composte.
La consistenza croccante e il gusto delicato permettono infatti di impiegarla sia in ricette dolci sia salate.
Bisogna prestare particolare attenzione anche all’igiene, poiché la superficie esterna del frutto può entrare in contatto con terreno, superfici e microrganismi durante produzione e trasporto. Per questo motivo è consigliabile lavare accuratamente l’anguria prima di tagliarla, anche quando si intende mangiare solamente la polpa.
Buccia dell’anguria: vale davvero la pena mangiarla?
La risposta è sì, soprattutto se l’obiettivo è variare l’alimentazione e ridurre gli sprechi. La parte bianca della scorza è commestibile e contiene nutrienti e sostanze bioattive interessanti, tra cui fibra, composti fenolici e soprattutto citrullina.
La scienza, però, invita a evitare facili entusiasmi. Molti dei potenziali benefici cardiovascolari e sportivi associati alla citrullina derivano da studi sull’aminoacido, sul succo o sull’anguria nel suo complesso e non dimostrano che consumare qualche pezzo di scorza produca gli stessi effetti.
Più che un rimedio naturale, quindi, la buccia dell’anguria può essere considerata un ingrediente commestibile e poco sfruttato, che permette di recuperare una parte del frutto normalmente scartata e aggiungere varietà alla dieta.
Fonti bibliografiche
- Dolce Passione, un caso di successo dell’anguria italiana Prevista per il 2026 una superficie produttiva di 350 ettari – CSO Italy Centro Servizi Ortofrutticoli
- Contenuto di citrullina – Microsoft Word – 10-Dr. Aras.docx
- Influence of L-citrulline and watermelon supplementation on vascular function and exercise performance – Europe PMC
FAQ
Sì, soprattutto la parte bianca tra polpa e scorza verde. Ha gusto delicato e consistenza croccante, quindi si presta bene anche a ricette salate.
Fibre, minerali e composti bioattivi, in particolare la L-citrullina. In alcune analisi la scorza ne mostra quantità anche superiori rispetto alla polpa rossa.
Può offrire nutrienti interessanti, ma non è un superfood miracoloso. I possibili effetti benefici restano legati a studi preliminari e non a certezze cliniche.
La parte bianca si lava, si taglia e si usa in insalate, sottaceti, saltati di verdure, chutney, confetture o smoothie. Va trattata come un ingrediente versatile.
Permette di ridurre gli sprechi alimentari e di valorizzare una parte del frutto spesso scartata. È un modo semplice per aggiungere varietà alla dieta.