Bisogna andare in vacanza ogni due mesi, lo dice la scienza

Una ricerca dimostra quello che in molto pensano: staccare la spina più spesso, anche se per poco, permettere di ricaricarsi davvero

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Le ferie sono desiderate tutto l’anno, ma quando arrivano sembra non siano sufficienti per “ricaricarsi”. Ora la scienza conferma che non si tratta solo di una sensazione: una ricerca ha dimostrato che il benessere post-vacanza dura appena 8 giorni. Per questo sarebbe meglio lasciare l’ufficio e concedersi una pausa, anche se non lunga, ogni due mesi.

La ricerca conferma: occorrono più vacanze

Uno studio, pubblicato sul National Library of Medicine ha mostrato che i benefici che si possono ottenere dopo un periodo di vacanza durano appena 8 giorni. Dopo circa una settimana, dunque, si rischia di ritrovarsi in una condizione di stanchezza – e spesso frustrazione se non persino burn out– che caratterizza i periodi lavorativi. Per questo secondo l’oncologo Elvaraj Giridharan e la psichiatra Bhuvana Pandivan, autori dell’analisi, bisognerebbe andare in ferie ogni due mesi per liberarsi dalla stanchezza e dallo stress sul lavoro.

L’importanza delle pause

Sebbene la ricerca sia stata condotta si un campione limitato, di appena 54 persone, i risultati sembrano confermare precedenti analisi. Per esempio, lo psichiatra e psicoterapeuta Giancarlo Dimaggio ritiene che non siano necessari lunghi periodi di ferie né mete esotiche speciali, ma che basterebbero pause realmente riposanti. “Per potere portare la mente altrove non è sufficiente il cambio di luogo fisico, è necessario compiere, paradossalmente, un piccolo sforzo. Decidere che i doveri ai quali rispondiamo, i piccoli e grandi timori e preoccupazioni che ci accompagnano sul lavoro, non sono così importanti, non ci riguardano oggi, possono aspettare”.

L’esigenza (e la capacità) di sapersi fermare

Il punto, però, è proprio questo: la capacità di sapersi fermare non è così automatica. “Per un attimo pagheremo il prezzo di un incremento di senso di colpa, ansia, di timore delle conseguenze per la nostra assenza, per il nostro dedicarci all’improvviso a noi stessi. Si tratta di un prezzo che vale la pena di pagare – spiega ancora Dimaggio – E poi è fondamentale che quella capacità di mettere da parte ansie e timori, doveri e preoccupazioni, l’alleniamo nel quotidiano. Questo potrebbe aiutare a mantenere il benessere per chi ne ha goduto in vacanza, o a raggiungerlo per chi di solito si lascia travolgere da preoccupazioni, colpa e dovere”.

Andare in vacanza, senza sensi di colpa

Il nodo, però, è proprio riuscire a spegnere il computer e lasciare l’ufficio, senza sentirsi in colpa, ossia senza incappare in una tendenza che sembra crescere, specie tra i giovani e le donne. Secondo un sondaggio realizzato da SD Worx, su un campione di 16.500 lavoratori, solo il 44,5% dei dipendenti italiani riesce a usufruire delle proprie ferie. Non perché manchino giorni a disposizione, ma perché troppo spesso si fatica a usufruirne. A pesare, infatti, è proprio il senso di responsabilità che frena nel lasciare ai colleghi un carico di lavoro eccessivo. A influire negativamente, in particolare sul sistema lavorativo italiano, è infatti la mancanza di sostituzioni estive da parte delle aziende. Il fenomeno, in effetti, appare diffuso soprattutto nel Belpaese. Stando ai dati, infatti, nei Paesi del nord Europa e nel Regno Unito le vacanze sono vissute come tali, mentre è solo in Italia (peggio di noi risulta solo la condizione dei serbi) che possono rappresentare un “problema”: “I dati mostrano che il tema non riguarda soltanto il numero di giorni di ferie disponibili. In Italia emerge soprattutto una questione culturale e organizzativa”, afferma Chiara Valdata, People Director di SD Worx Italy, che parla di assenza di una cultura delle ferie sana.

Occorre andare in vacanza e staccare davvero

Secondo gli esperti, invece, per un miglior benessere occorrerebbe poter fare le valigie più spesso e, una volta in vacanza, dedicarsi a se stessi, attraverso una disconnessione reale. Eppure, ancora una volta, una ricerca dimostra che questo non avviene. Secondo un’analisi effettuata da YouGov per Doctolib Italia, realizzata su un campione rappresentativo di oltre 1.000 uomini e donne over 18, il 90% dei lavoratori – liberi professionisti compresi – parte, ma solo il 39% torna davvero riposato. Per 7 persone su 10 anche le ferie diventano un momento per organizzare attività, raccontarle sui social, confrontarle con quelle altrui, col rischio di tornare a casa e in ufficio con lo stesso livello di stress della partenza.

Le vacanze, anche brevi, devono essere rigeneranti

Come spiega la psicologa Angela Persico “Per molti italiani, a cominciare dai giovani, la vacanza sta progressivamente perdendo la sua funzione rigenerante, trasformandosi in un’ulteriore fonte di stress organizzativo ed emotivo”, commenta Angela Persico, psicologa clinica e specialista in mindfulness attiva sulla piattaforma di sanità digitale Doctolib.it. Per esempio, anche quando iniziano le ferie, il lavoro continua spesso ad essere presente: il 69,8% degli italiani controlla e-mail o messaggi di lavoro ogni giorno o quando necessario, mentre il 21,5% dichiara di non riuscire mai a disconnettersi completamente e il 36% ha bisogno di almeno 2 giorni per smettere di pensarci.

Il rischio di Leisure Sickness Syndrome in vacanza

A risentirne, però, è il benessere fisico e mentale. Il 30,8% degli italiani dichiara di essersi ammalato nei primi giorni di vacanza a causa dello stress accumulato nelle settimane o nei mesi precedenti o per l’improvviso cambiamento di ritmi e abitudini. “Questo fenomeno, noto come Leisure Sickness Syndrome, mostra come il corpo possa manifestare la fatica accumulata proprio nel momento nel quale finalmente ci fermiamo”, spiega Persico. “L’organismo interpreta questo cambiamento come un segnale per spegnere il sistema di allarme e può permettersi di manifestare tutta la stanchezza accumulata e i sintomi che erano stati tenuti a bada dalla tensione quotidiana emergono: mal di testa, dolori muscolari, spossatezza, sino a veri attacchi influenzali“.

Come rigenerarsi davvero

In attesa di poter godere di vacanze – seppure brevi – ogni due mesi, è dunque importante approfittare anche dei piccoli break: “La vera sfida non è riuscire a staccare in vacanza, ma imparare a fermarsi anche quando si è al lavoro”, conclude Angela Persico. “Invece di concentrare tutte le aspettative di rigenerazione in poche settimane estive, sarebbe più utile distribuire nel corso dell’anno micro-pause di recupero: un weekend per staccare davvero, una giornata senza schermi, un’ora al giorno dedicata a sé stessi“.