Ansia e depressione, sei a rischio? Cosa può dirti lo smartphone e cosa invece non può

Un'app dello smartphone può rivelare un rischio di ansia e depressione, monitorando il grado di salute mentale: come funziona

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

4 min di lettura

  • I sensori degli smartphone possono mappare passivamente comportamenti quotidiani correlati a segnali di malessere psicologico, offrendo dati utili per valutazioni cliniche.
  • Uno studio su 557 partecipanti ha trovato correlazioni tra dati di movimento, contatti e uso del dispositivo e sei dimensioni sintomatologiche più un fattore generale di rischio mentale.
  • L'approccio promette di integrare le visite mediche con informazioni continue e discrete, ma per ora i risultati sono basati su medie e richiedono ulteriori conferme.

I sensori dei telefonini potrebbero diventare i “guardiani” del nostro benessere psicologico, aiutando a cogliere segnali che possono associarsi a malessere. Il tutto, senza che facciamo nulla.

Lo smartphone infatti potrebbe mappare silenziosamente i comportamenti legati alla salute mentale, dall’ansia alla depressione, raccogliendo dati passivi che, stando ad uno studio, potrebbero diventare uno strumento utile per parlare con il medico. La ricerca che lo mostra è apparsa su JAMA Network Open è stata guidata da Colin E. Vize, dell’Università di Pittsburgh, insieme a Whitney Ringwald dell’Università del Minnesota.

Cosa dice lo studio

Nella ricerca gli esperti hanno impiegato uno strumento di analisi statistica chiamato Mplus per trovare correlazioni tra i dati dei sensori degli smartphone ed eventuali segnali di problematiche di salute mentale riportati al momento del controllo.

Quindi si è determinato se i dati dei sensori fossero correlati a una serie di ampie dimensioni sintomatologiche basate sull’evidenza: internalizzazione, distacco, disinibizione, antagonismo, disturbo del pensiero e sintomi fisici somatoformi o inspiegabili.

Oltre alle sei dimensioni, hanno anche esaminato quello che è stato chiamato fattore p. Questo non è un comportamento o un sintomo specifico, ma rappresenta piuttosto una caratteristica ineffabile e condivisa che si riscontra in tutti i tipi di sintomi di salute mentale.

I ricercatori si sono avvalsi dello studio ILIADD (Intensive Longitudinal Investigation of Alternative Diagnostic Dimensions), condotto a Pittsburgh nella primavera del 2023. Dall’ILIADD, hanno analizzato i dati di 557 persone che avevano compilato un’autovalutazione e condiviso i dati dei loro telefoni cellulari, capaci di dire quanto si restava a casa e quanto si stava all’esterno, la permanenza davanti agli schermi, il numero di chiamate ed i rapporti umano per via telefonica, il tempo trascorso camminando, correndo e stando fermi.

Grazie ad una App su misura, sviluppata da ricercatori dell’Università dell’Oregon, gli esperti hanno potuto correlare i dati dei sensori a vari sintomi di salute mentale. Si è quindi arrivati, confrontando i risultati dell’app con i questionari compilati dai partecipanti, a comprendere che le sei dimensioni dei sintomi di salute mentale, che riflettono i sintomi rappresentati in molti disturbi, risultano correlate ai dati dei sensori.

Inoltre hanno scoperto che i dati dei sensori erano correlati al fattore p, un indicatore generale dei problemi di salute mentale. Le implicazioni di questi risultati sono molteplici: in definitiva, un giorno potrebbe essere possibile utilizzare questo tipo di tecnologia per comprendere meglio i sintomi di un paziente la cui presentazione non rientra nella categoria di nessun singolo disturbo.

Siamo solo all’inizio

Per ora, va detto, questi dati non dicono nulla sulla salute mentale degli individui; si basano su medie. Possono però diventare in futuro una guida per associare tipologie e comportamenti e persone.

“Queste analisi dei sensori potrebbero descrivere alcune persone in modo più accurato rispetto ad altre – ha rilevato Vize in una nota -“. In teoria, un’app in grado di utilizzare tali dati consentirebbe ai medici di accedere a dati notevolmente più numerosi e affidabili sulla vita dei loro pazienti tra una visita e l’altra. Con la rilevazione passiva, questa è la speranza, potremmo essere in grado di raccogliere dati in modo discreto, mentre le persone svolgono le loro attività quotidiane.

La ricerca si inserisce in un filone che già ha visto il possibile impiego delle letture dei sensori passivi a comportamenti che indicano patologie specifiche, come depressione e disturbo da stress post-traumatico.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.