Azzeruolo, cos’è il frutto dimenticato che sembra una piccola mela

Simile a una mela in miniatura, l’azzeruolo è un antico frutto che matura proprio fra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Ricco di elementi nutritivi, ha un sapore fresco e piacevole

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Silvia Finazzi

Giornalista esperta in benessere e salute

Giornalista da oltre 25 anni, scrive soprattutto di salute e benessere. Racconta temi complessi con rigore e sensibilità, cercando di renderli accessibili a tutti.

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  • L'azzeruolo è un frutto antico e poco conosciuto, dal gusto tra dolce e acidulo, che matura tra fine estate e inizio autunno.
  • Le sue azzeruole apportano fibre, vitamina C e altre sostanze utili, mentre in cucina si usano fresche, in marmellate e dolci.
  • Considerato un frutto dimenticato, oggi viene riscoperto anche per il valore legato alla biodiversità agricola e alla tradizione italiana.

Piccoli, colorati e dal sapore particolare, a metà tra l’acidulo e il dolciastro: sono i frutti dell’azzeruolo, un tempo molto comuni nelle nostre campagne e oggi quasi sconosciuti. Simili a mele in miniatura, maturano tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno e regalano alla pianta un aspetto particolarmente suggestivo.

Da anni l’azzeruolo è entrato a pieno titolo nel gruppo dei cosiddetti “frutti dimenticati”, quelle varietà che un tempo facevano parte della tradizione agricola e alimentare italiana e che oggi sono diventate sempre più rare. Eppure meriterebbe di essere riscoperto, non solo per il suo gusto particolare, ma anche per le sue caratteristiche nutrizionali. Le azzeruole, infatti, apportano fibre, vitamina C e altri composti interessanti, oltre a essere alimenti freschi e dissetanti, perfetti per la fine dell’estate.

Che cos’è l’azzeruolo

“Natola”, “lazzarolo”, “‘nzalora”, “lanzarolit”: in Italia l’azzeruolo (Crataegus azarolus) è conosciuto con una moltitudine di nomi, spesso derivati dai dialetti locali, che testimoniano quanto questa pianta fosse un tempo presente nelle diverse regioni.

Secondo le teorie più accreditate, l’azzeruolo sarebbe originario dell’Asia Minore o dell’isola di Creta e da qui si sarebbe diffuso spontaneamente nei Paesi più caldi dell’area mediterranea. In passato veniva coltivato anche in Italia, soprattutto insieme ad altre piante da frutto rustiche, come sorbi e pruni selvatici.

Con il progressivo sviluppo dell’agricoltura e la preferenza per varietà più produttive e adatte alla coltivazione intensiva, però, la sua presenza è diminuita. Non è comunque del tutto scomparso. In alcune aree italiane, soprattutto in Sicilia, è ancora possibile incontrare esemplari cresciuti in maniera spontanea.

Com’è fatto

L’azzeruolo è un arbusto cespuglioso che ricorda per molti aspetti il biancospino. Generalmente non raggiunge grandi dimensioni e può presentare rami spinosi. Appartiene alla famiglia delle Rosacee, la stessa del melo, del ciliegio, del pesco e di numerosi altri alberi da frutto coltivati in Italia.

È una pianta rustica, amante delle posizioni soleggiate e piuttosto resistente, capace di adattarsi a diversi tipi di terreno, purché non siano eccessivamente umidi o compatti. Proprio questa sua rusticità ha contribuito a renderla adatta ai piccoli frutteti e alle campagne, dove per lungo tempo è stata coltivata anche senza particolari cure.

Tre diverse varietà

In Italia sono presenti soprattutto tre varietà di azzeruolo: il Bianco d’Italia, il Rosso d’Italia e il Giallo del Canada. Si tratta di piante molto simili tra loro, ma con peculiarità specifiche, soprattutto per quanto riguarda il colore e il sapore dei frutti. Le azzeruole del Giallo del Canada, per esempio, hanno generalmente un gusto più dolce rispetto a quelle delle altre due cultivar.

In primavera tutte le varietà si ricoprono di piccoli fiori bianchi, mentre tra la fine dell’estate e l’autunno producono numerosi frutti, le azzeruole. La loro presenza, insieme all’abbondante fioritura primaverile e al bel fogliame verde scuro, rende l’azzeruolo apprezzato anche dal punto di vista ornamentale.

Che sapore ha l’azzeruolo

Le azzeruole sono piccole, tondeggianti e possono presentare una buccia di colore giallo, bianco-crema oppure rosso, a seconda della varietà. La polpa, invece, di norma è sempre di colore giallognolo e contiene piccoli semi. A prima vista possono sembrare delle mele in miniatura, ma il loro gusto è più particolare. La polpa è generalmente dolce, succosa e leggermente acidula, con un aroma che, a seconda della varietà e del grado di maturazione, può ricordare in alcuni casi quello della nespola e in altri quello della mela.

Anche la maturazione gioca un ruolo importante nel gusto. Quando il frutto non è ancora completamente maturo può risultare più aspro e astringente, mentre raggiungendo la piena maturazione diventa più morbido, dolce e piacevole al palato.

È proprio questa combinazione tra dolcezza e nota acidula a rendere l’azzeruolo un frutto particolare, diverso da quelli più comuni che troviamo abitualmente sulle nostre tavole.

Azzeruolo, proprietà e valori nutrizionali

Dal punto di vista nutrizionale, le azzeruole contengono fibre, vitamina C e vitamina A, oltre a minerali come fosforo e ferro. Apportano inoltre zuccheri semplici, acidi organici e tannini.

Tradizionalmente si ritiene che abbiano effetti diuretici, ipotensivi, antiossidanti, antinfiammatori e antianemici. Sembra, inoltre, che sostengano la rivitalizzazione della pelle e proteggano la salute degli occhi. Addirittura, secondo alcuni studi, potrebbero generare effetti positivi sulla salute mentale. Tuttavia, queste caratteristiche non significano che il consumo del frutto possa essere considerato una sorta di cura.

I tannini presenti nelle azzeruole sono noti per le loro proprietà astringenti e contribuiscono anche alla sensazione caratteristica che si può avvertire in bocca quando si assaggia un frutto non ancora completamente maturo.

Consumate fresche, le azzeruole sono particolarmente piacevoli nelle giornate ancora calde di fine estate, grazie al loro gusto succoso, fresco e leggermente acidulo.

Come si mangia l’azzeruolo

Il modo più semplice per gustare l’azzeruolo consiste nel mangiarlo fresco, dopo averlo lavato, proprio come si farebbe con un piccolo frutto da tavola. È particolarmente indicato per arricchire le macedonie, alle quali regala una nota acidula e rinfrescante, ma può essere utilizzato anche per dare un tocco insolito alle insalate.

La sua versatilità, però, non si ferma al consumo a crudo. L’azzeruolo può essere utilizzato per diverse preparazioni, soprattutto quando si desidera valorizzare il suo caratteristico equilibrio tra dolce e acidulo.
Tradizionalmente viene impiegato per preparare:

  • confetture e marmellate;
  • gelatine;
  • dolci e decorazioni per dessert;
  • macedonie;
  • conserve;
  • preparazioni sotto spirito.

Il suo sapore particolare si presta soprattutto alle ricette nelle quali si vuole aggiungere una nota fruttata, fresca e leggermente acidula.

Quando si trova l’azzeruolo

La raccolta avviene generalmente tra la fine dell’estate e l’inizio di ottobre, anche se il periodo preciso può cambiare in base alla varietà, alla zona di coltivazione e alle condizioni climatiche.

Per assaporarlo al meglio è importante coglierlo quando ha raggiunto un buon grado di maturazione: se è troppo acerbo, infatti, può risultare più aspro e astringente, mentre quando è maturo esprime maggiormente la sua caratteristica combinazione di dolcezza, succosità e leggera acidità.

Perché l’azzeruolo è considerato un frutto dimenticato

Un tempo l’azzeruolo era molto più presente nelle campagne e nei frutteti familiari. Con il progressivo cambiamento delle abitudini alimentari e dei sistemi di produzione agricola, però, il suo consumo è diminuito fino a trasformare la pianta in una vera rarità.

Il motivo è anche legato alla sua natura poco adatta alla grande distribuzione: le azzeruole sono piccole, delicate e non particolarmente facili da conservare e trasportare sulle lunghe distanze. Il frutto, infatti, dà il meglio di sé quando viene consumato fresco, poco dopo la raccolta.

Negli ultimi anni, però, l’interesse per i frutti dimenticati è tornato a crescere e con esso anche l’attenzione verso varietà antiche e locali. Riscoprire questi frutti significa andare oltre la semplice curiosità gastronomica. Recuperare e conservare le varietà tradizionali contribuisce a mantenere una parte della biodiversità agricola italiana e, allo stesso tempo, a preservare una fetta della memoria alimentare delle comunità locali.

 

Fonti

  • Frutti dimenticati e biodiversità recuperataISPRA
  • Chemical Composition, Antioxidant, Anti-Inflammatory, and Antiproliferative Activities of the Plant Lebanese Crataegus Azarolus L: PubMed
  • Chromatographic analysis of Crataegus azarolus and possible psychiatric implications: PubMed 
  • Phytochemical Properties of Crataegus azarolus Berries Decoction Extract and Evaluation of its Protective Activity Against Acetic Acid-Induced Ulcerative Colitis in Rats: PubMed