Tumore della vescica e non solo, un cruciverba aiuta a trovare le parole giuste chi lo affronta

In oncologia usare le parole giuste è fondamentale nell'assistenza di pazienti e famigliari e un cruciverba può aiutare la comunicazione corretta

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

4 min di lettura

  • In oncologia le parole giuste contano quanto le cure, perché ascolto e comunicazione aiutano pazienti e familiari ad affrontare il percorso.
  • A Roma il tour "Il senso delle parole" ha acceso i riflettori su tumori uroteliali e vescica, con focus su diagnosi e bisogni emotivi.
  • Un cruciverba gigante con esperti, pazienti e volontari trasforma il gioco in strumento di condivisione e formazione, facendo della parola una cura.

“Ne uccide più la penna della spada”, recita un famoso detto, per evidenziare quanto e come i termini che si usano nel rapporto con gli altri possano ferire l’anima e la psiche di una persona. E non ci sono dubbi che in oncologia usare le parole giuste, modulando il racconto e la narrazione in base ai bisogni di chi fa i conti con il cancro, rappresenti una chiave di successo per il percorso di cura.

Insomma: ogni parola ha un suo contesto e va impiegata in un discorso che sia dalla parte del paziente e dei suoi familiari, magari sfruttando anche metafore come un cruciverba. È la proposta che viene da “Il senso delle parole”, un tour in tre tappe dedicato alla sensibilizzazione e alla comunicazione in ambito oncologico, promosso da Merck Italia.

Il primo appuntamento è stato a Roma, presso l’Istituto Nazionale Tumori Irccs Regina Elena (IFO) ed è stato dedicato ai tumori uroteliali e della vescica.

Il tumore della vescica

Il tumore della vescica è il secondo tumore urologico più comune dopo quello alla prostata e in Italia nel 2024 sono stati diagnosticati 31.016 casi. È più comune tra i 60 e i 70 anni ed è quasi 4 volte più frequente negli uomini che nelle donne, ma rispetto al passato l’incidenza della neoplasia è in sensibile aumento nella popolazione femminile. Il principale fattore di rischio per questa neoplasia è il fumo di sigaretta.

Il carcinoma uroteliale è il tipo più frequente di tumore della vescica: rappresenta più del 90% dei casi. A volte diagnosticato in ritardo, a causa di sintomi difficili da riconoscere, e quindi da riportare al medico, il tumore dell’urotelio può avere un impatto significativo sulla qualità di vita di chi ne è colpito.

Inoltre, il tabù che ancora circonda l’area uro-genitale, può ostacolare la condivisione di sintomi ed esperienze. Il tempo dedicato all’ascolto è dunque un elemento fondamentale nella relazione medico-paziente e caregiver/volontario-paziente, sia al fine di un più efficace supporto emotivo, sia per individuare elementi utili a fini diagnostici. Si tratta di una relazione a doppio senso, che deve essere coltivata con consapevolezza.

Lo conferma anche Paolo Conte, volontario dell’Associazione PaLiNUro: “Noi volontari dell’Associazione PaLiNUro – e pazienti al tempo stesso di neoplasia vescicale- abbiamo il compito di assistere i pazienti mettendo a loro disposizione il patrimonio di esperienza personale maturata durante le fasi di diagnosi, terapia e assistenza. Una efficace comunicazione è fondamentale per il raggiungimento del nostro obiettivo.

Dobbiamo trasferire informazioni utili e corrette, ma questo non è sufficiente. Le parole che utilizziamo devono anche e forse soprattutto essere in grado di mitigare le ansie e le insicurezze che tipicamente affliggono i pazienti”.

Le parole crociate per trovare le risposte

Il progetto, realizzato insieme all’enigmista e professore di semiotica, Stefano Bartezzaghi, consiste in un vero e proprio cruciverba tematico gigante, che unisce l’intrattenimento del gioco di parole alla riflessione profonda su temi legati alla salute e alla cura.

Sul palco, Stefano Bartezzaghi risolve lo schema insieme a ospiti d’eccezione: un oncologo e un paziente, mentre il pubblico contribuisce a costruire le definizioni.

Un cruciverba è un enigma: un modo per entrare nelle profondità della lingua, facendoci riflettere su come ci esprimiamo e su cosa esprimiamo – segnala Bartezzaghi. – Un cruciverba è un gioco: un modo leggero di passare il tempo assieme e di usare le parole che di consueto ci pesano”.

Così, grazie al gioco, il cruciverba diventa anche uno strumento di condivisione e formazione per pazienti, caregiver e per i volontari che, in ospedale e fuori, supportano i pazienti.

L’importanza di individuare le parole giuste è stata ribadita anche da Fabio Calabrò, Direttore dell’Oncologia Medica 1 dell’Irccs Istituto Nazionale Tumori Regina Elena:  “in poche situazioni, come in una malattia, prosegue, le parole sono veramente importanti – è il suo parere-. Per spiegare la diagnosi, per raccontare le possibilità terapeutiche e gli effetti dei trattamenti, per stabilire una relazione, per togliere i sensi di colpa che a volte aggravano il carico della malattia, per dare libertà di scelta a chi si ammala. Quando usata con attenzione e competenza, la parola diventa cura”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.