Tumore alle ovaie, arriva il super test: cosa cambia per i pazienti (anche nel servizio pubblico)

Duplice svolta per le pazienti, che ora non saranno costrette a rivolgersi ad ambulatori privati per lo screening

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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La ricerca continua a segnare risultati positivi, come la possibilità di disporre di sempre nuovi test diagnostici. Adesso la buona notizia arriva sul fronte degli screening contro il tumore alle ovaie, che ogni anno in Italia colpisce circa 6.000 donne, secondo i dati dell’Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc, 2022). In Piemonte le pazienti potranno essere sottoposte a un “super test”, direttamente all’interno dei laboratori della Città della Salute e della Scienza di Torino, senza doversi rivolgere a strutture private.

Test in ambulatori pubblici

L’esame diagnostico si chiama Hrd, acronimo di Homologous Recombination Deficiency: permette di ottenere una profilazione molecolare indispensabile per identificare i farmaci più efficaci contro il carcinoma ovarico. Il vantaggio, dunque, è duplice: poter disporre di uno strumento diagnostico innovativo e poterlo effettuare presso strutture pubbliche. Finora, infatti, le pazienti seguite all’ospedale Sant’Anna potevano essere sottoposte a questo tipo di screening biologico solo presso laboratori privati esterni.

Un traguardo importante

La Città della Salute è la prima struttura pubblica piemontese a gestire tutto in house, cioè internamente. Il traguardo è stato raggiunto grazie al contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha sostenuto il programma di modernizzazione delle infrastrutture e della tecnologia in dotazione alla S.C. di Anatomia Patologica, con un contributo complessivo di 2 milioni di Euro. Importante anche il supporto di Fondazione Ricerca Molinette, che ha seguito la progettazione, la rendicontazione e gli acquisti delle strumentazioni, e che ora con un atto pubblico effettuerà il trasferimento formale della tecnologia all’ospedale pubblico. Il tutto dopo un percorso iniziato un anno fa.

Diagnosi più veloci

“Il contributo per la modernizzazione dell’Anatomia Patologica delle Molinette nasce dalla volontà di offrire diagnosi più rapide, precise e personalizzate, mettendo la tecnologia al servizio dei percorsi di cura con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza e rafforzare la capacità di ricerca, anche in riferimento al potenziamento delle collaborazioni ad alto impatto clinico tra Atenei”, ha spiegato Alberto Anfossi, segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Un servizio pubblico

Da oggi le donne con tumore ovarico hanno la risposta molecolare dentro l’ospedale pubblico, senza più rivolgersi a laboratori esterni. La Fondazione Ricerca Molinette ha reso possibile questo passaggio, che è la nostra missione: portare la ricerca fino alla paziente. È la prova che la Rete, quando le fondazioni piemontesi lavorano insieme, produce risultati concreti per la salute pubblica. Questo importante risultato è stato raggiunto grazie alla competenza scientifica e alla passione per il proprio lavoro della prof.ssa Paola Cassoni, il cui impegno costante è stato determinante per portare a termine il progetto”, ha aggiunto Massimo Segre, presidente della Fondazione Ricerca Molinette.

Il primato piemontese

Come ha sottolineato proprio Cassoni, vicerettrice per l’area medica dell’Università di Torino e direttrice del Dipartimento di medicina di laboratorio, “il Presidio Molinette dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino è ora il primo ospedale pubblico del Piemonte a erogare il test HRD per le pazienti affette da carcinoma ovarico. La possibilità di eseguire il test direttamente nei nostri laboratori rappresenta un significativo avanzamento nella qualità del percorso diagnostico-assistenziale, poiché consente di ottimizzare l’intero processo e di favorire una più stretta integrazione tra le diverse professionalità coinvolte”.

Il “super test” anche per altri tumori

La tecnologia alla base del test, inoltre, ne permette l’impiego anche ad altre patologie oncologiche, come chiarito da Cassoni: “La strumentazione acquisita consente di ampliare l’offerta di analisi molecolari avanzate anche ad altre tipologie di tumori, oltre al carcinoma ovarico, contribuendo al miglioramento e all’efficientamento dei percorsi di diagnosi e cura di numerosi pazienti oncologici della Regione”. Il risultato è frutto anche di una collaborazione strette tra diverse entità, chiamate a fare rete, come fondazioni ospedaliere ed enti non profit piemontesi, promossa da Regione Piemonte e Fondazione Compagnia di San Paolo.

Tumore ovarico: attuale diffusione

Il tumore ovarico è oggi “tra le prime 10 forme tumorali più diffuse tra le donne e costituisce il 3% circa delle diagnosi di tumore”, come chiarisce l’Airc, sulla base del report I numeri del cancro in Italia 2023, a cura, tra gli altri, dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) e dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM). “La percentuale di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è attorno al 43%, soprattutto perché in molti casi la malattia viene diagnosticata quando è in fase già avanzata – prosegue l’Airc – Nello stesso rapporto si legge che i tassi di mortalità sono in diminuzione negli ultimi anni, grazie anche all’introduzione di nuove ed efficaci strategie di trattamento”.

Come si cura

Ad una diagnosi precoce si affianca poi la possibilità di accedere a cure adeguate: “La rimozione chirurgica del tumore è il metodo usato più spesso per trattare il tumore dell’ovaio. L’intervento può essere svolto in modo diverso a seconda dello stadio di malattia ed è curativo nel 70% circa dei tumori in stadio iniziale. Il rischio che il tumore si ripresenti resta comunque alto (25-30%) e per questa ragione si sceglie in alcuni casi di utilizzare la chemioterapia adiuvante (dopo l’intervento chirurgico)”, chiarisce ancora Airc, che specifica: “La chemioterapia, che fino a una decina di anni fa era l’unica opzione di trattamento farmacologico per le donne con tumore ovarico, è oggi affiancata anche da terapie a bersaglio molecolare, usate sia come prima linea di trattamento, sia in caso di recidiva”, mentre non si ricorre quasi mai a radioterapia. Sono in uso, infine, anche farmaci a base di anticorpi monoclonali.