- Il virus Shamonda è stato rilevato in alcuni allevamenti bovini italiani e interessa soprattutto la salute degli animali, non quella umana.
- Le attuali evidenze escludono rischi per carne e latte, mentre la diffusione avviene soprattutto tramite moscerini vettori e sorveglianza veterinaria.
- Nei bovini può provocare febbre, diarrea e cali produttivi, motivo per cui il monitoraggio resta centrale per contenere gli effetti negli allevamenti.
La comparsa del virus Shamonda all’interno degli allevamenti italiani ha attirato l’attenzione in queste settimane, soprattutto dopo le numerose segnalazioni arrivate durante l’estate da diversi Paesi europei. Questo virus, infatti, è stato riscontrato in alcuni bovini francesi e in vacche da latte nelle province di Trento e Bolzano.
Quando si parla di virus legati all’allevamento, viene subito in mente il “morbo della mucca pazza” e quindi viene da chiedersi se tale virus possa mettere in pericolo la salute umana e se si possano continuare a consumare latte, formaggi e carni bovine in sicurezza.
Secondo le conoscenze attuali e i pareri del Ministero della Salute, il virus Shamonda non è considerato trasmissibile all’uomo e quindi non sono emersi rischi legati al consumo di latte o carne. Il problema attuale riguarda principalmente la salute degli animali e degli allevamenti, poiché un’infezione provocata da questo virus può generare febbre, diarrea e riduzione della produzione di latte negli animali. Cerchiamo di capire meglio questo patogeno, da dove arriva e come si trasmette agli animali.
Indice
Cos’è il virus Shamonda?
Il virus Shamonda (SHAV) appartiene al genere Orthobunyavirus e fa parte del cosiddetto sierogruppo Simbu. Nello stesso gruppo rientra anche il virus Schmallenberg, responsabile di un’altra malattia dei ruminanti diffusasi nel 2011 in Europa.
Questo virus, quindi, non è appena comparso, ma fu isolato già negli anni Sessanta in Nigeria ed è stato successivamente identificato anche in altre aree del mondo, come il Giappone. Tuttavia, in Europa ha iniziato a comparire solo nel 2026, quando alcuni bovini da latte francesi hanno presentato sintomi come febbre, diarrea, abbattimento e un’importantissima riduzione della produzione di latte.
Il virus successivamente individuato e isolato in Europa presenta caratteristiche compatibili con quelle di Shamonda e, per questo, sono iniziate attente attività di sorveglianza negli allevamenti, soprattutto per comprenderne meglio la diffusione e le conseguenze sulla salute degli animali.
Dopo diversi riscontri a livello europeo, sono arrivati anche quelli sul territorio nazionale, in allevamenti bovini del Trentino-Alto Adige.
Come si trasmette il virus Shamonda?
Capire la modalità di trasmissione di un virus aiuta a comprendere anche se ci sono rischi legati alla salute umana e quindi del consumatore.
Gli ospiti principali di questo virus sono i bovini, ma il patogeno è stato riscontrato anche in ovini, caprini e cavalli. La trasmissione avviene principalmente attraverso i Culicoides, ovvero moscerini ematofagi che possono trasportare diversi virus patogeni per gli animali. Il piccolo insetto può acquisire il virus nutrendosi del sangue di un animale infetto e contribuire così alla sua diffusione.
Per il momento non esistono evidenze scientifiche che permettano di confermare la trasmissione diretta tra animali, mentre appare molto più probabile una trasmissione verticale tra madre e feto durante la gravidanza dell’animale, con probabili conseguenze riproduttive fatali.
Quali sono i sintomi provocati nei bovini?
I sintomi che questo virus genera negli animali sono febbre alta, diarrea e problematiche gastrointestinali, ma anche stanchezza eccessiva e riduzione della produzione di latte (dal 15 al 75%). Un altro aspetto fondamentale riguarda gli aborti e le infezioni fetali, per i quali, però, sono necessari ulteriori studi epidemiologici.
Il virus Shamonda può infettare l’uomo?
No, il virus Shamonda non è in grado di infettare l’uomo. Questa è la domanda centrale che tutti si sono posti, ma, allo stato attuale, non ci sono evidenze che dimostrino che il virus Shamonda riesca a provocare infezioni nell’essere umano. È comunque corretto continuare a studiare questo virus, poiché alcuni membri della famiglia degli Orthobunyavirus hanno la possibilità di trasmettersi anche all’uomo sotto forma di infezione.
La sorveglianza, con un approccio che include la salute umana, animale e ambientale, rimane l’arma principale per seguire l’evoluzione dei virus in tutto il mondo e capire se rimangano patologie che interessano solo il mondo veterinario oppure se possano intaccare anche il benessere dell’uomo.
Carne e latte sono sicuri?
Anche in questo caso, le evidenze scientifiche attualmente disponibili non mettono in evidenza alcun rischio per la salute umana associato al consumo di carne o latte. Infatti, è importante sottolineare che trovare un virus all’interno di un animale non significa automaticamente che quel microrganismo possa essere trasmesso attraverso gli alimenti da esso ottenuti. Bisognerebbe dimostrare che il patogeno sia capace di infettare l’uomo e che l’alimento prodotto dall’animale possa rappresentare una valida via di esposizione al virus; per Shamonda, queste condizioni non risultano documentate.
Perché il virus Shamonda va tenuto sotto controllo?
L’assenza di un rischio documentato per il consumatore non rende Shamonda irrilevante. Il problema principale è veterinario ed economico.
Una diffusione negli allevamenti può determinare malattia negli animali, diminuzione della produzione lattea e possibili problemi riproduttivi. Inoltre, attualmente non è disponibile un vaccino specifico contro SHAV.
Le misure di prevenzione sono quindi indirizzate soprattutto al controllo dell’esposizione agli insetti vettori e alla sorveglianza veterinaria. Un recente lavoro pubblicato su Veterinaria Italiana sottolinea inoltre l’importanza della sorveglianza genomica: il genoma segmentato degli Orthobunyavirus consente infatti fenomeni di riassortimento, cioè lo scambio di segmenti genetici quando virus correlati circolano contemporaneamente. Per questo l’evoluzione della situazione europea continuerà a essere monitorata.
Conclusione
La comparsa di nuovi virus all’interno degli allevamenti può destare preoccupazione, soprattutto quando sono coinvolti animali destinati alla produzione di alimenti. Tuttavia, nel caso del virus Shamonda, occorre separare il rischio per gli animali da quello per l’uomo. Infatti, nonostante questo patogeno possa generare sintomi negli animali da allevamento, non esistono prove di trasmissione all’uomo né per contatto diretto con l’animale né attraverso il consumo di carne o latte. Le autorità continuano comunque a studiare il virus e hanno creato modelli di sorveglianza attiva negli allevamenti, con procedure sanitarie utili a evitare la diffusione del patogeno tra gli altri animali.
Fonti bibliografiche:
- Ministero della Salute – Circolazione del virus Shamonda (SHAV) in Europa e Italia – fnovi
- Novel Orthobunyavirus in Cattle, Europe, 2011 – PMC
- Detection of a novel Shamonda Orthobunyavirus in dairy cattle, France, June 2026 – Eurosurveillance
FAQ
È un Orthobunyavirus del gruppo Simbu che colpisce soprattutto i ruminanti. Negli allevamenti può causare febbre, diarrea e cali di produzione.
Le evidenze attuali non indicano trasmissione all'uomo. Il problema principale riguarda gli animali e la sorveglianza veterinaria negli allevamenti.
Sì, finora non emergono rischi per il consumo umano. Non ci sono prove che Shamonda si trasmetta attraverso carne o latte.
La trasmissione avviene soprattutto tramite i Culicoides, piccoli moscerini ematofagi che possono veicolare il virus da un animale all'altro.
Perché può ridurre il latte, causare disturbi negli animali e creare problemi riproduttivi. Inoltre, non esiste ancora un vaccino specifico.