Il mondo delle zoonosi, ovvero delle patologie che colpiscono animali e partendo da questi poi possono interessare anche l’essere umano, fino a qualche tempo fa, era probabilmente da circoscrivere. È in questo ambito che si può parlare della malattia della pioggia, un’infezione causata da un batterio che ha un particolare tropismo per la pelle definito anche dal nome, Dermatophilus congolensis.
La patologia, che interessa soprattutto animali come cavalli, bovini o pecore, viene considerata storicamente rarissima per l’uomo e contratta, sempre in base alle informazioni di qualche tempo fa, quasi sempre attraverso un contatto diretto tra essere umano ad animale. Ora però c’è una novità: negli ultimi mesi ci sono stati casi da diretto contatto interumano e questo ha acceso i riflettori dell’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) sulla tematica.
I numeri dicono che al 20 agosto 2026 sarebbero poco più di 120 i casi ufficialmente registrati in 10 Paesi in Europa: Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Ma cosa sappiamo di questo batterio? E quanto può essere pericoloso. Ecco alcuni dati che aiutano a capire.
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Come si potrebbe trasmettere
Sia chiaro, la situazione è interessante soprattutto sotto l’aspetto epidemiologico e scientifico piuttosto che preoccupare in termini di sanità pubblica, visto che i sintomi del quadro non sono particolarmente grave.
La dermatofilosi, secondo dati di qualche tempo fa, si sarebbe osservata soprattutto in maschi che hanno rapporti sessuali con uomini. Ma non si può parlare di una patologia a trasmissione sessuale, visto che poco tempo fa sono stati osservati casi di trasmissione da contatto cutaneo molto stretto, anche oltre l’atto sessuale, visto che ci sono stati contatti a rischio anche tra persone che praticavano arti marziali.
Come se non bastasse, infine, lo stesso ECDC ricorda che non si può evitare di considerare anche la possibilità, peraltro remota, di un contatto attraverso oggetti o superfici contaminati. Insomma, per la malattia della pioggia occorre capire ancora molto, anche sul fronte della possibile circolazione del batterio con trasmissione interumana diretta.
Come si manifesta e come si affronta
La patologia si manifesta con lesioni cutanee che in qualche modo tendono a seguire un percorso classico. Inizialmente si osserva una papula ovvero un rigonfiamento, che poi si trasforma in pustola e tendere ad evolvere con la formazione di crosticine. Le lesioni si localizzano spesso in prossimità degli organi genitali, quindi in prossimità di inguine e cosce, oltre che al volto o al torace.
Tra i sintomi, oltre agli arrossamenti, può essere presente il prurito. Per il resto, secondo quanto riporta la letteratura, non ci sono grandi differenze con altre patologie della pelle o con malattie a trasmissione sessuale. Per questo occorre tenere presente la situazione, anche in considerazione del fatto che in genere il quadro si risolve con un trattamento antibiotico mirato che va indicato dal medico e può essere sia locale quindi con farmaci applicati direttamente sulla cute, che per via generale, quindi per bocca.
In alcuni casi le difese dell’organismo hanno debellato autonomamente la situazione, quindi al momento il tema è soprattutto di interesse scientifico, per ragionare in termini di possibili mutamenti delle modalità di trasmissione del batterio.