West Nile, primi decessi in Italia. La mappa del contagio, le regioni a rischio

Due persone sono decedute, la Lombardia è la Regione più colpita. A cosa prestare attenzione

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Dopo le prime segnalazioni, sono arrivate anche le prime vittime della West Nile, o “febbre del Nilo”. In un caso si tratta di un pensionato di 80 anni, residente a Novara, l’altro riguarda una persona tornata da un paese endemico. Sono al momento 84 le segnalazioni complessive, secondo il report della sorveglianza settimanale, basato sui dati trasmessi in forma anonima dalle Regioni alla piattaforma gestita dall’Istituto Superiore di Sanità e in collaborazione con il ministero della Salute.

Chi si ammala di West Nile in Italia

Il report chiarisce che degli 84 casi segnalati, “37 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (un caso importato dalle Maldive), 27 presentavano febbre, mentre 20 sono i casi asintomatici (di cui 19 identificati in donatori di sangue)”. La vittima di Novara era un ex dipendente di banca, residente nel quartiere residenziale del Sacro Cuore. Ma non si tratta dell’unico contagiato nella zona: in tutta la provincia, come ha resto noto la Asl locale, ci sono sette persone infette, punte da una zanzara portatrice del virus. Secondo le autorità sanitarie non si tratta ancora di allarme, ma la situazione viene monitorata con attenzione.

La mappa dei contagi

Come chiarito ancora dalle rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, tramite gli organi di vigilanza, la Lombardia è la regione più colpita, dove si sono registrati finora 26 casi confermati. È seguita da Piemonte e Veneto con 13 ciascuno, poi si trovano Emilia-Romagna con 12, Lazio con 10 e Campania con 5. La tabella del rapporto riporta 81 casi perché non comprende quello importato dalle Maldive e due infezioni per le quali è ancora in corso l’indagine sul luogo della probabile esposizione. In tutto sono 12 le Regioni dove si sono verificati casi (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia e Sardegna), mentre le provincie sono 47

Attenzione, ma non allarme

Come precisa l’Istituto Superiore di Sanità, pur conteggiando i 3 episodi di Usutu virus (tutti in Lombardia), l’andamento epidemiologico al momento è in linea con quello dell’anno precedente: nello stesso periodo del 2025 erano 89 in Italia i casi confermati, di cui 40 nella forma neuro-invasiva. “Il virus West Nile ormai circola da diversi anni in Italia”, hanno sottolineato gli esperti del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss. Tutte le misure di protezione della salute pubblica sono in campo, comprese quelle per la sicurezza dei trapianti e delle trasfusioni”.

Chi è più a rischio

È ancora l’Istituto Superiore di Sanità che precisa che l’80% “dei casi di infezione è asintomatico, mentre il rischio di conseguenze gravi è maggiore per le persone più fragili”. “Il consiglio è quindi quello di proteggersi il più possibile dal contatto con le zanzare, i vettori del virus, e rivolgersi al proprio medico se si ha febbre sopra 38°C accompagnata da eruzione cutanea”, hanno aggiunto gli esperti. La malattia, comunque, non si trasmette da persona a persona, ma tramite le punture delle zanzare infette.

Dalle punture di zanzara ai campanelli d’allarme

Il virus West Nile può essere veicolato, dunque, attraverso le punture delle zanzare comuni appartenenti al genere Culex, ossia gli insetti di colore marroncino tradizionalmente presenti nelle abitazioni durante i mesi più caldi, non dalla zanzara tigre. I sintomi in genere sono lievi o del tutto inesistenti. Ci sono, però, anche alcuni campanelli d’allarme, come appunto la febbre alta (oltre i 38°C), la comparsa di eruzioni cutanee, un forte mal di testa e una marcata rigidità nucale. “Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave”, si legge sul portale Epicentro dell’Iss.

Le forme più severe: quali rischi

Le forme più severe e pericolose, invece, si verificano quando il virus riesce a raggiungere il sistema nervoso centrale, dando luogo a forme neuro-invasive ed encefaliti. Questa eventualità, che costituisce l’1% dei casi, rappresenta il rischio maggiore soprattutto per i soggetti fragili o per le persone anziane, nei quali le complicazioni neurologiche possono condurre a conseguenze fatali.

La prevenzione e le raccomandazioni

Essendo una malattia legata alla presenza delle zanzare comuni, è normale che si assista a un picco nei mesi più caldi, tipicamente in estate. Per questo la comunità scientifica concorda sull’importanza di rafforzare le misure di prevenzione e le attività di monitoraggio sull’intero territorio nazionale. Al momento, secondo gli specialisti, si sta attraversando la fase dell’anno di massima attività del virus. Per prevenire conseguenze più severe, viene raccomandata un’adeguata protezione dalle zanzare, in modo da limitare la probabilità di punture: abiti chiari, uso di repellenti e attenzione ai ristagni d’acqua, specie nei vasi ai balconi o nei giardini. Per ridurre l’incidenza del virus, però, occorrerebbe un’attività maggiore e intensa di disinfestazione, da effettuarsi prima del periodo estivo, in particolare in primavera.

Gli altri serbatoi e le informazioni utili

Particolare attenzione viene riservata, al momento, al focolaio nel Lazio. “Al 23 luglio 2025 sono 32 i casi confermati di infezione da West Nile virus nell’uomo in Italia dall’inizio dell’anno. Ventuno di questi sono stati segnalati dalla Regione Lazio, tutti in provincia di Latina (di cui 15 con sintomi neuro-invasivi)”. Oltre alle zanzare comuni, altri possibili animali che veicolano il virus della West Nile sono alcuni uccelli selvatici. Come ricorda ancora il portale Epicentro dell’Iss, “Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario”.