Dagli USA rimbalza un ulteriore, ennesimo allarme sanitario di questa estate. Sono in aumento i casi di ciclosporiasi, con con una sorta di epicentro in Michigan per numero di casi dell’infezione. In quasi cinque pazienti su cento, stando ai dati dei Centri per il Controllo delle Malattie (CDC) di Atlanta, si arriva anche al ricovero, almeno per quanto riguarda il Michigan. Preoccupa per la crescita delle osservazioni anche la situazione in zona come New York o l’Illinois. Ma di cosa si tratta? Ecco, per aiutarci a comprendere, quanto si sa sul parassita che provoca la malattia, ovvero il Cyclospora cayetanensis.
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Come si manifesta la ciclosporiasi
L’Infezione è legata alla presenza di un parassita, appunto il Cyclospora, che si introduce nell’organismo con alimenti o acqua che ne comportano l’accesso all’organismo per via alimentare. Una volta nel corpo, il parassita va ad infettare l’intestino tenue e provoca i sintomi, legati soprattutto a diarrea acquosa, con copiosa perdita e liquidi e sali minerali, dolori addominali con crampi e nausea, come si verifica nelle classiche gravi gastroenteriti estive. In questo senso, non raramente si possono avere anche qualche linea di febbre ed una forte astenia.
Ci sono persone che rischiano di più?
Come accade per molte infezioni parassitarie, lo stato delle difese dell’individuo rappresenta una variabile importante per definire la gravità potenziale del quadro e soprattutto il rischio di complicanze. In particolare si sa che chi ha un deficit del sistema immunitario può avere sintomi più seri e difficili da contenere. È il caso di persone con infezione da HIV o con altre condizioni che limitano l’efficienza delle difese.
Come si riconosce?
La diagnosi non può essere fatta solamente sulla base dei sintomi e del quadro clinico. In particolare, i medici possono insospettirsi in caso di diarrea e richiedere un esame delle feci mirato anche alla ricerca di parassiti, con la possibilità di individuare Cyclospora.
In particolare si cercano le uova del parassita. La durata dei disturbi, primo tra tutti la diarrea, diventa una guida per richiedere un eventuale test fecale visto che normalmente la diarrea e gli altri sintomi possono rimanere da qualche giorno fino ad diverse settimane nelle persone sane e mantenersi per mesi in chi ha il sistema sanitaria indebolito.
Come si affronta?
Il trattamento si basa in genere sul controllo dei sintomi e sulla gestione ottimale delle perdite di liquidi e sali minerali. Sul fronte dell’infezione il medico può indicare un’associazione specifica di terapie di associazione tra sulfamidico e antibiotico o in alternativa antibiotici della famiglia dei fluorchinoloni.
Come si previene
L’estate e il clima caldo, assieme alle condizioni igieniche, sono gli “ingredienti” chiave per lo sviluppo dell’infezione. Se un tempo si parlava di questa infezione parassitaria solamente in Paese a ridotto tenore igienico, in ogni modo, oggi si scoprono casi anche in economie avanzata come appunto quelle degli USA.
In quell’area, stando a quanto riportano le ricerche, si possono avere microepidemie estive legate al consumo di frutti di bosco, verdure a foglie verde e altri alimenti. In chiave preventiva, comunque, occorre sempre ricordare che bisogna prestare attenzione a cibo ed acqua che potrebbero essere stati contaminati dalle feci. Ricordate, nelle aree a rischio, di cuocere bene le verdure di bollire l’acqua potabile, evitando di mangiare frutta non sbucciata.