Epatite A, cinque domande per comprendere l’infezione

Come si trasmette, cosa la causa, quali sono i sintomi, come si sviluppa e come proteggersi: tutto quello che bisogna sapere sull'Epatite A

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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L’Epatite A è causata da virus a RNA, che ha un diametro di 27 nanometri. Resiste al calore, almeno fino ai 60 gradi, ma per fortuna viene distrutto dall’ebollizione.

Quali alimenti sono a rischio?

Nell’acqua di mare pil virus dell’Epatite A può sopravvivere anche per due mesi e questo spiega il motivo del rischio che si corre mangiando molluschi e frutti di mare crudi provenienti da zone non controllate. In generale gli altri alimenti potenzialmente inquinati sono le verdure crude, l’acqua e il latte non pastorizzato.

Si può avere trasmissione interumana?

Può essere pericoloso il contatto diretto con le mani di una persona che ha appena sofferto l’infezione, mentre è altamente improbabile il passaggio del virus attraverso il sangue, perché il virus rimane in circolo per un breve periodo.

Quanto impiega a svilupparsi?

Il virus entra generalmente nel corpo attraverso i cibi e viene eliminato con le feci. Attraverso la vena porta giunge al fegato, dove si moltiplica causando la morte di numerose cellule. Poi viene eliminato con la bile ed arriva all’intestino entra nell’intestino dove viene espulso con le feci che possono infettare. Normalmente l’infezione è benigna e tende ad autolimitarsi nel tempo, anche se la durata della malattia varia tra i due e i dieci mesi. Ha un periodo di incubazione media di un mese.

Come si manifesta?

Non sempre l’epatite da virus A porta sintomi. Infatti dopo l’incubazione in certi casi possono comparire i segni della malattia: debolezza, sensazione di malessere e a volte anche febbre con puntate massime anche di 39 gradi. Questi sintomi, peraltro non sempre presenti, si accompagnano a un innalzamento dei valori delle transaminasi (particolari enzimi epatici) e della bilirubina, una sostanza che viene prodotta dalla distruzione dell’emoglobina presente nei globuli rossi e che tende ad accumularsi nel sangue in caso di disfunzioni epatiche. A volte la crescita delle transaminasi può essere bifasica: dopo un primo periodo di innalzamento si può avere una normalizzazione dei valori, seguita da un ulteriore aumento.

Si può prevenire?

Esiste un vaccino, che può essere somministrato anche insieme a quello contro l’epatite B, e risulta protettivo dopo circa un mese dalla prima somministrazione ed è molto efficace. E’ consigliato a chi viaggia molto o si trova in zone a rischio elevato per carenze igieniche nella preparazione degli alimenti, oltre che agli operatori di mense e aziende produttrici di cibi. Più in generale, comunque, la vaccinazione è consigliata per gli adulti perché si è visto che nei bambini più frequentemente l’infezione decorre senza dare segni clinici apprezzabili, mentre quando si sviluppa intorno ai 40 anni più facilmente diventa sintomatica.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.