Puntura di zecca, le parti del corpo più a rischio e come proteggerle

Ascelle, inguine, collo, testa sono le parti del corpo che rischiano maggiormente di essere aggredite dalle zecche: perché e come proteggersi

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Non pensate che il morso di zecca avvenga a caso. In genere questi animali mordono in base al calore e all’umidità dell’area cutanea. Quindi, seppur si tratti solo di un indice di possibile rischio e non di una certezza assoluta, se temete di aver fatto un brutto incontro con questi animali, ricordate una regola generale. Anche le zecche hanno le loro preferenze. E quando debbono mordere, o pungere visto che non si parla di un vero e proprio morso, scelgono l’area in cui agire in base al calore, all’umidità e alle caratteristiche della pelle, ovvero in presenza di uno strato cutaneo più sottile.

Come e dove punge la zecca

L’abbiamo detto. Le zecche amano il tepore e l’umidità. Per questo, se sospettate un contatto “pericoloso” non tralasciate di controllare le ascelle e l’inguine oltre alla zona genitale, specie se ci si trova in prossimità del mare e comunque in costume. Allo stesso modo, sono a rischio risalendo lungo il corpo i fianchi e le ascelle.

Infine, proprio per la presenza del sudore, collo e testa sono le aree in cui più frequentemente si ritrovano i contatti con l’animale. Fatta queste precisazioni, cerchiamo di definire anche le condizioni in cui ci sono le probabilità maggiori di fare brutti incontri.

In genere le zecche si muovono al meglio quando la temperatura ambientale si aggira tra i 17 e i 25 gradi specie se l’umidità è molto elevata, e temono la disidratazione. Per questo tendono a nascondersi nel terreno o comunque all’interno del sottobosco quando fa molto caldo e il clima è secco. Per il resto, sul fronte stagionale, ricordiamo che in questo periodo, proprio all’inizio dell’estate, possono essere potenzialmente più attive.

Come attacca la zecca

A volte la zecca colpisce senza che ce ne rendiamo conto. Questi animali infatti hanno un sistema estremamente efficiente per muoversi a dovere: prima, grazie a una sorta di “forbici” in miniatura, riesce a tagliare la pelle. Poi fa una sorta di “puntura” attraverso una sorta di proboscide chiamata ipostoma.

Capita di non accorgersi di quanto avviene perché nel momento dell’attacco le zecche riescono a immettere nell’area colpita una serie di composti che hanno una funzione quasi anestetica e contengono anche principi che limitano l’infiammazione. per il “nemico” questa strategia subdola ha un significato importante: per la zecca, infatti, è fondamentale avere la possibilità di nutrirsi tranquillamente e quindi non essere percepita fa parte della “strategia” che mette in atto.

L’animaletto si attacca con un vero e proprio rostro alla pelle e poi emette anche un composto che ha la funzione di far aderire bene il suo corpo alla cute, per limitare i rischi di staccarsi.

Infatti per “attaccarsi” alla preda questi nemici impiegano speciali “protuberanze”, chiamate cheliceri, attraverso cui provocano il primo impercettibile “foro” sulla pelle. Una volta giunte a contatto con un vaso sanguigno molto piccolo, entro cui scorre il liquido vitale, si “appendono” attraverso rostri uncinati per poi staccarsi non appena finito il pasto.

Attenzione però: non tutte le zecche sono uguali. Quelle “dure”, che hanno una specie di scudo di protezione sul dorso nei maschi (sono queste che possono trasmettere una patologia potenzialmente grave, la meningoencefalite), e le “molli”: queste sono più fragili, ma possono “rubare” molto più sangue perché si gonfiano a dismisura.

Cosa fare in caso di morso

Prima regola, eliminare il nemico. Se si viene attaccati dalla zecca, la prima raccomandazione è di estrarre il parassita entro ventiquattr’ore, facendo attenzione a prelevare interamente il corpo e il rostro della zecca.

Sul fronte delle contromisure, prima di tutto occorre prendere con pinzette a punte sottili la testa del parassita. Le pinze vanno posizionate il più vicino possibile alla pelle. Se necessario, l’operazione va effettuata servendosi di lenti d’ingrandimento. Quando si è “presa” la testa della zecca, occorre tirare lentamente ma con forza costante fino alla completa estrazione del parassita curando poi di disinfettare con cura l’area in cui è avvenuto il morso: se rimane una piccola parte dell’animale all’interno della pelle occorre chiedere al medico di effettuare la manovra.

È importante comunque ricordarsi di contattare il medico se dopo l’eliminazione completa della zecca permangono arrossamenti, dolore e febbre o se questi sintomi compaiono a distanza di tempo dall’incontro ravvicinato. Non serve invece tentare di asportare con forza la zecca o tentare di spostarla lateralmente. Si rischia solo che la testa rimanga incastrata nella pelle. Ricordate invece di lavorare sempre con le pinzette.

La zecca e il rischio di trasmissione di malattie

La zecca può diventare vettore di infezioni. La meningoencefalite, in particolare, viene trasmessa dalla zecca Ixodes Ricinus. L’animale può inoculare un virus nell’organismo umano attraverso piccoli morsi indolori. All’inizio questa malattia può essere confusa con una banale influenza appena fuori stagione (leggera febbre, mal di testa dolori muscolari che compaiono a una-due settimane dal morso), a cui segue (se trascurata o sottovalutata) una seconda fase con l’interessamento del sistema nervoso centrale. Ad oggi per questa infezione non esiste una cura mirata.

Inoltre la puntura di zecca può trasmettere anche altre patologie direttamente attraverso la bava del parassita, come la malattia di Lyme, causata dalla Borrelia Burgdorferi. La patologia porta inizialmente un arrossamento che si sposta lungo la pelle espandendosi progressivamente, cui si possono associare dolori alle articolazioni e qualche sintomo simile all’influenza.

Dopo un certo tempo l’infezione si diffonde attraverso il sangue e può provocare meningite, polineuriti (infiammazioni del tessuto nervoso), turbe del ritmo del cuore con infiammazione delle cellule del miocardio, addirittura blocchi nella reazione dei nervi. Soprattutto i sintomi possono ricomparire anche a distanza di tempo, dopo una fase di latenza, sotto forma di artrite cronica o intermittente. Per questo è importante riconoscere il quadro e mettere in atto precocemente una terapia antibiotico mirata.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.