Ciclosporiasi, prime due vittime: i rischi per l’Italia

L'infezione intestinale non si arresta. Già oltre 11mila i casi in Michigan. Le buone norme da seguire anche nel nostro Paese

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Non si ferma l’epidemia di ciclosporiasi negli Stati Uniti dove nelle ultime ore si sono registrate anche le prime due vittime. Uin entrambi i casi è risultato fatale il virus intestinale che si trovava tra le foglie di insalata contaminata consumata da migliaia di persone e che, secondo quanto emerso finora, era stata servita presso diversi punti vendita della catena di fast food Taco Bell, specializzata in cibo messicano. Quali i rischi, anche in Italia, secondo gli esperti.

Epidemia negli USA e indagini ancora in corso

Al momento le stime ufficiali indicano in oltre 11 mila i casi segnalati ufficialmente di ciclosporiasi negli Stati Uniti, in particolare nello stato del Michigan, con 200 ricoverati in ospedali. Nelle ultime ore sono arrivati anche i primi due decessi, in soggetti che avevano già patologie pregresse. In tutti i casi i sintomi sono quelli tipici delle infezioni intestinali, con diarrea anche in forme molto severe.

Proprio questa condizione, che aggrava la disidratazione, può risultare fatale. Le autorità sanitarie sono in allarme e si moltiplicano le raccomandazioni alla popolazione di fronte all’aumento dei casi. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, negli ultimi mesi si è registrata una crescita costante con 6.707 casi di ciclosporiasi e altri 11.500 casi sospetti su tutto il territorio.

Chi è a rischio

Se in America la Taylor Farms, uno dei maggiori produttori americani di verdure e ortaggi freschi, è stata costretta a ritirare l’insalata iceberg, ritenuta fonte del focolaio di ciclosporiasi, ovunque gli esperti invitano a seguire le più strette norme igieniche nel consumo degli alimenti freschi e, in particolare, dell’insalata.

I decessi per ciclosporiasi, infatti, sono ritenuti rari, ma per le persone più fragili o che hanno il sistema immunitario compromesso o debilitato, anche un’infezione intestinale può risultare fatale. Rientrano tra i soggetti da monitorare con attenzione anche neonati, anziani e donne in gravidanza, che dovrebbero evitare di mangiare insalata e particolari verdure, se non accuratamente lavate.

La ciclosporiasi e i pericoli anche in Italia

Questo non significa che non si debbano più consumare certi alimenti. Vanno, però, conosciute alcune informazioni, per ridurre i pericoli anche in Italia. Si tratta, infatti, di un’infezione intestinale causata dal parassita Cyclospora cayetanensis. Per l’epidemia americana, le indagini condotte finora hanno permesso di attribuire l’origine del focolaio all’insalata iceberg servita dalla catena di fast food messicani Taco Bell. In Italia finora non sono giunte segnalazioni di casi analoghi a quelli di Oltreoceano.

Quanto si è verificato in America, però, rappresenta un monito sia al controllo dell’intera filiera agro-alimentare, sia al rispetto di norme igieniche quotidiane anche in cucina. Il parassita che causa la ciclosporiasi, infatti, si trasmette tramite acqua o alimenti contaminati, ma non per via interpersonale. Per questo motivo le principali misure di prevenzione sono di procedere sempre ad un lavaggio accurato di frutta e ortaggi, controllando eventuali richiami alimentari emessi dalle autorità sanitarie. Particolare attenzione è raccomandata se si ha intenzione di viaggiare in aree esistono focolai.

Il ritiro dei lotti contaminati

In via precauzionale e nonostante le rassicurazioni dell’azienda che commercializza i lotti di insalata contaminata, negli USA è stato anche disposto che la Taylor Farms, uno dei maggiori produttori americani di verdure e ortaggi freschi, ritirasse l’insalata iceberg responsabile del focolaio. La società ha comunque assicurato di aver intrapreso “misure proattive”. Con un fatturato annuo superiore ai 7 miliardi di dollari, l’azienda coltiva prodotti in oltre una dozzina di Stati, oltre che in Messico e Canada (ma non in Italia), e dispone di 30 stabilimenti di lavorazione e 25mila dipendenti.

Non solo insalata: le altre vie di contaminazione

In parassita all’origine della ciclosporiasi è anche causa di altre malattie diarroiche nei Paesi tropicali e di una parte dei casi di “diarrea del viaggiatore” nei turisti che li visitano. Nei Paesi industrializzati il protozoo (un microrganismo unicellulare) può causare focolai di infezione tramite le feci umane che contengono le sue uova.

Gli ortaggi freschi che vengano in contatto con superfici contaminate o irrigate e lavate con acqua non pulita, infatti, possono diventare a loro volta un veicolo di infezione. Il pericolo, quindi, non si limita alla sola insalata. Feci umane o di animali che contengano il parassita possono infiltrarsi in impianti agricoli commerciali che non rispettino gli standard igienici, anche tramite fertilizzanti, reflui di allevamento o acque contaminate.

Quali alimenti a rischio

Se oggi il focolaio pare sia stato originato da insalata iceberg, in passato si sono verificate altre epidemie, dopo l’ingestione di alimenti come lamponi, basilico, coriandolo, taccole e lattuga. Non a caso anche in questo momento le autorità sanitarie stanno svolgendo controlli anche su questo genere di prodotti.

I sintomi dell’infezione

Nella maggior parte degli episodi è riconoscibile da una sintomatologia chiara: diarrea acquosa, crampi addominali, nausea, accompagnate da perdita di appetito e marcata stanchezza. In alcuni casi può comparire anche febbre lieve o vomito.

Quando rivolgersi al medico

In presenza di questi campanelli d’allarme, specie se persistenti, occorre rivolgersi al medico, che potrà somministrare una cura adeguata. In genere la diagnosi viene confermata dopo un esame delle feci. Il medico indica prima di tutto un reintegro dei liquidi persi, tramite un’adeguata idratazione. Può essere però indispensabile prevede anche un trattamento antidiarroico e antibiotico.