- Uno studio britannico su over 65 e persone con pelle scura mostra che molti hanno livelli insufficienti di vitamina D anche in estate.
- La minore sintesi cutanea dovuta all'età e abitudini indoor possono ostacolare la sintesi della vitamina D.
- Esporsi 20-30 minuti al giorno ai raggi UV è utile ma non garantisce livelli ottimali: il medico può prescrivere il dosaggio ematico e l'integrazione.
La vitamina D è chiamata anche “vitamina del sole” perché viene prodotta soprattutto grazie ai raggi solari. Ma basta davvero trascorrere più tempo all’aperto per evitare una carenza? Un nuovo studio suggerisce che, per alcune persone, nemmeno l’esposizione alla luce durante l’estate potrebbe essere sufficiente per assicurarsi un giusto apporto di vitamina D.
Indice
Il nuovo studio
La vitamina D è una sostanza fondamentale per il benessere e la salute dell’organismo. Fra le altre cose, irrobustisce lo scheletro, stimola il sistema immunitario, regola i ritmi circadiani, protegge l’apparato cardiovascolare e il sistema nervoso. Livelli insufficienti sono associati non solo a una maggiore fragilità ossea e a un indebolimento delle difese, ma anche a un aumento del rischio di malattie croniche.
Solo una piccola parte della vitamina D necessaria al corpo viene assunta attraverso l’alimentazione, perché essa è presente in pochi alimenti e spesso in quantità limitate. Tra le fonti principali ci sono l’olio di fegato di merluzzo, la trota, il salmone, le sardine, le uova, il fegato, il latte e i funghi. La maggior parte della vitamina D viene prodotta dalla pelle grazie all’esposizione ai raggi solari. Ma questo meccanismo funziona sempre allo stesso modo?
Per rispondere a questa domanda, un gruppo di ricercatori della Newcastle University ha analizzato i livelli di vitamina D di 299 persone residenti nel nord della Gran Bretagna. Nel dettaglio, lo studio ha coinvolto adulti sopra i 65 anni e persone con pelle scura, due categorie considerate più esposte al rischio di carenza. I partecipanti sono stati monitorati tra l’inverno 2024 e l’estate 2025 attraverso l’analisi della concentrazione di vitamina D nel sangue.
Risultati ed evidenze
I risultati mettono in discussione la teoria secondo cui la carenza di vitamina D è perlopiù un problema stagionale dovuto alla ridotta esposizione alla luce solare durante l’inverno. Nel campione analizzato, infatti, i livelli della sostanza non si sono normalizzati nemmeno in estate.
Oltre la metà degli over 65 e oltre il 70% degli adulti con pelle scura coinvolti nello studio presentavano valori insufficienti di vitamina D. Ebbene, queste percentuali non sono diminuite nemmeno durante i mesi estivi, quando la maggiore disponibilità di raggi UV avrebbe dovuto favorire la produzione della vitamina.
Le ragioni? Secondo gli autori, a incidere sul deficit di vitamina D possono essere stati diversi fattori. Innanzitutto, con l’età la pelle diventa meno efficiente nel sintetizzare la vitamina D. Inoltre, una maggiore quantità di melanina riduce la produzione della vitamina in risposta ai raggi UV. A questo si aggiungono abitudini sempre più diffuse, come trascorrere molto tempo al chiuso, utilizzare indumenti coprenti o evitare l’esposizione nelle ore più luminose.
Cosa significa per te
Lo studio non sminuisce i benefici del sole. L’esposizione ai raggi UV resta fondamentale per la sintesi della vitamina D, ma non dovrebbe essere considerata una garanzia assoluta contro una sua carenza, soprattutto se si appartiene a una categoria a rischio.
Trascorrere molte ore in ambienti indoor, avere la pelle scura, seguire un’alimentazione povera di vitamina D, vivere in zone con poca esposizione ai raggi UV per diversi mesi dell’anno o avere una certa età sono tutti elementi che possono influire sulla produzione della vitamina.
Esporsi al sole per almeno 20-30 minuti al giorno, senza coprire viso, gambe e braccia, rimane un’ottima abitudine. Tuttavia, non sempre è sufficiente per mantenere livelli ottimali di vitamina D.
L’ideale è confrontarsi con il medico che può prescrivere un semplice esame del sangue, per verificare la concentrazione di vitamina D nel sangue e, in caso di necessità, consigliare se intervenire con l’alimentazione o con un’eventuale integrazione.
Fonti bibliografiche
Goddard A. et al. Circannual prevalence of vitamin D insufficiency in older and minoritized ethnic adults in Northern Britain: screening outcomes from a clinical trial. European Journal of Clinical Nutrition, 2026. DOI: 10.1038/s41430-026-01760-z.
FAQ
Non sempre: lo studio mostra che molti over 65 e persone con pelle scura restano carenti anche in estate, quindi l'esposizione non è una garanzia.
Con l'età la pelle sintetizza meno vitamina D perché la la capacità di conversione diminuisce.
La maggiore melanina limita l'effetto dei raggi UV sulla sintesi della vitamina, rendendo più probabile una carenza nonostante l'esposizione.
Esporsi circa 20-30 minuti al giorno con viso, braccia e gambe è utile, ma potrebbe non bastare per chi è a rischio o vive in aree poco soleggiate.
Chiedi al medico un esame del sangue per misurare i livelli: se necessario, il medico suggerirà modifiche alimentari o integrazione.