Holiday mode, perché in vacanza osiamo di più, anche sulle app

In vacanza ti concedi cose che a casa non faresti mai, e ti sembra quasi di essere un'altra persona? La spiegazione c'è e riguarda tutto l'anno, non solo l'estate

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Marta Pettolino Valfrè

Psicologa e docente

Psicologa e coach, si occupa di clinica e sessuologia. Insegna all’Università di Torino e scrive libri coniugando clinica e divulgazione scientifica.

9 min di lettura

  • La distanza da casa e il senso di anonimato riducono l'autocensura, facendo emergere versioni più disinvolte di noi.
  • Sulle dating app in viaggio cambiano priorità: si cercano connessioni, compagnia o informazioni locali oltre al flirt occasionale.
  • Portare a casa la parte utile della holiday mode richiede esercizi pratici e piccoli esperimenti a basso rischio per renderla sostenibile.

C’è una versione di noi che sembra comparire solo quando siamo lontane da casa. Quella che risponde a un messaggio senza pensarci troppo, scrive per prima, accetta un invito improvviso o si ritrova a flirtare con una persona appena conosciuta. Poi torniamo alla vita di tutti i giorni e quella versione sembra dissolversi. Ma che fine fa davvero?

È qui che entra in gioco quella che viene chiamata la holiday mode, quel modo di essere che scatta appena si esce dal proprio codice postale e che cambia il modo in cui rispondiamo, flirtiamo, ci mostriamo sulle app.

La domanda, allora, è quasi inevitabile: in vacanza diventiamo davvero persone diverse?

Quello che cambia non è la nostra personalità, ma il contesto nel quale ci muoviamo. E il contesto può modificare parecchio il modo in cui ci comportiamo, ciò che ci concediamo e perfino il modo in cui interpretiamo noi stesse.

In vacanza non cambiamo personalità, cambiano le coordinate

A casa siamo circondate da persone che ci conoscono e da abitudini che, almeno in parte, contribuiscono a definirci. In viaggio, quella rete si allenta e possiamo sentirci meno legate all’idea che gli altri hanno di noi e a quella che abbiamo imparato ad avere di noi stesse.

Le dating app rendono questa sensazione ancora più evidente, perché ci permettono di scegliere rapidamente quale versione di noi mostrare.

Ma perché, a volte, sembriamo aver bisogno di uscire di casa per permetterci certe cose?
E quella versione più disinvolta è davvero un’eccezione o semplicemente una parte di noi che, per il resto dell’anno, resta più silenziosa?

La ricerca psicologica ha mostrato che il contesto influenza il nostro comportamento: non siamo identità immobili, perché situazioni diverse possono far emergere parti diverse di noi.

Una revisione pubblicata quest’anno sulla rivista Social and Personality Psychology Compass conferma che le attività percepite come nuove e stimolanti attivano un aumento immediato del coinvolgimento relazionale, un effetto che in laboratorio dura poche ore ma che nella vita reale si traduce spesso in comportamenti concreti, tipo iniziare una conversazione che a casa non si sarebbe iniziata.

Quando nessuno ci conosce possiamo sperimentare un’altra versione di noi

C’è poi un aspetto che riguarda l’identità e il modo in cui la costruiamo online.

Una ricerca di Nicole Ellison, Rebecca Heino e Jennifer Gibbs, pubblicata sul Journal of Computer-Mediated Communication, ha analizzato il modo in cui le persone che utilizzano i servizi di dating online costruiscono la propria presentazione.

I risultati mostrano che da una parte c’è il desiderio di apparire autentiche, dall’altra quello di presentare un’immagine positiva di sé, talvolta vicina a una versione ideale della propria persona.

Il profilo, quindi, non è una fotografia neutra di chi siamo. È una selezione. Scegliamo quali immagini pubblicare, quali interessi raccontare, quali aspetti lasciare fuori. E questa selezione non significa necessariamente mentire: significa decidere quale parte di noi mettere in primo piano.

In vacanza, sulle dating app, possiamo sentirci più libere di uscire dai nostri soliti copioni. La ragazza che non scrive mai per prima può mandare quel messaggio, quella che non metterebbe mai una foto più sensuale può scegliere di farlo, quella che a casa scarterebbe un match può decidere di incontrarlo.

Non è detto che siano cambiate le nostre preferenze: in un luogo dove nessuno ci conosce, può semplicemente diminuire il peso delle aspettative e aumentare la voglia di sperimentare.

Uno studio pubblicato su Annals of Tourism Research nel 2023 descrive spiagge, hotel e aeroporti come “spazi liminali”: luoghi che sospendono temporaneamente le regole sociali ordinarie proprio perché nessuno lì ci conosce davvero, e in cui le persone tendono a comportarsi in modo diverso rispetto al proprio ambiente quotidiano.

È lo stesso principio che, in versione digitale, il ricercatore John Suler aveva descritto parlando di effetto di disinibizione online: quando percepiamo di essere meno riconoscibili, meno “tracciabili” dalla nostra rete sociale abituale, ci sentiamo meno responsabili delle conseguenze di quello che diciamo o facciamo, e questo abbassa la soglia di autocensura.

In vacanza i due meccanismi, quello fisico e quello digitale, si sommano: sei in un posto dove nessuno ti conosce e stai scrivendo a qualcuno che non farà mai parte della tua vita fuori da quella settimana.

Il solo fatto di sentirsi “in modalità turista” aumenta la disponibilità ad aprirsi con sconosciuti, indipendentemente dal luogo fisico in cui ci si trova: è la percezione di anonimato psicologico, non la distanza in chilometri, a fare la differenza.

Una ricerca del 2025 su un campione di oltre 39.000 persone ha osservato che l’effetto è più marcato in chi normalmente prova più disagio sociale, come se le vacanze funzionassero da scorciatoia temporanea per bypassare l’ansia da giudizio che a casa blocca il primo passo.

Lo stesso discorso vale per il modo in cui si flirta in spiaggia nell’era digitale, dove l’assenza di amici in comune o conoscenti che potrebbero riferire qualcosa toglie di mezzo uno dei principali motivi per cui, in condizioni normali, si tende a filtrare ogni parola prima di scriverla.

Il punto è il costo sociale percepito. A casa, una scelta sulle dating app può sembrare avere conseguenze più lunghe: potremmo incontrare di nuovo quella persona o preoccuparci del giudizio degli altri.

In vacanza, invece, la distanza e la sensazione che tutto sia temporaneo possono farci sentire più libere di sperimentare.

La holiday mode, quindi, non crea una nuova personalità: rende semplicemente più accessibili comportamenti che a casa teniamo maggiormente sotto controllo.

Ma sentirsi più libere non significa essere più al sicuro: l’anonimato riduce il timore del giudizio, non i rischi legati all’incontro con una persona conosciuta online.

Sulle app in vacanza non cerchiamo necessariamente le stesse cose

Uno degli errori più frequenti quando si parla di dating durante i viaggi è pensare che tutto ruoti intorno al sesso occasionale. La ricerca racconta una storia molto più articolata.

Uno studio del 2019, pubblicato su Annals of Leisure Research, ha analizzato l’uso di Tinder da parte di persone durante i viaggi. La ricerca ha mostrato che l’app può diventare uno strumento per conoscere persone del posto, ottenere informazioni sulla destinazione e trovare compagnia, soprattutto per chi viaggia da sola.

In questo caso, Tinder non è soltanto una dating app. Diventa una porta d’accesso alla città. La persona con cui si fa match può essere qualcuno con cui flirtare, certo, ma anche una possibile guida informale, una compagnia per una serata o semplicemente una persona con cui condividere qualche ora in un posto sconosciuto.

Questo è un punto importante perché ci ricorda che il comportamento sulle app non dipende soltanto da «chi siamo», ma anche da che cosa stiamo cercando in quel preciso momento.

A casa potremmo aprire un’app con l’idea di conoscere una persona con cui costruire una relazione. In viaggio, potremmo cercare soprattutto connessione, curiosità, compagnia o un’esperienza nuova. Non significa che i nostri desideri profondi siano cambiati.

Significa che il contesto modifica quali bisogni diventano più urgenti e quali possibilità sembrano più interessanti. La stessa app, quindi, può assumere significati diversi.

E forse è proprio questo uno dei motivi per cui ci sembra di essere diventate persone diverse: non è cambiata necessariamente la nostra identità, è cambiata la domanda che stiamo facendo alla nostra vita in quel momento.

Come portarti a casa la parte buona dell’holiday mode

La domanda utile, tornata dalle ferie, non è “Perché in vacanza ero diversa” ma “Quale pezzo di quella versione mi piacerebbe tenere?”.

Un esercizio concreto:

  • a fine vacanza o nei primi giorni dopo il rientro, scrivi tre comportamenti specifici che hai avuto in vacanza sulle app o nelle conoscenze dal vivo, senza etichette generiche tipo “ero più aperta”, ma proprio le frasi o le azioni: hai scritto tu per prima, hai proposto un incontro entro un’ora dal match, hai risposto con ironia invece che con la solita frase di circostanza.
  • Poi chiediti, per ognuna di queste, se il freno che normalmente scatta a casa è un freno utile, per esempio la prudenza verso chi non conosci ancora, oppure solo un’abitudine legata al fatto che lì tutti ti conoscono e qui no e se la paura che senti è quella del giudizio.

Non tutto quello che succede in modalità vacanza va portato a casa integralmente: il contesto di scarsa responsabilità che rende tutto più leggero in viaggio è anche quello che, applicato senza criterio nella vita ordinaria, può diventare superficialità o rischio non ponderato.

Ma la parte legata alla riduzione dell’autocensura, quella sì, si allena. Bastano piccoli esperimenti a basso rischio: mandare tu il primo messaggio a qualcuno che ti piace, proporre un piano concreto invece di un vago “ci si vede”, dire una cosa vera invece che la versione levigata di quella cosa. Non serve un altro biglietto aereo per scoprire che quella disponibilità era già tua.

 

Fonti bibliografiche:

  • Ellison, N., Heino, R. and Gibbs, J. (2006), Managing Impressions Online: Self-Presentation Processes in the Online Dating Environment. Journal of Computer-Mediated Communication
  • Jihao Hu, Hanyu (Yuki) Chen, Zhibin Lin, DaPeng Xu, Wei Wu, (2026) Escape to express: Tourist identity and self-disclosure – Annals of Tourism Research
  • Leurs, E. and Hardy, A. (2019) – Tinder tourism: tourist experiences beyond the tourism industry realm – Annals of Leisure Research

FAQ

Che cosa significa “holiday mode”?

È lo stato in cui il contesto di vacanza riduce il peso delle aspettative sociali e favorisce comportamenti più disinvolti.

Perché ci sentiamo diversi lontano da casa?

Perché la rete sociale si allenta: meno persone che ci conoscono e una percezione di anonimato abbassano l'autocensura.

Su app di dating cerchiamo solo sesso in vacanza?

No, spesso si cercano compagnia, informazioni sul posto o semplici esperienze nuove, non solo relazioni sessuali.

Come posso portare a casa la parte positiva della holiday mode?

Annota tre comportamenti concreti avuti in vacanza, valuta se i freni di casa sono utili e prova piccoli esperimenti a basso rischio.

L'anonimato virtuale rende più rischiosi gli incontri?

L'anonimato riduce il timore del giudizio ma non elimina i rischi reali: cautela resta necessaria negli incontri online.