Mindfulness: strumento per docenti, genitori e studenti

La mindfulness rappresenta un valido strumento per gli studenti, soprattutto con DSA, nella gestione delle emozioni.

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La mindfulness può aiutare docenti e genitori nel rapporto con studenti e figli. Ma non solo. Rappresenta un valido strumento per gli studenti, soprattutto gli studenti con DSA, nella gestione delle emozioni.

Proprio su come la mindfulness possa supportare nella gestione delle emozioni abbiamo intervistato Valentina Giordano, insegnante ed esperta di mindfulness.

Cos’è la mindfulness?

Mindfulness significa prestare attenzione alla nostra esperienza del momento presente in un modo che ci permetta di rispondere con più consapevolezza agli eventi della vita. 

È una forma di meditazione, ma anche una capacità innata in ognuno di noi, un modo di essere presenti e svegli che favorisce una maggiore connessione con se stessi e l’altro. Praticarla permette di ricontattare le proprie risorse interiori, così da affrontare meglio le sfide della vita e andare incontro ai cambiamenti con coraggio e fiducia.

Come può la mindfulness aiutare docenti e genitori a supportare i ragazzi nel percorso di studi?

Possiamo considerarla una risorsa, anzitutto per docenti e genitori (e più in generale per tutti quegli adulti che interagiscono con i giovani).

Sappiamo che gli insegnanti sono considerati tra le categorie più a rischio di stress e burnout, tuttavia il loro ruolo è cruciale per la crescita e l’educazione dei giovani. In aula – sia questa reale o virtuale – può capitare di vivere un senso di frustrazione, inadeguatezza e timore per il giudizio di studenti, genitori e colleghi: emozioni difficili che rischiano di trasformare il lavoro in un’esperienza stancante… senza nemmeno considerare le sfide del momento che stiamo vivendo, che coinvolgono su questo fronte anche i genitori.

La pratica della mindfulness permette di coltivare attitudini mentali che facilitano una relazione efficace e alcune evidenze scientifiche dimostrano benefici significativi nella vita professionale, tra cui migliore capacità di regolazione emozionale e di non giudizio, ridotta iperreattività, notevoli miglioramenti della qualità del sonno, riduzione dello stress e dei sintomi da burnout, aumento della resilienza e del piacere di lavorare.

Fare propria questa capacità di calma e presenza, ma anche di apertura ed intelligenza emotiva, è la base per creare momenti di mindfulness e connessione con i ragazzi”.

Come può la mindfulness aiutare i ragazzi, soprattutto i ragazzi con DSA, nello studio?

La mindfulness offre degli strumenti estremamente utili per la vita, oltre che a scuola.

Anzitutto potenzia la capacità di attenzione: sempre più necessaria in un mondo pieno di stimoli, ma sempre più difficile da coltivare. E poi favorisce la regolazione emotiva. Entrambe queste aree, su cui si rilevano in maggiori benefici, quando sviluppate, aiutano enormemente anche i ragazzi con DSA: non solo migliorano le competenze sociali, ma aumenta l’autoefficacia e la possibilità di non lasciarsi definire dal disturbo dell’apprendimento.

Attraverso questa pratica, si impara a rapportarsi con qualunque avvenimento succeda nella vita, coltivando la possibilità di fare scelte migliori. Ugualmente, si impara a non prendere le cose sul personale, ma a vederle per quello che sono.

I ragazzi possono sviluppare queste stesse capacità fin da piccoli con enormi benefici. Il controllo degli impulsi e la capacità di gestire le emozioni hanno un fortissimo impatto sulla possibilità di scegliere il proprio comportamento. i Imparare a gestire lo stress e le emozioni fin da piccoli favorisce l’attenzione, la concentrazione, il sonno, l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo. 

Quali consigli pratici ed esempi puoi suggerire, in particolare agli studenti con DSA? 

Un suggerimento pratico per tutti: imparare a fermarsi, e dare il giusto valore alle pause per renderle davvero rigeneranti.

Possiamo lasciar riposare la mente, allenandola anche solo per pochi minuti al giorno a posarsi sulle sensazioni del respiro. È un non fare pieno di interesse, di curiosità, e questo semplice gesto ci rinnova.

In queste piccole pause, poi, impariamo ad ascoltarci di più, incontriamo le emozioni e scopriamo la ricchezza del nostro mondo interiore. Questo ci aiuta ad avere più fiducia in noi stessi e un po’ alla volta scopriamo che nessuna “etichetta” potrà mai definire compiutamente chi siamo. Siamo molto, molto di più.

Riguarda il webinar “Non prenderla sul personale” organizzato da Redooc e con ospite Valentina Giordano che ha presentato suggerimenti di Mindfulness per entrare in relazione con gli adolescenti.

Rimani aggiornato e scopri il calendario dei webinar gratuiti di Redooc.

 

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Mindfulness: strumento per docenti, genitori e studenti