Tamarindo: cos’è, proprietà e controindicazioni

Il tamarindo è un frutto tropicale usato per sciroppi, marmellate, tisane e altre bevande dall’azione delicatamente lassativa

Foto di Tatiana Maselli

Tatiana Maselli

Erborista e Editor specializzata in Salute&Benessere

Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, ambientalista e appassionata di alimentazione sana, cosmesi naturale e oli essenziali, scrive per il web dal 2013.

Cos’è il tamarindo

Il tamarindo è un legume, frutto commestibile del Tamarindo indica, un albero che appartiene alla famiglia delle Caesalpinaceae. La pianta di tamarindo è originaria dell’Africa ma è coltivata in varie zone a clima tropicale in India, kistan, Antille. I baccelli del tamarindo, lunghi una decina di centimetri, sono ricurvi e appiattiti e contengono diversi semi. La polpa del frutto e i semi di tamarindo sono usati in cucina come condimento, per la preparazione di bevande, in cosmetica e in erboristeria.

Le proprietà del tamarindo

La polpa e i semi del tamarindo sono ricchi di monosaccaridi e polisaccaridi, proteine, gomme, pectine, fibre, acidi organici, sali minerali, vitamine e polifenoli. Grazie alla presenza di tali nutrienti, il consumo di tamarindo può contribuire a combattere i danni dei radicali liberi e prevenire di conseguenza l’invecchiamento precoce e l’insorgenza di numerose malattie, in particolare quelle che colpiscono l’apparato cardiocircolatorio. I benefici del tamarindo per cuore e vasi sanguigni sono dati anche dalla sua capacità di regolare i livelli ematici di colesterolo cattivo e trigliceridi, il cui eccesso è considerato fattore di rischio per le malattie cardiache. La presenza di magnesio, inoltre, può aiutare a ridurre la pressione sanguigna e a combattere gli stati infiammatori.

In erboristeria, la polpa e i semi di tamarindo sono utilizzati in preparazioni utili contro la stipsi acuta e cronica per il loro delicato effetto lassativo. I composti presenti nel tamarindo, infatti, richiamano acqua all’interno dell’intestino , aumentando la massa fecale e ammorbidendo le feci, facilitando di conseguenza l’evacuazione. A questo scopo, il tamarindo è consigliato soprattutto per bambini, persone anziane o debilitate: rispetto ad altre piante lassative, infatti, il tamarindo risulta ben tollerato e privo di effetti collaterali rilevanti. Come lassativo per adulti, invece, il tamarindo viene spesso associato a piante purganti dall’azione più forte, sia per modularne l’effetto sia per migliorare il sapore delle preparazioni, dato che questo frutto ha un gusto gradevole, anche se acidulo. Oltre che come blando lassativo, la polpa del tamarindo viene usata anche per preparare bevande decongestionanti e per ridurre l’appetito e la glicemia dopo i pasti.

Nella medicina tradizionale, i frutti e le foglie di tamarindo vengono impiegati anche per le loro proprietà antibatteriche, date dal contenuto di una molecola chiamata lupeolo. Oltre all’attività contro i batteri, sembra che il tamarindo sia efficace anche contro infezioni virali e micotiche, dunque il suo consumo può proteggere l’organismo dall’attacco di microorganismi patogeni.

Come si usa il tamarindo

Nei paesi d’origine il tamarindo si trova sotto forma di frutto fresco che viene consumato crudo o usato per dare una nota acidula alle ricette dolci e salate, preparare condimenti, marinate e salse come la salsa Worcestershire, una salsa agrodolce leggermente piccante usata per insaporire zuppe e minestre e in alcuni cocktail alcolici come il Bloody Mary. Mescolata con zucchero, la polpa di tamarindo viene usata anche per preparare caramelle e sciroppi da aggiungere ai dessert. Esistono anche altri usi del tamarindo: la polpa del frutto è ad esempio usata per lucidare i metalli, poiché la presenza di acidi consente di rimuovere la patina ossidata.

Da noi, invece, è possibile reperire abbastanza facilmente sciroppi e marmellate di tamarindo, oltre alla polpa disidratata e a estratti fluidi e secchi usati in erboristeria. La polpa disidratata di tamarindo va conservata in recipienti ermetici preferibilmente in legno o vetro, non in metallo; si utilizza lasciandola in ammollo in acqua tiepida per alcune ore, per poi bere la soluzione ottenuta, che ha azione leggermente lassativa, decongestionante e saziante. La polpa di tamarindo viene anche aggiunta alle tisane lassative insieme a senna, frangula, rabarbaro. Anche gli sciroppi e le marmellate di tamarindo hanno azione lassativa e sono adatte sia per persone adulte sia per i bambini, chiaramente a dosaggi diversi: negli adulti si somministrano circa 30 grammi di sciroppo o marmellata, mentre per i più piccoli sono sufficienti pochi grammi in base all’età.

Gli estratti di tamarindo secchi e fluidi si trovano in vendita in erboristeria sotto forma di capsule, compresse o gocce e si assumono secondo le indicazioni riportate dal produttore sulla confezione o in base al consiglio personalizzato fornito dall’erborista.

Esiste poi anche la tintura madre di tamarindo, che si prepara macerando i frutti essiccati in una soluzione idroalcolica e che si assume diluendono 40-50 gocce in mezzo bicchiere di acqua, da una a tre volte al giorno. A differenza delle altre preparazioni, la tintura madre di tamarindo non andrebbe utilizzata sui bambini e nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento per via del contenuto in alcool.

Quali sono le controindicazioni del tamarindo?

Il tamarindo è un frutto commestibile il cui consumo non presenta particolari rischi per la salute. Chiaramente né il frutto e i semi né le preparazioni a base di tamarindo, come polpa disidratata e sciroppi o marmellate, devono essere consumati da chi presenta allergie o sensibilità a uno o più composti presenti nella pianta. In più, bisogna tenere conto del fatto che come tutti i rimedi lassativi, anche il tamarindo può interferire con l’assorbimento intestinale di farmaci, dunque le persone che seguono terapie farmacologiche dovrebbero consultare il proprio medico prima di assume tamarindo.