Come mantenere in equilibrio la flora intestinale

Mantenere la flora intestinale in equilibrio è di importanza fondamentale per la nostra salute. Vediamo quali sono le strategie più efficaci.

Roberta Martinoli Medico Nutrizionista Dopo una Laurea in Scienze Agrarie e un Dottorato di Ricerca in Fisiologia dei Distretti Corporei, consegue una Laurea in Scienze della Nutrizione Umana e in Medicina e Chirurgia.

Flora intestinale e salute

È chiaro ormai a tutti i medici che la flora intestinale svolge un ruolo benefico per l’organismo. Ogni cambiamento che altera l’equilibrio della popolazione batterica intestinale può determinare l’insorgenza di malattie quali l’obesità, le allergie e le intolleranze alimentari, le patologie infiammatorie, quelle cardiovascolari e metaboliche.

Cosa può danneggiare la nostra flora intestinale?

Diversi fattori associati alla vita moderna occidentale hanno un impatto negativo sulla microflora del tratto gastrointestinale. Il ricorso frequente agli antibiotici e ad altre categorie di farmaci, lo stress psicologico e fisico e alcuni aspetti legati all’alimentazione influenzano in modo decisivo la composizione del consorzio microbico determinando una condizione di alterato equilibrio nota come disbiosi intestinale.

Flora intestinale e dieta

La dieta rappresenta senza dubbio il principale fattore in grado di condizionare la composizione del microbiota intestinale. Il modello alimentare al quale bisognerebbe ispirarsi è quello della Dieta Mediterranea caratterizzata da una prevalenza di alimenti di origine vegetale minimamente processati. Al contrario la Dieta Occidentale o Western Diet prevede un largo consumo di cibo industriale ricco in grassi saturi, in zuccheri semplici e in additivi alimentari che possono avere un impatto negativo sulla flora intestinale. Una delle caratteristiche della Dieta Mediterranea è la sua abbondanza in fibre solubili e in fibre insolubili. Tra le fibre solubili vanno ricordate l’inulina e i fruttoligosaccaridi o FOS. Queste fibre stimolano la crescita di specifici Taxa batterici (bifidobatteri) i quali esercitano effetti benefici sulla salute e sulla funzione del nostro intestino.

Un altro aspetto tipico della Dieta Mediterranea è la sua abbondanza in metaboliti secondari, ovvero composti sintetizzati dalle piante in risposta allo stress (per es. agenti atmosferici avversi). Tra questi vanno citati il resveratrolo, presente nel vino rosso, la quercitina, presente nel cioccolato, e le epigallocatechine del the verde. La scienza ha ampiamente dimostrato che queste sostanze e i loro derivati possono influenzare l’ecologia intestinale. Ad esempio, l’assunzione di alimenti ricchi in flavonoidi (ndr. sostanze naturali che hanno proprietà antiossidanti e di riparazione dei danni cellulari) ha dimostrato di poter modificare la composizione della flora intestinale esercitando effetti simili a quelli dei prebiotici. In altri termini questi metaboliti inibiscono la crescita dei batteri potenzialmente patogeni (attività antimicrobica o batteriostatica) e stimolano allo stesso tempo la crescita dei batteri commensali. Nello specifico le epigallocatechine, i composti fenolici presenti nel the verde, hanno dimostrato di inibire la crescita di Clostridium, Escherichia coli e Salmonella.
Dunque, la prima cosa da fare per mantenere in equilibrio la flora intestinale è consumare una dieta che si ispiri al modello della Dieta Mediterranea.

Flora intestinale e probiotici

Il termine probiotico deriva dal greco “pro-bios” che significa “a favore della vita”. I probiotici sono microrganismi benefici per l’uomo che vengono utilizzati nella terapia delle disbiosi intestinali. L’OMS ha dato nel 2001 la seguente definizione di probiotico: “Si tratta di un organismo vivo e vitale che se assunto in quantità adeguate è in grado di esercitare un effetto benefico sulla salute dell’ospite.

L’idea di utilizzare dei batteri per poter curare le alterazioni quali-quantitative della flora intestinale è stata formulata per la prima volta dal premio Nobel Metchnikoff. Lo scienziato dimostrò che i battei assunti con gli alimenti sono capaci di modificare la flora batterica intestinale. Quello che accade è che i microrganismi potenzialmente patogeni vengono spazzati via e sostituiti con altri organismi in grado di esercitare un’azione benefica sull’organismo che li ospita. A sostegno delle sue idee, Metchnikoff dimostrò che nelle feci di soggetti sani erano assenti batteri presenti invece in quelli con diarrea. I probiotici attualmente in commercio sono combinazioni diverse di batteri appartenenti ai generi Lactobacillus, Bifidobacterium, Lactococcus, Enterococcus. Nelle formulazioni può essere presente anche un fungo (Saccharomyces).

Come tutti gli integratori alimentari, i probiotici devono rispettare una serie di criteri stabiliti dall’EFSA (European Food Safety Agency). In particolare:

  • si deve garantire la presenza di 1 miliardo di cellule vive alla data di scadenza perché questa è la quantità minima per far sì che una parte dei batteri attecchisca nell’intestino e lo colonizzi;
  • le popolazioni batteriche devono essere vive e vitali a livello intestinale in quantità tale da giustificare gli eventuali effetti benefici;
  • i batteri presenti nella formulazione devono essere in grado di aderire alla mucosa intestinale, persistere e moltiplicarsi.

Assumere integratori a base di probiotici e consumare alimenti fermentati, ricchi di lattobacilli, è un’altra strategia che ci consente di mantenere in equilibrio la flora intestinale.

Flora intestinale e prebiotici

I prebiotici sono sostanze presenti nella dieta. Si tratta di fibre che non vengono digerite dagli enzimi umani e che servono invece da nutrimento per un gruppo selezionato di microrganismi che abitano nel nostro intestino. I prebiotici favoriscono, dunque, la crescita di batteri buoni. Si tratta per lo più di zuccheri complessi. Il Ministero della Salute dà la seguente definizione di prebiotici: “Sostanze di origine alimentare non digeribili che, se somministrate in quantità adeguata, portano beneficio al consumatore grazie alla promozione selettiva della crescita e/o dell’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti contestualmente al prebiotico”. La maggior parte dei prebiotici sono utilizzati come ingredienti alimentari nei biscotti, nei cereali, nel cioccolato, nelle creme e nei prodotti caseari. I prebiotici più noti sono:

  • l’oligofruttosio;
  • l’inulina;
  • i galatto-oligosaccaridi;
  • il lattulosio.

Il lattulosio è un disaccaride di sintesi utilizzato come medicinale nel trattamento della stipsi. L’oligofruttosio si trova in natura in molti alimenti come ad esempio il frumento, le cipolle, le banane, il miele, l’aglio e i porri. Può essere isolato dalla radice della cicoria o sintetizzato enzimaticamente a partire dal saccarosio. La fermentazione dell’oligofruttosio a livello del colon porta numerosi effetti benefici quali, ad esempio, un aumento del numero dei bifidobatteri, l’aumento dell’assorbimento del calcio, l’aumento della massa fecale, la riduzione del tempo di transito gastrointestinale e la possibilità di ridurre i livelli plasmatici di lipidi.

Una terza strategia per mantenere l’equilibrio della flora intestinale è quella di garantirsi un adeguato apporto in fibre.

Flora intestinale e farmaci

I farmaci aiutano a curare le malattie, a contrastare le infezioni e ad alleviare i sintomi legati ad alcune condizioni croniche. Tuttavia, il loro uso può essere gravato da effetti collaterali. Medici e ricercatori non sono sempre consapevoli di tutti i possibili esiti avversi. Un nuovo studio condotto presso l’University Medical Center Groningen e il Maastricht University Medical Center (entrambi nei Paesi Bassi) ha dimostrato che molti farmaci comuni hanno un notevole impatto sulla flora intestinale. Tra questi vanno citati:

  • gli inibitori di pompa protonica (Proton-Pump Inhibitors, PPIs);
  • la metformina;
  • gli antibiotici;
  • i lassativi.

Gli inibitori di pompa protonica sono tra i primi dieci farmaci più utilizzati al mondo. Anche noti come farmaci anti-acido o protettori gastrici, vengono usati per trattare la malattia da reflusso gastroesofageo e per prevenire ulcere gastriche e duodenali. Circa il 25% della popolazione mondiale riferisce di soffrire di bruciori di stomaco almeno una volta al mese. È una percentuale altissima che spiega la grande domanda di questo tipo di farmaco capace di agire sul sintomo. Purtroppo, i PPIs sono spesso prescritti o assunti per lunghi periodi. L’uso prolungato di PPIs è stato associato ad un aumentato rischio di disbiosi.

Per inciso, qualsiasi farmaco capace di alterare l’equilibrio intestinale può avere un ruolo nel favorire le infezioni da Clostridium, Salmonella e Campilobacter. D’altra parte, un microbiota sano contrasta la colonizzazione intestinale da parte di specie potenzialmente patogene attraverso meccanismi che inibiscono direttamente la crescita batterica o che rafforzano il Sistema Immunitario. Assumere i farmaci solo quando strettamente necessario è la scelta migliore per mantenere in equilibrio la nostra flora intestinale.

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