Reflusso gastroesofageo: come si manifesta e si affronta

Lo stile di vita è fondamentale per affrontare il reflusso gastroesofageo: le 5 regole per prevenirlo e i sintomi

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Controllare il peso, abbandonare (o meglio ancora non iniziare) le sigarette, fare almeno 30 minuti al giorno di attività fisica faticosa, ridurre caffè tè e bibite gassate e fare attenzione a non “sovraccaricare lo stomaco. Basterebbero queste cinque regole, a misura di donna, per limitare acidità e bruciori che risalgono dallo stomaco verso la gola, sintomi classici del reflusso gastroesofageo.

A consigliarlo è una ricerca dell’Università di Harvard, pubblicata su Jama Internal Medicine, che ha preso in esame i dati di una popolazione femminile, quella del Nurses Health Study. Grazie a queste semplici misure, infatti, si potrebbero limitare i farmaci assunti per controllare il problema. Ma come nasce il reflusso gastroesofageo? E come si può affrontare?

Perché la donna è a rischio

I sintomi del reflusso sono abbastanza tipici, ma in qualche caso possono ingannare. In genere la sensazione più fastidioso è la “vampata” di acido che sale verso l’alto, al centro del torace, e lascia il classico sapore in bocca, con produzione di grandi quantità di saliva. Gli esperti definiscono questo problema “pirosi”.

Ma a volte anche continui colpi di tosse, inspiegabili, o addirittura un dolore alle orecchie che non trova giustificazioni possono far parte del corteo di disturbi che accompagna questa situazione, legata spesso alle difficoltà della valvola che separa stomaco ed esofago e dovrebbe evitare la risalita dell’acido.

Per le donne, la gravidanza rappresenta un momento di particolare attenzione in questo senso. Ma, più in generale, a rischiare sono le persone che tendono ad avere pasti particolarmente abbondanti e ricchi di grassi, quelle che debbono assumere a lungo farmaci per controllare dolori e infiammazioni, come gli antinfiammatori non steroidei, chi è in sovrappeso.

A rendere più probabile l’insorgenza dei fastidi possono concorrere diversi fattori, dalla presenza di un’ernia iatale che fa risalire una porzione dello stomaco sopra il diaframma fino a particolari condizioni ormonali.

Quando il disturbo è solo occasionale, ovviamente,  basta poco per affrontarlo. Ma se la situazione si mantiene nel tempo, conviene parlarne con il medico e magari sottoporsi ad esami specifici, come la gastroscopia, che permette di visualizzare eventuali lesioni della mucosa dell’esofago e dello stomaco, e soprattutto la Ph-metria, che va protratta per 24 ore e misura l’acidità presente nell’esofago sia di giorno che di notte. In alcuni casi si provvede anche alla “manometria”, test che rivela la presenza di alterazioni funzionali dell’esofago misurando la pressione al suo interno.

Come comportarsi

Lo stile di vita è fondamentale per chi affronta il reflusso gastroesofageo. Oltre ai consigli che emergono dalla ricerca dell’Università di Harvard, bisogna evitare di portare abiti eccessivamente “fascianti” nella parte bassa dell’addome, non indossando cinture o leggings che possono aumentare la pressione dal basso verso l’alto.

Per il resto, a tavola, è importante non arrivare a vere e proprie “overdose” di cibo in un unico pasto, ma frazionare gli appuntamenti alimentari riproponendo i cinque pasti leggeri che si preparano per i bambini. Oltre a sconsigliare l’assunzione di alimenti particolarmente grassi e di evitare cotture come le fritture, bisogna poi fare attenzione ad alcuni alimenti che possono facilitare l’insorgenza del reflusso. In questo senso, il pomodoro e gli agrumi andrebbero evitati o almeno limitati, così come il classico quadretto di cioccolato.

Sul fronte delle bevande, meglio ridurre il consumo di alcolici e di bibite gassate. Quando poi la situazione diventa insostenibile e i farmaci non riescono a controllare il sintomo il medico può consigliare anche un intervento chirurgico. L’indicazione al bisturi va fatta caso per caso ma l’operazione può diventare necessaria soprattutto in caso di ernia iatale o di gravi infiammazioni della mucosa dell’esofago. L’intervento, molto spesso, viene fatto quasi esclusivamente con la laparoscopia, senza il classico “taglio” ma semplicemente inserendo sonde che vengono guidate dal chirurgo.

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