Diabete. Non rinunciare al gusto!

I consigli degli esperti per portare in tavola gli alimenti ideali e combinarli correttamente

Luana Trumino Editor specializzata in Salute&Benessere

L’alimentazione è una delle pietre miliari nella prevenzione e nel trattamento del diabete tipo 2, sia per il controllo glicemico sia nei confronti dei fattori di rischio cardio-metabolici e la riduzione delle malattie cardiovascolari. “L’aderenza a un modello alimentare mediterraneo, anche in assenza di calo ponderale – ha spiegato il prof. Giorgio Sesti, Presidente della Fondazione Diabete e Ricerca, in occasione della conferenza stampa per la giornata Mondiale del diabete 2019 – riduce l’incidenza del diabete del 52% rispetto a una dieta povera di grassi.

La dieta ideale 

Ma come alimentarsi per prevenire la patologia o durante il trattamento della stessa? La dieta – spiegano gli esperti – prevede un’alimentazione ricca di fibre (da ortaggi, frutta, cereali non raffinati) e povera di grassi animali. Le fonti di carboidrati da preferire sono cereali integrali, frutta, legumi e vegetali. In generale, è preferibile evitare carboidrati ad elevato indice glicemico (l’impiego di carboidrati a basso indice glicemico consente di migliorare il controllo della glicemia e riduce anche il rischio di ipoglicemie). L’assunzione con la dieta di grassi saturi e di grassi trans, inoltre, andrebbe limitata al massimo; in generale i grassi dietetici dovrebbero fornire il 20-35% dell’energia totale giornaliera, l’assunzione di colesterolo non dovrebbe superare i 300 m al giorno. 

Inserire nella dieta pesce (meglio se azzurro) due volte alla settimana, fornisce un buon apporto di acidi grassi v-3 polinsaturi.

Va incoraggiato, infine, il consumo di cibi ricchi di antiossidanti, microelementi e vitamine, tutti contenuti nella frutta e nei vegetali. Non ci sono prove scientifiche dell’utilità di somministrare alle persone con diabete supplementi vitaminici (tranne ovviamente che negli stati carenziali) e anche l’uso di alimenti ‘dietetici’ per diabetici non è supportato da evidenze scientifiche.

Alcol sì o no?

Un’introduzione moderata di alcol, fino a 10 grammi al giorno nella donna e 20 grammi al giorno nell’uomo è accettabile, tranne che nei soggetti obesi o con elevati valori di trigliceridi. E’ assolutamente sconsigliata l’assunzione di alcol alle donne in gravidanza e  nei soggetti con storia di pancreatite. I soggetti trattati con insulina possono assumere alcol, ma solo nel contesto di un pasto. 

Diete speciali

Non esistono al momento evidenze per suggerire l’uso di diete a basso contenuto di carboidrati (diete ‘low carb’, < 130 g/die) nelle persone con diabete, che dovrebbero assumerne in quantità tale da garantire il 45-60 per cento delle calorie giornaliere totali. 

In presenza di una funzione renale normale, le proteine dovrebbero fornire il 10-20 per cento delle calorie introdotte giornalmente con la dieta. Le diete iperproteiche (> 20 per cento) nelle persone con diabete andrebbero dunque evitate per un possibile aumento del rischio cardiovascolare e di danno alla funzione renale sul lungo periodo. 

“Le evidenze scientifiche disponibili – continua il prof. Sesti – non consentono di valutare gli effetti a lungo termine delle diete vegetariana, vegana, chetogenica e paleolitica sul diabete tipo 2 e le sue complicanze. Viceversa la dieta mediterranea, basata sull’introito di alimenti ricchi di fibre, provenienti da ortaggi, frutta e cereali non raffinati e povera di grassi di origine animale, è stata ampiamente studiata dimostrando i suoi benefici sia sul controllo del diabete sia sul rischio cardiovascolare”.

Non rinunciare al gusto!

Avere il diabete non significa necessariamente rinunciare al piacere del palato. Per questo, gli esperti SID (Società Italiana di Diabetologia) hanno coinvolto i tutti i responsabili regionali della SID chiedendo loro di inviarre delle ricette regionali gustose e amiche della salute. Per esempio, “Il piatto a base di fave e cicoria – afferma il Professor Giorgio Sesti – fornisce un buon contenuto di calorie con un bilanciato contenuto di proteine, carboidrati e grassi di origine esclusivamente vegetali e pertanto non nocivi per il diabete e per l’apparato cardio-vascolare. Da non trascurare il contenuto di fibre utili per regolarizzare la funzione intestinale. Il tutto ottenuto con un basso costo, cosa che non guasta”. La pasta, nelle giuste quantità (e magari nella varietà ‘integrale’), non solo non deve essere bandita dalla tavola dei diabetici, ma deve esservi molto ben rappresentata. Può essere associata ai legumi, ma anche al pesce oppure ai porcini disidratati, regalando un equilibrato contenuto di proteine, carboidrati e fibre. Cosa importante, quest’ultima versione fornisce un apporto di grassi non nocivi ovvero di grassi monoinsaturi e polinsaturi, il tutto completato da una buona digeribilità.

Via libera anche agli arancini, magari da preparare con carne magra e cotti con una friggitrice ad aria. 

Chi ama il pesce, può concedersi le sfiziose sarde ‘a beccafico’. Secondo il prof. Purrello, rappresentano un piatto nutriente e gustoso, da accompagnare con un contorno di verdure. Il pesce azzurro è ricco di omega 3, un acido grasso essenziale con funzione protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari. Data la presenza di pangrattato, si consiglia di ridurre la quantità di pane o pasta, se si decidesse di abbinarli a questo piatto. E’ infine possibile preparare una versione ‘light’ anche della caponata, piatto molto popolare della cucina siciliana, sostituendo la frittura con una cottura al forno. Gli ingredienti sono sempre gli stessi: melanzane, peperoni, carote, cipolle, sedano, capperi. Dopo la cottura al forno, va servita fredda. In questo modo diventa un piatto decisamente salutare: ‘liberato’ dalla frittura, mantiene il sapore e le qualità delle tante verdure.

 

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