È uno dei grandi dilemmi di chi si avvicina all’attività fisica o pratica sport: meglio allenarsi al mattino o al pomeriggio/sera? Nel caso specifico di chi si dedica al movimento per migliorare la salute, ecco che arriva la risposta degli esperti, soprattutto per quanto riguarda la glicemia: se si soffre di diabete di tipo 2 è più indicato camminare nel pomeriggio.
Lo studio su cammino e glicemia
A indagare se esistano differenze a seconda delle fasce orarie, in termini di beneficio per l’abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue, sono stati i ricercatori dell’università di Copenhagen e del Karolinska Institutet di Stoccolma, che hanno pubblicato un report sulla rivista scientifica Trends in Endocrinology & Metabolism. Secondo lo studio, l’esercizio fisico svolto nelle ore pomeridiane porta a stimolare il metabolismo in modo che i livelli di glicemia siano più bassi e si possa beneficiare di una migliore risposta insulinica dopo le sessioni pomeridiane rispetto a quelle mattutine. Si tratta di un fattore importante, specie per persone affette da diabete di tipo 2.
Cosa accade nei diabetici
“C’è un crescente numero di prove che suggeriscono che l’esercizio fisico svolto nel tardo pomeriggio possa offrire benefici supplementari per la salute”, ha spiegato la professoressa Trine Moholdt, scienziata dello sport presso l’Università norvegese di scienza e tecnologia di Trondheim, in Norvegia, citata anche dal Washington Post, che ha dedicato un articolo all’argomento. Come viene illustrato nello studio, la motivazione ha a che fare con il ritmo circadiano seguito dal corpo umano, nell’arco delle 24 ore. Questo “orologio biologico”, scandito e influenzato dalle diverse attività svolte durante il giorno e la notte – come risveglio, attività lavorative o di altro tipo, pasti, ecc. – avrebbe una sorta di equivalente anche a livello cellulare.
L’orologio biologico e quello cellulare
Ogni azione comporta degli effetti sulla frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, la fame, la temperatura corporea, l’energia, la sonnolenza, ma anche la forza e la secrezione di insulina, che però variano a seconda degli orari, con picchi e cali per lo più prevedibili nell’arco della giornata e della nottata. Nei pazienti con diabete di tipo 2, però, si assiste a un “disallineamento circadiano”, con l’interruzione dei cicli biologici o la loro alterazione. Come sottolineano i ricercatori, infatti, nei soggetti coinvolti nello studio e sottoposti a sedute di esercizio fisico relativamente intenso al mattino o al pomeriggio, si sono osservati livelli di glicemia più bassi e salutari che resistevano fino a 24 ore. Al contrario, lo stesso tipo di attività eseguita al mattino ha portato a maggiore glicemia e minore sensibilità all’insulina, protratte per ore. Gli stessi risultati sono stati ottenuti anche con altro tipo di test. “La maggior parte degli studi riporta livelli di glucosio post-esercizio più elevati negli individui con diabete di tipo 2 al mattino rispetto al pomeriggio”, hanno confermato gli autori della ricerca nella nuova revisione.
Il “fenomeno dell’alba”
A spiegare questo effetto “anomalo” è quello che i ricercatori svedesi hanno ricordato essere il “fenomeno dell’alba”, ossia un picco glicemico particolarmente elevato nelle prime ore del giorno. è noto che proprio a inizio giornata, infatti, ci sono concentrazioni maggiori di cortisolo, il cosiddetto “ormone dello stress” che, nella sua funzione primaria, ha lo scopo di stimolare l’organismo, agendo sul fegato in modo che rilasci le riserve di zuccheri, che rappresentano il “carburante” dell’organismo. Se nei soggetti sani il pancreas produce insulina liberare gli zuccheri, chi soffre di diabete di tipo 2 è insulino-resistente, dunque ne produce un minor quantitativo. La conseguenza è di registrare livelli di glucosio superiori. All’interno di questo meccanismo alterato si inseriscono gli effetti dello sport al mattino.
Lo sport al mattino: che effetto ha
Se alle normali attività si aggiunge anche una sessione di allenamento, come spiegano i ricercatori, aumenta il fabbisogno energetico per i muscoli: questo porta l’organismo a una maggiore produzione di cortisolo e, di conseguenza, anche a un rilascio superiore di zuccheri nel sangue. Un soggetto sano, però, riuscirà a bruciarli, con l’attività muscolare, mentre nelle persone diabetiche il trasporto dello zucchero ai muscoli avviene in modo meno efficace, quindi il glucosio rimane in circolo. Per questo, come sottolinea la professoressa Wallberg-Henriksson, “l’esercizio fisico mattutino (risulta) meno efficace per il metabolismo del glucosio nelle persone con diabete di tipo 2 rispetto allo stesso allenamento svolto più tardi nel corso della giornata”.
Camminare: quando e quanto
Se il movimento è dunque consigliato soprattutto nelle ore pomeridiane, non va comunque sconsigliato anche al mattino: “Il messaggio più importante rimane che l’esercizio fisico, a qualsiasi ora, è meglio di nessun esercizio“, ha chiarito Juleen Zierath, fisiologa del Karolinska Institute e coautrice della revisione. L’indicazione è semplicemente di orientarsi verso un’attività a minor impatto: “Un’attività fisica più leggera, come una camminata veloce, non sembra avere lo stesso effetto legato all’orario” di uno sforzo più intenso, come precisato da Wallberg-Henriksson.
Per chi sono utili di consigli dei ricercatori
I consigli dei ricercatori sono particolarmente utili, dunque, per chi soffre di diabete di tipo 2. Si tratta di circa 4 milioni di persone in Italia. Come spiega il ministero della Salute, “Il diabete mellito di tipo 2, detto anche diabete dell’adulto, rappresenta il 90% dei casi di diabete. È una malattia cronica non trasmissibile caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue ed è dovuta a un’alterazione della quantità o del meccanismo d’azione dell’insulina. È detto di tipo 2 per differenziarlo dal tipo 1 (detto anche diabete giovanile, 10% dei casi)”. Le statistiche mostrano come il numero di casi sia cresciuto del 65% negli ultimi 20 anni, con alcune differenze regionali: prevale al Sud (7%) e nelle Isole (6,7%) rispetto al Nord-ovest (5,4%), Nord-est (5,3%) e Centro (5,5%). Il diabete di tipo 2 è fortemente correlato a sovrappeso e obesità, scorretta alimentazione, sedentarietà.