Perché mi sono separata a 50 anni

In molti mi hanno detto che tanto valeva farlo prima o non farlo proprio. Ma io sono dell'idea che non è mai troppo tardi per cambiare vita, quando quella che viviamo non ci rende più felici

Quando ho annunciato che mi sarei separata da mio marito dopo 25 anni insieme, mi sono sentita ripetere come un disco: «Ma perché proprio adesso? Non potevi farlo prima? Ormai avete tutte e due un’età».

L’età a cui facevano riferimento era 50 anni, che avrei compiuto da lì a poco. Separazione consensuale, nessun piatto rotto, niente grida che si sentono fino in mezzo alla via. Potevo pensarci prima? Forse, mi risposi all’epoca tra me e me.

Ci si aspetta che una coppia di lunga data arrivata “a una certa età” resti in ogni caso insieme, per invecchiare insieme. Fa brutto pensare a una donna o a un uomo anziano che vivono soli, non è vero?

Poi si dice anche “lo faccio per i figli“, ed è una cavolata. Ma io e mio marito, come vi raccontavo prima, non abbiamo mai dato in escandescenza e vivevamo civilmente sotto lo stesso tetto. Solo che non ci amavamo più da un pezzo ma non avevamo il coraggio di dircelo.

E adesso voi mi direte che è normale, che l’amore si trasforma, che la passione si spegne, che restano l’affetto e il rispetto. Beh, e se vi dicessi che a me tutto questo non stava più bene?

Me lo ricordo ancora il giorno in cui guardandomi allo specchio l’ho capito. Mancavano due mesi al mio cinquantesimo compleanno. Ero nell’ingresso di casa, stavo uscendo ma ero tornata indietro per prendere una pashmina da mettermi al collo. Avevo le chiavi dell’auto in mano e indossavo una giacca beige: un colore neutro, che rispecchiava perfettamente com’ero all’epoca. Ho visto con la coda dell’occhio la mia immagine e mi sono fermata, davanti lo specchio, a guardarmi.

Non mi sono trovata né vecchia, né giovane, né brutta, né bella. Semplicemente non mi sono trovata. Io non ero, io non esistevo, io non stavo andando da nessuna parte. La corrente di una vita né troppo bella, né troppo brutta, né facile, né difficile, mi aveva trascinata in un non posto dove io vivevo senza essere viva.

Uscendo di casa ho guidato. Ho parcheggiato l’auto vicino un parco e mi sono seduta su una panchina a guardare gli stormi di uccelli che in quel periodo dell’anno si preparavano ad andare verso Sud. In quel momento ho deciso che non volevo più dividere l’esistenza con mio marito. Pian piano il cielo diventava scuro e le luci della città iniziavano a brillare. Era ora di tornare a casa, era ora di parlare.

Io e il mio ormai ex marito abbiamo avuto tre bellissimi figli, dei quali sono orgogliosa e felice. Lui è stato un buon padre. Ma non volevo invecchiare con qualcuno per cui non provavo più niente, preferivo la solitudine. Meglio stare sola che continuare la recita di un matrimonio che non c’è.

Ci si trova, ci si ama, si costruisce. Poi succede anche che ci si allontana, ci si perde e qualche volta non ci si ritrova più. A noi è successo, e io non sarei più riuscita a guardarmi allo specchio senza sentire un nodo allo stomaco, se avessi continuato a far finta di niente.

Lo potevo fare prima, dunque? No, l’ho fatto quando era il momento giusto.

Sono passati 10 anni da quel giorno, e quest’anno soffierò sui 60. Nel frattempo sono arrivati due nipoti. Tra pochi mesi smetterò anche di lavorare.

Amo la mia vita? Sì. Anche se non ho un uomo al mio fianco.

Foto Tithi Luadthong, 123rf

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