Cervatto è un posto speciale, che forse non sentiamo nominare spesso, eppure è un piccolo paese piemontese degno di attenzione: circa cinquanta abitanti scarsi, tra i comuni meno popolosi d’Italia, posto a oltre mille metri di quota tra le pieghe della Valsesia. E proprio qui, su un poggio che domina tutto il borgo, si trova una delle ville-castello meno conosciute e più affascinanti del Piemonte. Si chiama “Villa-Castello di Cervatto”, la fece costruire la famiglia Montaldo a fine Ottocento, e ha una storia che merita di essere raccontata.
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Alla scoperta della Villa-Castello di Cervatto
L’idea della villa nasce nella seconda metà dell’Ottocento dal commendatore Giuseppe Montaldo. La famiglia, già benestante, decide di costruire una residenza su misura proprio a Cervatto, con un linguaggio architettonico ben preciso, che si ispira alle grandi dimore turrite del centro-nord Europa. Da qui il nome con cui ancora oggi tutti la chiamano in paese: “Il Castello”. In realtà però sarebbe più corretto parlare di villa-castello, perché la struttura riprende soltanto le forme delle fortezze, non le funzioni: è sempre stata una casa privata.
E poi c’è la posizione, che più di ogni altra cosa rende questa villa così riconoscibile. I Montaldo scelgono per la loro residenza un terreno appena rialzato rispetto al centro del borgo, una specie di poggio naturale da cui la vista si apre su tutta la valle senza interruzioni. È una scelta tutt’altro che casuale: chi arriva a Cervatto dalla strada carrozzabile la nota subito, ancora prima di entrare in paese, perché veglia dall’alto la località come una sentinella. Le mura, le forme massicce, il profilo delle torrette: conserva ancora quell’aria un po’ fiabesca. Le case del borgo, ai suoi piedi, sembrano quasi raccolte intorno alla residenza.
Lo stile
L’aspetto che colpisce per primo è la matrice teutonica dell’edificio. Non è un caso: nel periodo in cui fu costruita, alla fine dell’Ottocento, l’architettura di questo stampo esercitava un grande fascino sulla borghesia italiana. La famiglia Montaldo scelse questa direzione stilistica.
Più che ispirarsi alle tipiche cascine alpine o all’architettura tradizionale, la villa porta nel suo profilo qualcosa che ricorda le residenze signorili tedesche e austriache dell’epoca, con elementi turriti, finestre incorniciate, quel senso di solidità un po’ severa che caratterizza le tipiche case nobiliari. Un linguaggio architettonico che ha sempre avuto una sua caratteristica distintiva, raffinato e dal gusto internazionale.
Anche il contrasto con il borgo circostante è parte del carattere della villa. Cervatto è fatto di case in pietra, tetti spioventi, viuzze strette che si arrampicano sul versante.
Quanto ai simbolismi, vale la pena fermarsi un attimo sullo stemma del comune. Concesso ufficialmente con decreto del Presidente della Repubblica nel dicembre del 1963, lo stemma di Cervatto raffigura una torre quadra a due piani, con merlatura ghibellina, e in alto una testa di cervo. Il riferimento al cervo richiama il toponimo, e la torre rafforza quell’immaginario castellano che a Cervatto trova un’eco anche nella villa dei Montaldo
Il panorama mozzafiato
Non è difficile intuire il motivo della costruzione della villa così imponente in un paesino tanto piccolo, perché basta affacciarsi una volta dalle terrazze di Cervatto per capire. Il panorama che si apre non si dimentica: davanti, la conca di Fobello che si distende ai piedi delle montagne; intorno, le cime, ognuna con il suo profilo, i suoi alpeggi, le sue creste che si inseguono.
E, in effetti, Cervatto viene ancora chiamato “Conca di Smeraldo”, per la bellezza e la qualità del verde che circonda il paese durante la bella stagione. È un punto di osservazione privilegiato, per trovarsi davanti uno spettacolo indimenticabile.
Il paese è composto da una piazzetta centrale e da sei piccole frazioni sparse – Cadvilli, Cadiano, Giavina, Orlino, Oro Negro, Tamponaccio – distribuite sui versanti circostanti, ognuna con il suo angolo di vista. Per chi ama camminare, c’è il Sentiero dell’Arte, un percorso del CAI che porta fino alla Madonna del Balmone, costellato di oratori e cappelle votive, ed è uno dei modi più suggestivi per scoprire il territorio.
Cervatto durante la Belle Époque
La storia della villa-castello si capisce solo se la si inserisce nel contesto in cui è nata. Cervatto entra nella sua stagione più luminosa tra fine Ottocento e primi anni del Novecento. Sono gli anni della Belle Époque e il borgo valsesiano diventa una meta amata dalla borghesia piemontese e lombarda. Industriali, imprenditori del tessile, famiglie che si erano arricchite con la nuova economia cercavano un posto dove staccare dalla vita cittadina, e Cervatto faceva al caso loro.
Perché aveva, e ha tutt’oggi, esattamente tutto questo: silenzio, aria pulita, paesaggio straordinario e una posizione raggiungibile. E qui un ruolo lo ebbe l’imprenditore tessile Pietro Bayla, che spinse perché venisse costruita la strada carrozzabile da Varallo a Fobello, e da lì fino a Cervatto. Senza quel collegamento, chissà, la storia del borgo sarebbe stata diversa.
Le famiglie che scelsero questo angolo di Valsesia per costruire le proprie residenze sono nomi che hanno fatto la storia industriale italiana. I Borsalino, la famiglia del celebre cappello in feltro, azienda nata ad Alessandria nel 1857, fecero edificare una villa chiamata “La Cervattina”. I Banfi furono tra i fondatori della Manifattura di Legnano, attiva dal 1901 fino al 2008. E poi la famiglia Dell’Acqua, di origini lombarde, e i Montaldo stessi, autori del Castello di cui stiamo parlando. E la villa-castello dei Montaldo è ancora lì, sul suo poggio, a ricordare un’epoca che non c’è più ma che da queste parti si sente ancora.