C’è un momento, quando si guarda Château d’Ussé che svetta tra la foresta di Chinon e il paesaggio morbido della Valle della Loira, in cui si perde contezza del tempo. Non solo, anche dello spazio, ritrovandosi in un luogo che sembra a tratti onirico.
Si sa, il Castello di Ussé ha un legame a doppio filo con la Bella Addormentata, ma finché non ci si trova al suo cospetto, si tende a dimenticare il suo retroscena fiabesco. Poi basta poco per fare un salto nei libri di narrativa fantastica del XVII secolo.
Già ad un primo sguardo la leggenda che collega il castello a Charles Perrault appare subito visibile. E ciò nonostante la sua architettura tenda a non stupire con l’eccesso, quello tipico dei manieri da fiaba, ma invece a sedurre con equilibrio, proporzione e raffinatezza.
Una combinazione vincente, che ancora oggi lo rende uno dei più interessanti château francesi da visitare. Uno di quelli da osservare con uno sguardo accorto, per saggiare la storia, gli incantevoli interni e i giardini che puntano a contendersi il primato di magnificenza con Versailles.
Indice
Castello di Ussé, non solo maniero della Bella Addormentata

La connessione tra Ussé e la Bella Addormentata nasce dalla frequentazione del castello da parte di Charles Perrault, autore di questa e altre favole note. Lo scrittore era un ospite abituale della famiglia Valentinay, che nel XVII secolo ne prese possesso.
Da quanto si dice, l’amicizia tra Perrault e il marchese di Ussé, il controllore delle finanze di Luigi XIV, avrebbe portato lo scrittore spesso tra le stanze del castello. E le silhouette slanciate delle torri, i tetti in ardesia e il profilo immerso nel verde avrebbero favorito l’ispirazione per “La Bella Addormentata nel Bosco”.
Ma ridurre Ussé a semplice “castello Disney ante litteram” sarebbe limitante. La vera forza estetica del complesso sta nell’aver mantenuto un equilibrio raro tra funzione difensiva e trasformazione residenziale.
La struttura originaria, nata intorno all’anno Mille come fortezza strategica, fu alleggerita col passare del tempo, fino a diventare una dimora di rappresentanza. È questo passaggio storico, senza nulla togliere alla fiaba, a rendere il castello affascinante anche dal punto di vista progettuale.
Gli ambienti interni, ancora oggi, conservano arredi storici, tappezzerie, boiserie e dettagli lignei che raccontano il gusto aristocratico francese stratificato in più epoche. Un equilibrio che risulta il vero punto di forza per ogni edificio storico aperto al pubblico.
Un castello costruito in più epoche
Se osserviamo Ussé da vicino, notiamo subito come l’edificio non parli un unico linguaggio architettonico, ma sia una composizione armonica di epoche differenti. Le prime origini risalgono al Medioevo, quando la posizione sulla valle dell’Indre aveva una funzione militare.
Ma già nel XV secolo, sotto Jean V de Bueil, valoroso combattente della Guerra dei Cent’Anni, il castello va perdendo parte della propria rigidità difensiva per acquisire un carattere più residenziale. Un percorso che prosegue con la famiglia d’Espinay, che ne ingentilisce il volto della struttura.
È infatti questo il periodo in cui si notano i primi elementi rinascimentali, evidenti soprattutto nelle finestre, nelle proporzioni delle facciate e nella cappella. Qui si percepisce la transizione francese tra gotico fiammeggiante e primo Rinascimento.
Nel Seicento si arriva poi al vero intervento di trasformazione di Ussé in dimora aristocratica. Così fanno la loro comparsa terrazze, aperture panoramiche e giardini formali, utili a rendere il castello parte integrante del paesaggio.
È il segno fondamentale che la nobiltà francese dell’epoca non concepiva più il castello come luogo chiuso e difensivo, ma come dispositivo scenografico immerso nella natura. Un aspetto mantenuto intatto ancora oggi dalla famiglia Blacas, proprietaria dal 1813.

Gli interni: il vero cuore estetico di Ussé
Se gli esterni del castello sono apprezzati e riconoscibili al primo sguardo, sono gli interni la vera chicca dal punto di vista culturale e decorativo. Di fatti, Ussé non regala esperienze museali astratte, ma mantiene invece un’atmosfera domestica e reale.
Le stanze non sembrano allestite, ma vissute nel tempo: una continuità per cui si deve ringraziare la famiglia Blacas, che ancora risiede nel castello. Una presenza umana discreta che non interferisce con le visite, ma che rende meno asettico l’impatto con gli spazi.
A tal proposito, gli ambienti più notevoli sono quelli legati alla vita aristocratica del XVII e XVIII secolo: camere con letti a baldacchino, saloni impreziositi da tappezzerie damascate, ritratti di famiglia e arredi lignei originali.
La palette cromatica la potremmo definire quasi attuale, dominata da beige caldi, verdi profondi e tonalità polverose che oggi ritroviamo spesso anche nei progetti di interior design contemporanei ispirati al gusto francese classico.
Ma interessante è anche il rapporto tra luce naturale e arredo. Le grandi aperture introdotte durante la fase rinascimentale modificano la percezione degli spazi, ammorbidendo l’impianto medievale e creando una continuità visiva con i giardini.

I giardini di Le Nôtre e l’idea francese di paesaggio
Non si può parlare di Ussé senza citare i suoi spazi verdi, associati al nome altolocato di André Le Nôtre, lo stesso creatore dei giardini di Versailles. Qui però il linguaggio di Le Nôtre appare più misurato rispetto alla grandiosità della Reggia francese.
Le terrazze di Ussé seguono il naturale declivio del terreno e dialogano con il paesaggio della Loira senza dominarlo. È proprio questa moderazione a rendere il luogo così elegante, ricercato, con le geometrie verdi che accompagnano l’architettura invece di sovrastarla.
A tal proposito, va citato anche il contributo di Sébastien Le Prestre de Vauban per l’architettura paesaggistica delle terrazze. Una curiosa dimostrazione di come l’ingegneria militare, nella Francia del Grand Siècle, abbia fatto da partner strategico all’edilizia civile.
Non ci sono stonature: una passeggiata tra i viali fa percepire agli ospiti quell’idea francese seicentesca di immersione “calcolata” nella natura. Il verde non appare né spontaneo né disordinato, anzi, riflette uno spazio costruito per accompagnare il visitatore.

Il castello oggi: tra patrimonio e conservazione
Uno degli aspetti più interessanti di Ussé riguarda la conservazione del patrimonio, che lo rende un piacevole esempio di edificio storico non trasformato in attrazione turistica. Al maniero la dimensione storica rimane centrale, evitando gli allestimenti da grande pubblico.
Il castello, come accennato, è ancora abitato dalla famiglia proprietaria e questo contribuisce a preservare una certa autenticità degli ambienti. Gli interventi di restauro hanno mantenuto nel tempo materiali, arredi e finiture originali senza eccedere in ricostruzioni invasive.
D’altro canto, Ussé vive anche grazie alla fama e al prestigio culturale che gli hanno conferito i suoi ospiti celebri. Non solo Perrault, anche François-René de Chateaubriand ha soggiornato qui e si dice che alcuni cedri del Libano nel parco siano un dono dello scrittore.
Ciò che rende Ussé memorabile, quindi, non è soltanto la connessione con una fiaba celebre. È la capacità di raccontare storia, cultura e secoli di gusto francese attraverso pietra, tessuti, aneddoti, prospettive e paesaggio.
Per questo il Castello di Ussé non perde smalto, restando una delle mete più ambite e visitate della Valle della Loira. Tra favole, architettura militare trasformata in dettagli di pura delizia residenziale, pittoreschi affacci nel verde e foto instagrammabili dei turisti.