Il design “nuovo” che tutti vogliono è quello che, in realtà, arriva dal passato. Anche quest’anno il Salone del Mobile ha messo in scena un’idea ormai radicata, che si è fatta spazio tra le novità e le tendenze all’avanguardia presentate: le forme nate decenni fa vengono riscoperte e sembrano oggi ancora più attuali, e i pezzi che hanno vissuto una vita precedente sono fonte di inesauribile ispirazione.
Le aziende hanno aperto i loro archivi, riscoprendo progetti iconici, rivisitandoli e rimettendoli in produzione. Nasce così il vintage “nuovo di fabbrica”: il design storico italiano — in particolare quello del Dopoguerra — viene rielaborato attraverso la sensibilità e la qualità produttiva contemporanea, cambiando il volto delle nostre case.
I modelli del passato tornano protagonisti con freschezza, trasformandosi in pezzi che non sono solo arredi, ma piccole opere d’arte quotidiane.
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La lampada Medusa di Carlo Nason torna in produzione
Un primo esempio di questo equilibrio tra creatività fresca e di lunga data è la riedizione, da parte dell’azienda britannica Established & Sons, della lampada Medusa disegnata negli anni Sessanta dall’italiano Carlo Nason. Si tratta del secondo debutto di un elemento di illuminazione tratto dagli archivi del designer, dopo il modello “Gelato” presentato alla Milano Design Week del 2025.

Attraverso i diffusori in vetro opalino multistrato soffiato a bocca, che danno vita a forme morbide e sinuose, la lampada rende omaggio all’arte tradizionale di Murano, adattando il linguaggio espressivo di Nason — influenzato dalla sperimentazione formale del Modernismo italiano, dai movimenti artistici degli anni Cinquanta e Sessanta e dall’Art Déco — in una dimensione contemporanea. La nuova declinazione è disponibile nelle versioni da tavolo, a sospensione e da parete, con tecnologia LED per una luce calda e indiretta.
Il tavolo Vertebra di Carlo Mollino torna per Zanotta

Il tema del revival si è ritrovato anche con la riproduzione di Zanotta dell’iconico tavolo Vertebra, disegnato da Carlo Mollino nei primi anni Cinquanta, presentata per la prima volta alla MDW 2026.
Il pezzo è composto da un piano in cristallo extra-chiaro temperato, largo circa un metro e spesso 1,2 centimetri, con lunghezza variabile tra 3 e 3,2 metri. Si appoggia, come il suo predecessore, su una struttura scheletrica in multistrato placcato rovere con vertebre in legno massello di rovere — finitura naturale o tinto nero — che richiama l’architettura dell’ala di un aereo d’epoca.

Il tutto è sostenuto da tiranti e piedini in acciaio nichel-satinato, che conferiscono equilibrio e continuità visiva combinando rigore ingegneristico ed eleganza formale.
Zanotta ripristina inalterata la visione originale di Mollino tramite una produzione industriale precisa e meticolosa. Vertebra — definito “tavolo fatto d’aria” dall’amministratore delegato di Cassina, Luca Fuso — rappresenta l’esempio più significativo del design italiano nel dialogo tra struttura e leggerezza, tra materia e trasparenza.
Gianfranco Frattini al Castello Sforzesco

La rivisitazione delle creazioni dei grandi maestri non smette di conquistare, e questo ha trovato ulteriore conferma nella mostra allestita al Castello Sforzesco durante la settimana del Salone per la celebrazione del centenario della nascita di Gianfranco Frattini.
Sullo sfondo di pannelli laccati color rosso mattone, sono state esposte riedizioni di diverse opere realizzate tra gli anni Cinquanta e Ottanta, tra cui un set di quattro tavolini rotondi impilabili progettati nel 1966 per Cassina.
La nuova versione viene proposta in lacca Pinot Noir — invece dell’originale struttura in faggio tinto noce o laccato nero — ma mantiene i piani rimovibili in formica laminato su entrambi i lati nei colori bianco e nero.
La serie, che sovrapponendo forma una scultura a forma di tamburo, rappresenta un emblema del design italiano di quell’epoca, orientato all’innovazione e alla ricerca di funzionalità assoluta.