L’appartamento a Pesaro dove vivere in mezzo al design del Novecento

A Pesaro, nel palazzo modernista degli anni Trenta dove vivono Raffaella e Stefano, ogni oggetto ha una storia e nulla è solo da guardare

Foto di Christian Conovalu

Christian Conovalu

Esperto in Interior Design

Appassionato di interior design, ne ha fatto tema di studio spinto da sempre dalla creatività e dalla condivisione di pillole sull'abitare.

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Molti anni fa a Londra si incontrarono un italiano e un’italiana. Li unì l’amore e una passione comune per gli oggetti belli: il design degli anni Cinquanta e Sessanta, le lampade, le sedie, le ceramiche che l’Europa produceva in quel periodo con una qualità e un’inventiva che non si sono più ripetute.

Qualche anno dopo tornarono nella loro Pesaro, fondarono una famiglia e un’azienda. La passione divenne un mestiere, e la collezione si trasformò in galleria e studio di design.

Tre persone attorno al tavolo rotondo in legno nella sala da pranzo, lampadario a due coppe bianche sopra, parete con galleria di quadri e poster, fox terrier bianco accanto all'uomo a destra
Jola Skóra / Alicja T. - IPA LIVING
Raffaella Moroni, Gregorio e Stefano Pompucci ritratti nella sala da pranzo, con il lampadario di Franco Albini per Sirrah e la parete di opere d’arte sullo sfondo. Zeta è seduto accanto a Stefano

La galleria si chiama Zucca, è nascosta tra le strade silenziose del centro storico, ed è uno di quei posti che sembrano più piccoli di quello che sono: si entra convinti di aver visto tutto, si chiacchiera con Stefano Pompucci davanti a un espresso, e poi si scopre che c’è ancora altro.

Ingresso con pavimento a scacchiera in marmo grigio e bianco, sedia scultorea in legno di ulivo grezzo, porta in legno scuro aperta sulla cucina, pianta verde in vaso a sinistra
Jola Skóra / Alicja T. - IPA LIVING
L’ingresso dell’appartamento con la sedia ricavata da un tronco di olivo secolare che accoglie i visitatori. Il pavimento è in marmo a scacchiera grigio e bianco

Dall’altra parte della strada, in un palazzo modernista degli anni Trenta, c’è l’appartamento di Stefano e di sua moglie Raffaella Moroni. Ogni pomeriggio e quasi ogni sabato aprono la porta ai clienti e agli amici, perché i mobili e gli oggetti si capiscono davvero solo quando li si vede funzionare in una casa vera.

L’ingresso: pareti nere e lampade degli anni Settanta

Corridoio con pareti nere e pavimento in marmo grigio a moduli irregolari, fox terrier bianco in primo piano, Ball Chair rossa visibile attraverso porta aperta sul soggiorno illuminato
Jola Skóra / Alicja T. - IPA LIVING
Il corridoio con le pareti nere e il pavimento in marmo a moduli irregolari: dalla soglia si intravedono la Ball Chair rossa nel soggiorno e, a destra, le librerie illuminate dell’ufficio. Zeta attraversa la scena

Una sedia ricavata da un tronco di olivo secolare accoglie già dalla soglia. Il lungo corridoio ha le pareti nere e il pavimento in marmo a moduli irregolari: uno sfondo volutamente scuro, pensato per far risaltare la collezione di lampade degli anni Settanta e le opere d’arte contemporanea appese lungo il percorso. Pitture, sculture, ceramiche.

Corridoio con pareti nere e pavimento in marmo a moduli irregolari, scultura neon bianca a forma organica appesa alla parete, valigetta in alluminio con scritta Tutti Designers sotto, specchio a figura intera laterale
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Nel corridoio con pareti nere e pavimento in marmo irregolare, un’opera al neon a forma organica illumina la parete; sotto, una valigetta in alluminio con la scritta “Tutti Designers”. Accanto, uno specchio a figura intera riflette la scena

In questo appartamento i vernissage si fanno spesso, con artisti internazionali che espongono qui come se fosse una piccola galleria. Tra i prediletti di Raffaella e Stefano ci sono i dipinti su carta di Zbigniew Sałaj, oggetti-quadro con una presenza fisica rara.

Corridoio con pareti nere e pavimento in marmo irregolare, grande dipinto raffigurante volto frontale di donna in toni grigi e verdi, sedia in legno curvato rossiccio con gambe nere, pile di libri a sinistra
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Nel corridoio con pareti nere, un grande ritratto frontale di figura femminile domina la parete. Sotto, una sedia italiana in legno curvato degli anni Cinquanta con gambe in metallo nero. A sinistra, le pile di libri usate come elemento d’arredo
Corridoio lungo con pareti nere, lampada da terra a stelo con sfere in vetro bianco, sedia in legno curvato, kimono blu con decorazioni appeso a destra, quadro con tenda rossa sul muro e pile di libri a sinistra
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Il corridoio visto in lunghezza: la lampada a stelo con sfere multiple in vetro bianco, la sedia in legno curvato, un kimono blu appeso alla parete destra e una stampa Fornasetti in alto. Libri impilati ovunque

Il soggiorno e la sala da pranzo in enfilade

Soggiorno con Ball Chair bianca con interno rosso, divano in velluto blu notte, camino in marmo con decorazioni sul mantello, dipinto blu su parete sinistra e scultura testa di bufalo bianca in alto
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Il soggiorno con la Ball Chair bianca e rossa, il divano in velluto blu notte di Afra e Tobia Scarpa per B&B Italia e il camino in marmo. Sul muro il grande dipinto blu e, appesa sopra al caminetto, la testa di bufalo in ceramica bianca

Le stanze preferite della famiglia sono il soggiorno e la sala da pranzo, collegate in enfilade da una porta a doppia anta con vetri a losanghe. In questo spazio luminoso Stefano e Raffaella compongono e ricompongono continuamente: i mobili cambiano disposizione, alcuni pezzi vanno e vengono, ma ci sono alcuni oggetti che non usciranno mai da questo appartamento.

Fox terrier bianco e marrone in piedi sulle zampe posteriori davanti a un tavolino in acciaio cromato con libri aperti, pile di volumi di design e arte sullo sfondo, parquet a spina di pesce
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Zeta, il fox terrier di casa, davanti alle pile di libri sul design che occupano gran parte dello spazio del soggiorno. Il tavolino in acciaio cromato con piano in vetro e i portacenere in ottone completano il quadro

Il divano in velluto blu notte, disegnato da Afra e Tobia Scarpa per B&B Italia negli anni Settanta, è uno di questi. Come lo è il paravento di Piero Fornasetti degli anni Cinquanta, pezzo iconico del maestro milanese del trompe l’oeil. E la lampada da tavolo scultorea di Eder Radici, dello stesso periodo, che dialoga con la poltrona Wassily di Marcel Breuer — una delle sedie più fotografate del Novecento, qui usata davvero, ogni giorno.

Sala da pranzo luminosa con tavolo rotondo in legno, sedie a sbalzo in tubolare cromato con seduta nera, lampadario a due coppe bianche in acciaio cromato, finestra aperta sul verde, palma in vaso a destra
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La sala da pranzo con luce naturale: il tavolo rotondo francese degli anni Sessanta, le sedie in tubolare cromato nero e il lampadario di Franco Albini per Sirrah visti dalla finestra aperta sul cortile

Sopra il tavolo da pranzo francese degli anni Sessanta pende un lampadario di Franco Albini per Sirrah, progettato nel 1969: uno di quei progetti in cui la funzione e la forma si equivalgono. Le sedie intorno al tavolo sono italiane, sempre degli anni Settanta. Sul paravento di Fornasetti si riflette la luce che entra dalle finestre del cortile.

L’ufficio: la sedia che inganna l’occhio

Angolo studio con poltrona a righe verticali bordeaux e beige, sistema di scaffali in acciaio a parete pieno di libri colorati e opere d'arte, tavolino rotondo Saarinen in marmo, lampada da terra con paralume bianco
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L’ufficio con la sedia a righe di Roberto Renzi — prototipo che gioca con la prospettiva — davanti al sistema di scaffali di Dieter Rams. Il tavolino è il modello Saarinen per Knoll in marmo vintage

Nell’ufficio, accanto al sistema di scaffali di Dieter Rams e alla lampada Stilnovo degli anni Cinquanta, c’è la sedia preferita di Raffaella. È un prototipo di Roberto Renzi, a righe, che gioca con la prospettiva: un trompe l’oeil del design, uno scherzo visivo che inganna chi guarda credendo che la seduta sia inclinata. Il tavolo è in marmo vintage, modello Saarinen per Knoll.

La camera da letto: il letto bianco e lo specchio di Barcellona

Camera da letto con letto a baldacchino in tubolare metallico grigio, coperte a righe giallo ocra rosso e grigio, pavimento in graniglia rossa, tende bianche alla finestra e tessuto africano arancione appeso
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La camera padronale con il letto a baldacchino in tubolare grigio di De Padova, coperto da coperte a righe giallo ocra, rosso e grigio. Sul pavimento in graniglia rossa, un tappeto berbero nero

La camera padronale è delicata nella forma. Il letto a baldacchino bianco di De Padova si riflette nei vetri multiforma della specchiera B.D. Barcelona: un gioco di rimandi visivi tra il bianco del lino e i profili in ottone dello specchio.

Cassettone in teak con ante e cassetti, sopra Buddha dorato su base, scatola Hermès arancio, dipinto paesaggistico incorniciato e vaso con fiori, specchiera con frammenti di specchio irregolari alla parete, struttura letto a baldacchino a destra
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Il cassettone in teak italiano della camera padronale con il Buddha dorato portato dalla Birmania, una scatola Hermès arancio e un dipinto a olio. Sopra, la specchiera B.D. Barcelona riflette la stanza in mille frammenti

Sul cassettone in teak italiano c’è un Buddha in cartapesta portato da un viaggio in Birmania. Sul letto, una coperta della collezione Hermès.

Camera da letto con specchiera componibile in frammenti metallici su parete bianca, scaffale bianco con scatole arancio Hermès e oggetti decorativi, tavolino rotondo Saarinen in marmo con caraffa in vetro, letto sullo sfondo
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La camera padronale con il tavolino Saarinen in marmo e lo scaffale bianco con le scatole arancio Hermès

La stanza di Gregorio: il minimalismo del futuro medico

Camera da letto con scrivania vintage verde scuro, tappeto berbero bianco con motivi geometrici neri, grande bandiera americana d'epoca appesa alla parete, lampada da terra cromata con globo bianco e poster Alviani
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L’altra metà della stanza di Gregorio: la scrivania vintage verde con piano nero, il tappeto berbero del Marocco, la bandiera americana d’epoca e il poster di Getulio Alviani appeso alla parete

La stanza di Gregorio, vent’anni, studente di medicina, è la più essenziale della casa. Un tappeto berbero del Marocco copre il pavimento. La sedia è di Gastone Rinaldi per Rima. La lampada a soffitto è la Tolomeo di Artemide, progettata da De Lucchi. La scrivania vintage degli anni Cinquanta era — prima di arrivare qui — nell’ufficio di un ministero italiano.

Sul tavolo, una lampada prototipo in plexiglass di Alessandro Mazzola. Gregorio ride: dice che non torna mai nello stesso posto. Ma sa benissimo, come i suoi genitori, che gli oggetti belli non passano mai di moda.

La cucina: tre moduli e un mobile cinese

Cucina stretta con moduli in acciaio inox nero opaco, piano in acciaio, lampada a campana giallo ocra sul soffitto, poster grafico di Vico Magistretti alla parete, armadio in legno scuro a destra, finestra con luce naturale
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La cucina con i tre moduli in acciaio professionale per la ristorazione, la lampada industriale giallo ocra a soffitto e il poster di Vico Magistretti appeso alla parete. A destra, il mobile cinese antico in legno scuro

La cucina non ha nulla di quello che ci si aspetta. Niente pensili, niente top in granito. Tre moduli di acciaio provenienti da un sistema professionale per la ristorazione, affiancati da un mobile cinese antico: una composizione che funziona esattamente perché non cerca di assomigliare a una cucina normale.

Piano di lavoro in acciaio inox con bilancia da cucina vintage, caraffe in vetro soffiato trasparente, melograno tagliato, pensile superiore in acciaio lucido con ante scorrevoli e orologio rotondo a parete
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Il dettaglio del piano di lavoro in acciaio inox della cucina professionale: una bilancia da cucina vintage, caraffe in vetro soffiato e melograni tagliati. In alto, le ante scorrevoli in acciaio lucido

Questo appartamento non è un museo. I mobili si possono toccare, spostare, acquistare. Chi entra può sedersi, guardare, fare domande. Raffaella e Stefano lo aprono perché credono che il design abbia senso solo quando entra nella vita quotidiana. E guardando questo appartamento — con il fox terrier Zeta appisolato sulla sua sedia Kare Design degli anni Ottanta sotto il quadro blu di Masatak Kubota – è difficile dargli torto.