Dal 1954, anno in cui Gio Ponti lo istituì in collaborazione con i grandi magazzini La Rinascente, il Premio Compasso d’Oro ADI è rimasto la bussola più autorevole per comprendere le direzioni del design e della cultura materiale italiana. Non una semplice celebrazione estetica, ma uno strumento critico che, edizione dopo edizione, sancisce i paradigmi del progetto contemporaneo. Il XXIX Premio Compasso d’Oro ha confermato questa vocazione con forza inedita, segnando un passaggio epocale: la definitiva dissoluzione delle barriere tra oggetto, processo e relazione.
Indice
Il progetto come lettura critica del mondo

Il tema portante di questa edizione è “Il progetto come lettura critica del mondo”. In uno scenario globale segnato da instabilità e profonde trasformazioni, il design smette di vestire i panni della pura decorazione per indossare quelli della responsabilità. La giuria internazionale – che ha annoverato nomi del calibro di Jasper Morrison, Giovanna Carnevali e Lorenza Baroncelli – ha esaminato un panorama progettuale vastissimo, premiando quelle creazioni in cui l’innovazione tecnologica si sposa con un’urgenza ambientale e sociale reale. Il design contemporaneo italiano si conferma un ecosistema complesso, in cui l’attenzione all’alto artigianato dialoga con l’industria per intervenire non solo sulle funzioni, ma sulle forme stesse del nostro abitare.
I vincitori: le icone dell’abitare contemporaneo

Dei 20 progetti insigniti del Compasso d’Oro, molti rappresentano l’apice della ricerca nell’arredamento d’interni e nei materiali architettonici. Queste eccellenze non si limitano a riempire lo spazio, ma lo definiscono, offrendo nuove letture dei bisogni domestici contemporanei.
Tra le sedute spicca il Divano Array, disegnato dal celebre studio Snøhetta per MDF Italia: un progetto che unisce rigore nordico e sartorialità italiana. L’eleganza senza tempo e la memoria storica trovano invece la loro massima espressione nella Poltrona D’Antan, firmata da Raffaella Mangiarotti per De Padova, un invito a riscoprire forme accoglienti e rassicuranti.
Per l’illuminazione, il premio è andato alla Lampada da tavolo Bilboquet, concepita da Philippe Malouin per Flos, capace di portare un tocco di dinamismo geometrico su scrivanie e tavolini. L’ironia intelligente e la fluidità delle funzioni tipiche dell’abitare contemporaneo sono state premiate attraverso lo Sgabello-tavolino Trespolo di Giulio Iacchetti per Orografie.
Sul fronte dei rivestimenti, il Compasso d’Oro ha premiato l’innovazione del Materiale composito Litokol Microcemento, sviluppato da Gian Luca Sghedoni per Litokol Lab: una soluzione d’avanguardia che risponde alla crescente domanda di superfici continue, materiche e altamente performanti.
Le 38 Menzioni d’Onore
Il concetto di qualità diffusa è stato ribadito dall’assegnazione di 38 Menzioni d’Onore, tra cui emergono progetti straordinari per l’interior design: il sistema d’illuminazione SuperWire di Formafantasma per Flos, la seduta ecosostenibile Catifa Carta in PaperShell di Lievore Altherr Molina per Arper, la scultorea consolle Origata di Nao Tamura per Porro, e il radiatore modulare Lana di ADML CIRCLE – studio di Michele De Lucchi – per Antrax IT.
I premi alla carriera

Un aspetto che l’interior design contemporaneo non può ignorare è il legame con la propria storia. La giuria ha evidenziato come il rapporto con la memoria non debba essere un nostalgico rifugio, bensì una materia viva e generativa. Questo principio ha trovato la sua massima celebrazione nell’assegnazione di 3 Premi alla Carriera del Prodotto a pezzi iconici entrati stabilmente nell’immaginario collettivo.

I riconoscimenti sono andati alla rigorosa Sedia ’64 progettata da AG Fronzoni per Cappellini nel 1964, al monumentale Tavolo Eros di Angelo Mangiarotti per Agape del 1971, e all’indimenticabile Tavolo con ruote di Gae Aulenti per FontanaArte del 1979. Questi arredi dimostrano come un design ben concepito sia immune allo scorrere del tempo, continuando a generare valore e significato negli interni di oggi.
L’esito del XXIX Compasso d’Oro traccia un ritratto del design italiano come pratica insieme culturale, produttiva e civile.