Prediabete, perché mette a rischio il cuore

Il prediabete può aumentare il rischio di avere problemi di cuore e arterie. Dieta sana e attività fisica sono fondamentali per controllare la glicemia

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Si parla di diabete quando la glicemia arriva a 126 milligrammi per decilitro. Ma quando i valori si avvicinano a questa cifra, pur se si parla di prediabete, cuore e arterie possono essere messi in difficoltà, come conferma una ricerca che appare su British Medical Journal. Per questo occorre controllare il peso, seguire una sana alimentazione e fare regolarmente attività fisica, visto che il movimento diventa un’arma efficacissima per controllare, attraverso l’attività muscolare, possibili incrementi della glicemia.

Perché fare attenzione

Partiamo dalle stime per il futuro, per dare un senso all’impatto che questa condizioni in cui si è ancora sani ma già ci sono i primi germi di un’alterazione del metabolismo che potrebbe condurre al diabete vero e proprio. Le previsioni dicono che nel 2030 più di 470 milioni di persone nel mondo soffriranno di prediabete e che più di sette su dieci tra loro svilupperanno la malattia vera e propria, con tutte le conseguenze che si possono avere sulla salute. Il problema, in questo caso, è che avere la glicemia alta, ma comunque non a livelli considerati patologici, può comunque aumentare il rischio di avere problemi di cuore e arterie.

A segnalarlo è una ricerca condotta alla Southern Medical University in Cina, che appare sul British Medical Journal. Lo studio ha preso in esame tutte le pubblicazioni più significative (ben 129 ricerche) che hanno preso in considerazione la possibile associazione tra prediabete con il rischio di malattie cardiovascolari e di morte per ogni causa, a prescindere dalle condizioni di salute di cuore e arterie.

In tutto, sono quindi stati esaminati i dati relativi a oltre 10 milioni di persone ed è emerso che in caso di prediabete, con un monitoraggio medio di circa 10 anni, sale del 13 per cento il rischio di mortalità per ogni causa e del 15 per cento quello di sviluppare una patologie cardiovascolare, con infarto e ictus. Il tutto, ovviamente, in confronto a persone che avevano una glicemia ben controllata, all’interno dei limiti di completa accettazione, quindi sotto i 110 milligrammi per decilitro.

I rischi del prediabete, peraltro, sarebbero ancora più elevati in caso di persone che già soffrono di malattie cardiache. Ultima osservazione: un’insufficiente tolleranza al glucosio, che si osserva dopo i pasti, sarebbe comunque correlata ad un aumento del rischio maggiore di problemi circolatori.

L’importanza dell’attività fisica

Controllare il peso, mangiare seguendo le regole della dieta mediterranea e, anche quando l’età avanza, non dimenticare l’importanza del normale movimento, che deve diventare una buona abitudine quotidiana. Avere buoni muscoli, infatti, significa poter reagire meglio in termini di meccanismi di controllo della glicemia, soprattutto quando l’età avanza. Basti pensare in questo senso ad una ricerca condotta su persone over-65  dagli esperti dell’Università canadese McMaster, pubblicata su Journal of Gerontology.

Tutte le persone avevano un innalzamento “sospetto” dei valori della glicemia, tale da configurare uno stato di prediabete. A tutti è stato chiesto di non superare i mille passi al giorno per due settimane, quindi in pratica di rimanere a casa. Pochi giorni dopo si è iniziato a controllare la forza e la glicemia. E si è visto che calavano la massa muscolare e della forza, ma soprattutto si è visto che le persone con prediabete hanno iniziato molto rapidamente a rivelare i segni della patologia metabolica, in particolare legati alla resistenza all’insulina.

Peraltro, semplicemente ritornando ad un’attività fisica regolare per due settimane dal termine dello studio non si è riprodotta la situazione iniziale: l’inattività ha insomma lasciato il segno. Cosa si può dire? Muoviamoci regolarmente, a tutte le età e senza sforzi eccessivi. La salute ne guadagnerà.

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