Depressione: sintomi, cura e i soggetti più a rischio

Quali sono i sintomi della depressione, chi è più a rischio e come stare vicini a chi è depresso. Con il parere dell'esperta

Serena Allevi Editor specializzata in Salute & Benessere Da sempre innamorata della scrittura e dei libri, lavora come editor e copywriter da circa vent’anni nel mondo del benessere a tutto tondo.

Disturbo psichico tanto diffuso quanto invalidante, la depressione è una condizione che coinvolge la sfera psichica ed emotiva individuale e che influenza negativamente il modo in cui ci si sente, si pensa e si agisce.

Abbiamo voluto fare chiarezza sulla depressione insieme alla dottoressa Chiara Alfano, Psicoterapeuta sistemico-relazionale, per capire come agire sia qualora succeda di vivere questo disturbo in prima persona, sia nel caso in cui la condizione riguardi una persona cara.

Sintomi

Innanzitutto va fatta un’importante premessa: non tutto ciò che pensiamo sia riferibile a uno stato depressivo, lo è sempre.

«I momenti di sconforto e tristezza accompagnati da pensieri negativi fanno parte della vita di ogni persona, in particolar modo in seguito ad esperienze spiacevoli – chiarisce la dottoressa Alfano – Si parla di depressione quando queste sensazioni e questi vissuti non sono “passeggeri” ma si protraggono nel tempo ed inficiano in maniera significativa la qualità di vita della persona, quando il dolore sembra prendere il sopravvento su tutto e si fatica ad elaborarlo».

Generalmente, quindi, la depressione è riconoscibile attraverso le seguenti manifestazioni:

  • mancanza di interesse per tutto ciò che prima si trovava coinvolgente, come ad esempio il lavoro, la sessualità, gli hobby;
  • ritiro sociale. I contatti con amici e familiari sono sempre più sporadici e la comunicazione è superficiale;
  • rabbia, sfiducia e pessimismo rispetto al futuro;
  • stanchezza e sintomi fisici che impediscono il normale svolgimento della quotidianità;
  • insonnia o, al contrario, ipersonnia persistente;
  • significativo aumento o diminuzione dell’appetito;
  • abuso di alcool e/o sonniferi;
  • bassa autostima o eccessivi sensi di colpa;
  • diminuzione delle capacità di attenzione e concentrazione;
  • ricorrenti pensieri di morte e, nei casi più severi, ideazioni suicidarie o tentativi di suicidio.

«C’è anche però un’altra lettura possibile, a mio avviso estremamente interessante, che vede la depressione stessa come sintomo di qualcos’altro: di un dolore che non trova le parole per essere espresso e al quale sembra impossibile attribuire un senso poiché non compreso, non ascoltato, non riconosciuto dall’altro. In quest’ottica assume dunque rilevanza l’aspetto relazionale del sintomo depressivo: il bisogno di riconoscimento di quel dolore paralizzante fatto di paura, solitudine, rabbia e impotenza» aggiunge l’esperta.

Diagnosi

La depressione va diagnosticata da uno specialista in modo da poter essere adeguatamente curata.

«È indispensabile rivolgersi ad un professionista, psichiatra o psicologo, che potrà valutare, a seconda dei sintomi e della loro durata, degli aspetti relazionali e ambientali, delle esperienze di vita del soggetto, se si tratti di un disturbo depressivo e quale sia il miglior approccio terapeutico» spiega la dottoressa Alfano.

Fattori di rischio

Essendo un disturbo complesso, i fattori che possono esporre ad un maggior rischio di sviluppare la condizione sono innumerevoli. Tra questi rientrano:

  • il genere. Le donne hanno una probabilità doppia di sviluppare un disturbo depressivo anche a causa di particolari eventi critici come il post partum;
  • la familiarità. Avere in famiglia membri che hanno sofferto o soffrono di depressione aumenta il rischio di sviluppare sintomi analoghi;
  • fattori ambientali, come condizioni socio-economiche svantaggiate e bassa scolarizzazione;
  • eventi della vita come traumi, abusi, mobbing lavorativo, soffrire di malattie gravi o croniche;
  • variabili individuali come scarsa autostima e difficoltà di adattamento ai cambiamenti.

«La depressione è un disturbo multifattoriale, legato cioè all’interazione tra l’ambiente, le esperienze personali e la genetica – aggiunge l’esperta – Molti studi si stanno concentrando sugli aspetti relazionali della depressione, evidenziando come anche la mancanza di una rete sociale possa rappresentare un fattore di rischio importante».

Come aiutare una persona depressa

Quando qualcuno che amiamo, un compagno di vita, un familiare o un amico, soffre di depressione, non sempre sappiamo come comportarci. Spesso si tende a spronare in modo deciso chi vediamo preda dell’apatia oppure a minimizzare la sua condizione. È invece cruciale imparare a stare vicini a una persona depressa e a sostenerla nel modo migliore.

«Avere a che fare con una persona depressa può generare un forte senso di impotenza ma questo non deve sconfortarci perché, come abbiamo detto, l’aspetto relazionale è fondamentale in questi casi. Un aspetto che spesso non aiuta è avere la premessa che per superare la depressione basti volerlo. Non è così. Uscire da uno stato depressivo richiede tempo e soprattutto il supporto di un professionista. Sminuire o criticare l’atteggiamento della persona depressa aumenterà solo i sentimenti di solitudine e rabbia di cui parlavano poc’anzi. L’ascolto attivo, invece, insieme alla vicinanza e all’accoglienza emotiva possono essere di grande aiuto. Non possiamo “salvare” il nostro amico o familiare da soli ma possiamo essere un valido ed importante supporto anche nella ricerca di un percorso di cura adatto» consiglia la psicoterapeuta.

Cura: le terapie più efficaci

Per superare con successo la depressione è indispensabile costruire un percorso terapeutico con il supporto di uno specialista.

«Come dicevamo, ci sono due tipologie di professionisti ai quali ci si può rivolgere: lo psicologo/psicoterapeuta e lo psichiatra, poiché alla psicoterapia può essere associata una terapia farmacologica. Per quanto riguarda l’efficacia dei differenti approcci, numerosi studi hanno tentato di individuare il modello psicoterapeutico migliore per la depressione, senza però giungere ad una conclusione unanime. Personalmente ritengo che ciò che faccia la differenza sia ancora una volta l’aspetto relazionale: riuscire a trovare un professionista che ci faccia sentire accolti e ascoltati in uno spazio sicuro e non giudicante è la base di un percorso terapeutico di successo» conclude la dottoressa Alfano.

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