- Settembre spesso scatena confronti sociali che trasformano ricordi estivi in misure del proprio valore e peggiorano l'autostima.
- Ascoltare solo gli highlights altrui genera deprivazione relativa: il racconto è parziale e non corrisponde all'intera esperienza vissuta.
- Per uscire dal confronto è utile separare fatti e interpretazioni, riconoscere il montaggio del racconto e tradurre l'invidia in desideri concreti.
Per qualche giorno dopo il rientro l’estate resta addosso come l’abbronzatura, sbiadisce piano ma si vede ancora. Poi arriva il momento in cui la valigia è vuota, la sveglia torna a suonare alla stessa ora, e le giornate si rimettono in fila dentro gli stessi orari di sempre.
C’è chi in questo ritrovare un ordine si sente quasi sollevata, avere di nuovo tutto sotto controllo può essere un piccolo respiro.
Per la maggior parte, però, il rientro pesa e ci si chiede come sia possibile che la beatitudine provata in vacanza possa svanire così in fretta.
L’estate, forse, finisce davvero quando cominciamo a raccontarla. Quando torniamo alla routine e qualcuno ci chiede «Com’è andata?», e iniziano i confronti.
Il problema non è che le altre persone abbiano vissuto un’estate diversa dalla nostra. Il problema può nascere quando, ascoltando i loro racconti, iniziamo a trasformare quelle esperienze in una misura del nostro valore.
«Lei ha fatto tutto questo e io no».
«Loro si sono divertite molto più di me».
«Io non ho combinato niente».
E quella che fino a cinque minuti prima sembrava una bella estate diventa improvvisamente una vacanza fallita, una stagione sprecata, l’ennesima prova che la propria vita non sia abbastanza.
Si chiama sindrome da confronti post-estate, non come diagnosi clinica, ma per descrivere un’esperienza comune: il ritorno alla routine coincide con un aumento delle occasioni in cui confrontiamo la nostra estate con quella delle altre persone.
La psicologia ha studiato da tempo il confronto sociale, cioè il processo attraverso cui valutiamo noi stesse e noi stessi anche osservando le altre persone.
Il concetto è stato introdotto da Leon Festinger già nel 1954, ma la ricerca contemporanea ha mostrato quanto questo meccanismo possa incidere negativamente sul proprio benessere, soprattutto quando il confronto è verso l’alto, cioè con chi percepiamo come più fortunato, più soddisfatto o semplicemente più avanti di noi.
E settembre, con il suo inevitabile «raccontami la tua estate», può diventare un periodo particolarmente fertile per questo tipo di confronto.
Indice
Il confronto sociale e quella sensazione di essere rimaste indietro
È proprio quando iniziamo a raccontarci l’estate che può scattare il confronto sociale.
Ascoltare le esperienze delle altre persone ci porta, spesso senza accorgercene, a valutare anche la nostra e a chiederci se abbiamo fatto abbastanza, vissuto abbastanza, goduto abbastanza.
Uno studio pubblicato nel 2025 su Frontiers in Psychology ha esaminato il rapporto tra confronto sociale sui social media e salute mentale, coinvolgendo complessivamente più di 500 giovani adulte e adulti in due diverse ricerche.
I risultati hanno mostrato che confrontarsi con persone percepite come più avanti o più fortunate può essere associato a una minore autostima e, nel secondo studio, anche a una maggiore presenza di sintomi depressivi.
A fare la differenza sembra essere anche la distanza che percepiamo tra noi e la persona con cui ci confrontiamo: più pensiamo che il suo modo di vivere sia lontano dal nostro, più quel confronto può diventare difficile da sostenere.
Trasportato al nostro settembre, il meccanismo potrebbe essere molto semplice.
Non basta che qualcun’altra abbia fatto un viaggio. È il significato che attribuiamo a quel viaggio a fare la differenza.
Se pensiamo «che bello, piacerebbe anche a me», il confronto può essere neutro o persino motivante.
Se pensiamo «tutte fanno esperienze e io sono ferma», la stessa informazione può trasformarsi in una fonte di insoddisfazione.
La differenza, quindi, non è soltanto nella storia che ascoltiamo. È nella storia che iniziamo a raccontarci su di noi dopo averla ascoltata.
Il racconto delle vacanze non è la vacanza intera
C’è poi un dettaglio che rischiamo di dimenticare: quando ascoltiamo il racconto di un’estate altrui, non stiamo necessariamente ascoltando l’estate. Stiamo ascoltando una selezione dell’estate.
Nessuna persona racconta con la stessa precisione le otto ore di viaggio in autostrada, la discussione con il o la partner, il mal di pancia in albergo, la giornata trascorsa sotto la pioggia o quel pomeriggio in cui non è successo assolutamente nulla.
Quando raccontiamo un’esperienza, scegliamo inevitabilmente cosa mettere in primo piano. E questo vale ancora di più quando parliamo di vacanze, perché tendiamo a ricordare e condividere gli episodi più interessanti.
Il risultato è un confronto profondamente asimmetrico. Dall’altra parte abbiamo gli highlights, dalla nostra parte abbiamo l’intero archivio.
È un meccanismo che la ricerca ha osservato anche studiando la presentazione di sé sui social media.
Uno studio pubblicato su Telematics and Informatics ha mostrato che vedere come le altre persone raccontano e presentano la propria vita può influenzare il nostro benessere.
Il meccanismo è abbastanza intuitivo: quando ci confrontiamo con chi percepiamo come più felice, fortunato o soddisfatto di noi, possiamo iniziare a concentrarci su quello che sentiamo di non avere.
È questa la cosiddetta deprivazione relativa, la sensazione di avere meno degli altri, anche quando, in termini assoluti, non ci manca necessariamente qualcosa.
Il concetto di deprivazione relativa è particolarmente interessante perché ci aiuta a capire una cosa: possiamo non essere realmente private di qualcosa e, tuttavia, sentirci improvvisamente tali.
Possiamo essere soddisfatte della nostra estate fino alle 18.32 del primo giorno di rientro, quando una collega racconta di aver passato tre settimane in viaggio, tra posti nuovi e giornate piene di cose da fare.
E magari noi non avevamo nemmeno desiderato una vacanza così. Eppure, ascoltandola, iniziamo a chiederci perché la nostra estate non sia stata altrettanto ricca di esperienze.
La persona che racconta non ci ha tolto nulla. Ma il confronto può farci percepire una mancanza che fino a quel momento non avevamo nemmeno considerato.
Quando la vacanza altrui diventa una pagella sulla propria vita
C’è un motivo per cui il racconto di una collega può pesare più di quello di una sconosciuta vista sui social, ed è stato descritto dallo psicologo Abraham Tesser già nel 1988, nella teoria del mantenimento dell’autovalutazione.
Il giudizio che diamo a noi stesse dipende anche da come vanno le persone che ci sono vicine, e cambia direzione a seconda di due cose:
- quanto quella persona ci è psicologicamente vicina,
- quanto l’ambito in cui ha avuto successo è centrale per come ci definiamo.
Se una conoscenza lontana ha fatto un viaggio bellissimo in un ambito che per noi non conta granché, il confronto scivola via quasi senza lasciare traccia.
Se invece è una collega, un’amica, qualcuna a cui teniamo, e il tema è proprio quello con cui misuriamo un po’ chi siamo, viaggiare, avere esperienze, sentirci vive, allora lo stesso racconto smette di essere un aneddoto e diventa un voto.
Non perché la vacanza altrui valga davvero più della nostra. Ma perché, in quel momento, abbiamo lasciato che lo facesse.
Come uscire dal confronto di settembre senza smettere di ascoltare le altre persone
La soluzione non è evitare chi ha avuto un’estate bellissima. E nemmeno fingere che non ci interessi nulla delle esperienze altrui.
Il confronto sociale fa parte del funzionamento umano e non possiamo realisticamente disinstallarlo insieme alle app che ci mostrano le vacanze delle altre persone.
Possiamo però accorgerci di quando il confronto cambia direzione:
- Il primo passaggio è distinguere il fatto dall’interpretazione.
«Lei ha viaggiato più di me» è un fatto, se è vero.
«Lei ha una vita migliore della mia» è già un’interpretazione.
«Io ho sprecato l’estate» è un giudizio.
Sono tre cose diverse, anche se nella nostra testa possono arrivare una dietro l’altra alla velocità di un pensiero. - Il secondo è ricordare che ogni racconto ha un montaggio.
Non significa che sia falso. Significa che è parziale.
Anche l’estate più bella può contenere momenti di solitudine, paura, noia o conflitto.
Non abbiamo bisogno di immaginare che dietro ogni vacanza da sogno ci sia una tragedia nascosta. Basta ricordare che non conosciamo l’intero film. - Il terzo passaggio è chiedersi che cosa stiamo davvero desiderando.
Se ascoltare una storia ci fa stare male, può essere utile non fermarsi al confronto.
«Vorrei essere come lei» è una frase molto generica.
«Vorrei avere più occasioni per viaggiare», «vorrei conoscere persone nuove», «vorrei sentirmi più libera» sono informazioni molto più utili.
E poi c’è un’ultima cosa da fare, forse la più difficile: smettere di trattare l’estate come un esame che abbiamo superato oppure no.
Non esiste una classifica delle vacanze. Non c’è un punteggio per chi ha fatto più esperienze, collezionato più fotografie o avuto più storie da raccontare.
A settembre possiamo ascoltare i racconti delle altre persone senza trasformarli automaticamente in una valutazione della nostra vita.
Perché il problema, alla fine, non è che qualcuno abbia avuto un’estate fantastica. È pensare che, per questo, la nostra sia stata necessariamente peggiore.
E forse il modo più sano di uscire dalla sindrome da confronti post-estate è proprio questo: lasciare che le altre persone abbiano la loro storia, senza usarla per riscrivere la nostra.
Fonti bibliografiche:
- Festinger, L. (1954). A Theory of Social Comparison Processes – Human Relations — https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/001872675400700202
- Le Blanc-Brillon J, Fortin J-S, Lafrance L and Hétu S – The associations between social comparison on social media and young adults’ mental healt – Frontiers in Psychology— https://www.frontiersin.org/journals/psychology/articles/10.3389/fpsyg.2025.1597241/full
- Xiaojun Fan, Nianqi Deng, Xuebing Dong, Yangxi Lin, Junbin Wang – Do Others’ Self-Presentation on Social Media Influence Individual’s Subjective Well-Being? A Moderated Mediation Model – Telematics and Informatics— https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0736585318313005
- Abraham Tesser – Toward a Self-Evaluation Maintenance Model of Social Behavior – Advances in Experimental Social Psychology — https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0065260108602270
FAQ
È la sensazione di aver sprecato l'estate dopo aver ascoltato i racconti altrui e confrontato la propria esperienza per intero con gli highlights degli altri.
I racconti sono selezioni di momenti positivi: confrontandoli con l'intero nostro vissuto nasce la deprivazione relativa, che altera la percezione.
Sì, la presentazione di sé online enfatizza gli highlights e favorisce confronti verso l'alto, aumentando rischio di bassa autostima e malessere.
Distinguere fatto da interpretazione, ricordare che ogni racconto è una selezione di episodi e tradurre il confronto in desideri concreti e azionabili.
Diventa rischioso quando riguarda persone vicine e ambiti centrali per la nostra identità, perché influisce direttamente sull'autovalutazione.