Ansia scolastica: come stanno davvero i ragazzi e come possiamo aiutarli

Stress per compiti e verifiche, paura del giudizio e pressione dei social: un'indagine fotografa il benessere emotivo degli studenti italiani. Ecco come aiutarli senza sostituirsi a loro, secondo un'esperta.

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Giorgia Marini

Parenting Specialist

Ex avvocato. Blogger, con la laurea sul campo in Problemi di Mammitudine. Da 6 anni scrivo di gravidanza, maternità ed infanzia, sul mio blog “Stato di Grazia a Chi?” e su altre testate online. Racconto la maternità con brio, garbo ed empatia.

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Compiti, verifiche, la paura di sbagliare e la pressione dei social: la scuola è sia un luogo fondamentale di crescita, che una fonte di stress, per molti dei nostri figli.

Non sono impressioni di pochi, ma la constatazione di molti, come si evince da un’indagine recente realizzata da GoStudent, uno dei principali fornitori di tutoraggio e piattaforme educative al mondo, con centri in tutta Europa, per oltre 10 milioni di famiglie ogni mese. La ricerca, fatta su un campione di 1.500 genitori di ragazzi tra gli 8 e i 16 anni in cinque Paesi Europei (tra quali l’ Italia), fotografa un disagio sempre più diffuso. In Italia, quattro genitori su dieci dichiara che il proprio figlio si sente stressato “sempre” o “spesso” a causa di compiti e verifiche.

I segnali di ansia più frequenti sono:

  • irritabilità (41%);
  • stanchezza (33%);
  • mal di testa (26%);
  • pianto o sfoghi emotivi (25%).

Numeri importanti che non vanno sottovalutati ma monitorati e compresi, per poter aiutare i giovani a crescere e studiare serenamente.

Dall’altro canto, sappiamo quanto, la nostra generazione di genitori, venga spesso accusata di proteggere troppi i figli, di non farli crescere in autonomia, di spianare loro la strada. Per questo motivo, ci sono apparse normali le seguenti domande: come possono i genitori distinguere una normale preoccupazione da un’ansia che merita attenzione?; e, soprattutto, qual è il modo migliore per sostenere i figli senza proteggerli eccessivamente? Domande importanti che abbiamo posto ad un’esperta, la dottoressa Elena Bolzoni, pedagogista giuridica ed educatrice socio-psico-pedagogica, che ci ha invitato innanzitutto a cambiare prospettiva.

L’ansia non è un nemico da combattere

Quando un figlio manifesta ansia per la scuola, il primo impulso di molti genitori è cercare di eliminarla il più rapidamente possibile, un comportamento umano, che però, spiega Elena Bolzoni, possiamo rivedere. L’ansia è un’emozione che va ascoltata prima ancora che risolta.

“L’ansia scolastica non dovrebbe essere vista come un problema da eliminare, ma piuttosto come qualcosa da comprendere. Ogni forma di ansia racconta infatti qualcosa: la paura del giudizio, il timore di non essere abbastanza, il bisogno di sentirsi accettati e accolti, l’eccessiva pressione sulla prestazione o un forte senso di inadeguatezza che si è costruito lentamente giorno dopo giorno.”

In altre parole, l’ansia è spesso il sintomo di un bisogno più profondo. Ignorarla o minimizzarla rischia di impedire ai ragazzi di imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni.

Ansia scolastica
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I sintomi dell’ansia scolastica

I segnali che i genitori osservano più spesso

Sempre secondo il sondaggio GoStudent, i cambiamenti emotivi e fisici sono i primi campanelli d’allarme che le famiglie notano.

Come abbiamo anticipato, l’irritabilità è il segnale più frequente, seguita dalla stanchezza. Inoltre episodi di pianto o sfoghi emotivi, mal di testa o altri disturbi fisici, difficoltà nel sonno ed anche un progressivo silenzio o disinteresse nelle attività quotidiane sono sintomi di ansia scolastica. Ovviamente, non devono essere interpretati automaticamente come indice di un problema grave, ma possono rappresentare il modo attraverso cui bambini e ragazzi esprimono una fatica che non riescono ancora a raccontare con le parole.

Minimizzare e iperproteggere: i rischi

Di fronte alle difficoltà scolastiche, molti adulti oscillano tra due atteggiamenti opposti: da una parte c’è chi tende a sminuire il problema, dall’altra, c’è chi cerca di eliminare qualsiasi ostacolo dalla strada dei figli.

Per la dottoressa Bolzoni entrambe le reazioni possono rivelarsi poco efficaci, ecco cosa ci ha detto

“L’elevato rischio che vedo oggi è quello di oscillare tra due estremi. Da una parte ci sono quei genitori che minimizzano l’ansia dicendo frasi come ‘Non è niente’ oppure ‘Devi solo impegnarti’. Dall’altra ci sono i genitori che, invece, nel tentativo di proteggere i loro figli da ogni forma di sofferenza e frustrazione, finiscono inconsapevolmente per sostituirsi completamente a loro alleggerendogli continuamente il carico di responsabilità.”

La sfida, quindi, non consiste nell’evitare qualsiasi fatica, ma nell’accompagnare i figli mentre imparano ad affrontarla, per renderli quindi anche più responsabili.

Ansia scolastica
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Cosa può fare un genitore, di fronte allo stress scolastico

Accompagnare senza sostituirsi

Vedere il proprio figlio soffrire è difficile, lo sappiamo, ma sappiamo anche che fa parte della vita e che proprio nelle piccole difficoltà quotidiane si costruiscono competenze preziose per il futuro.

Secondo la pedagogista, accogliere l’ansia non significa abbassare continuamente le aspettative o togliere i compiti, ma aiutare il ragazzo a dare un nome alle emozioni che prova.

“Accogliere l’ansia non significa togliere il compito, abbassare le aspettative o giustificare ogni tipo di difficoltà. Significa invece riuscire a dare un nome a ciò che il figlio sta provando, aiutarlo a comprendere le sue emozioni e a trasmettergli il messaggio più importante di tutti: ‘Io credo che tu abbia le risorse per poter affrontare questa situazione e sarò al tuo fianco mentre lo fai’.”

È una differenza sottile ma fondamentale: sostenere non significa sostituirsi.

Quando i voti diventano un peso

Un altro aspetto che emerge dall’indagine GoStudent riguarda il forte legame tra rendimento scolastico e autostima.

Secondo il report, oltre un genitore su due è preoccupato dalla pressione esercitata da social media e influencer, mentre un genitore su tre teme che il confronto continuo online alimenti ansia e insicurezza. Inoltre, più di un genitore su tre ritiene che tecnologia e social abbiano un impatto negativo sul benessere emotivo dei figli. Ben l’80% si dichiara preoccupato per il rischio di cyberbullismo o di esperienze negative sul web.

In questo contesto, le performance, che a scuola si traducono nel voto, rischia di diventare molto più di una semplice valutazione.

Bolzoni invita infatti le famiglie a riflettere sul modo in cui parlano dei risultati scolastici.

Quando il valore di nostro figlio viene legato esclusivamente ai voti, ai risultati e alle performance, è naturale che la scuola diventi un luogo di elevata pressione e stress. Se quotidianamente ripetiamo ai nostri figli che il voto descrive semplicemente una prestazione e non il valore della persona e che l’errore è una parte indispensabile dell’apprendimento, allora anche l’ansia si andrà a ridurre.”

Ansia scolastica
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I sintomi dell’ansia scolastica

La scuola è anche una palestra emotiva

Quando pensiamo alla scuola, spesso immaginiamo un luogo dove si apprendono nozioni. Ma, in realtà, rappresenta anche uno dei primi contesti in cui bambini e adolescenti sperimentano emozioni complesse.

“La scuola non è solo il luogo dove si imparano la grammatica, l’italiano o la matematica. È uno dei primi contesti in cui i bambini sperimentano l’errore, la frustrazione, l’attesa, il confronto con gli altri e la resilienza.”

Se ogni difficoltà viene rimossa dagli adulti, avverte la pedagogista, i ragazzi rischiano di non sviluppare proprio quelle competenze emotive che serviranno loro nella vita adulta.

Ansia scolastica
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Cosa può fare un genitore, di fronte allo stress scolastico

Noi genitori e l’esempio

I figli osservano molto più di quanto ascoltino, per questo motivo, il modo in cui noi adulti affrontiamo errori, imprevisti e frustrazioni diventa un modello.

“Credo che i ragazzi abbiano oggi sempre meno bisogno di genitori che risolvono i loro problemi; hanno invece disperatamente bisogno di adulti emotivamente capaci di trasmettere fiducia e stabilità. I figli imparano soprattutto osservando ciò che fanno gli adulti. Se vedono un adulto che affronta gli imprevisti con flessibilità e che non vive ogni errore come un fallimento, riuscendo a tollerare la frustrazione, avranno maggiori probabilità di sviluppare la stessa capacità.”

Ansia scolastica
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Come aiutare i ragazzi che soffrono di ansia scolastica

Come aiutare concretamente un figlio in ansia

Non esiste una soluzione valida per tutti, ma alcuni atteggiamenti possono fare la differenza. Ascoltare senza giudicare, evitare confronti con fratelli o compagni, valorizzare l’impegno più del risultato e aiutare i ragazzi a organizzare lo studio sono strategie che favoriscono un rapporto più sereno con la scuola.

Anche creare momenti di pausa, garantire un sonno adeguato e limitare l’uso eccessivo degli schermi può contribuire a ridurre il livello di stress, soprattutto considerando quanto il mondo digitale incida oggi sul benessere emotivo degli adolescenti, come evidenzia anche l’indagine GoStudent.

L’obiettivo non è eliminare l’ansia

Forse il messaggio più importante è proprio questo: l’ansia non può essere cancellata dalla vita dei ragazzi, né sarebbe utile farlo.

Come conclude Elena Bolzoni, la domanda che ogni genitore dovrebbe porsi non è Come faccio a evitare che mio figlio provi ansia?”, bensì “Come posso aiutarlo a scoprire che è capace di affrontarla?”

“L’obiettivo dell’educazione non è crescere figli che non cadano mai, ma che imparino a rialzarsi perché sanno di avere accanto un adulto che li sostiene senza sostituirsi a loro. La vera protezione non è eliminare gli ostacoli dal cammino dei figli, ma far crescere dentro di loro la convinzione di poterli affrontare. È solo dall’equilibrio tra sostegno e responsabilità che nasce e si sviluppa nei nostri ragazzi l’autonomia.”

In un momento storico in cui scuola, relazioni sociali e mondo digitale mettono quotidianamente alla prova il benessere emotivo dei più giovani, forse il compito più importante degli adulti non è costruire un percorso privo di ostacoli, ma offrire ai figli gli strumenti per attraversarlo con fiducia.