Ansia da esami e rientro a scuola, ne soffre il 75% degli studenti. Cosa influisce sulla mente degli studenti

Per 7 milioni di giovani italiani è quasi tempo di tornare in classe, per alcuni iniziano gli esami di riparazione, con molto stress

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

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Il conto alla rovescia è entrato nel vivo: la pausa estiva per molti studenti è già finita da qualche giorno perché iniziano gli esami di riparazione. O meglio, quelle che oggi sono chiamate le prove scritte e orali per chi ha ricevuto il debito in qualche materia. Il concetto non cambia, è tempo di prepararsi a tornare sui banchi, a studiare e, ovviamente, anche a puntare la sveglia in orari da normale routine, dimenticando i risvegli posticipati tipici delle vacanze. Ma la vigilia del ritorno alla quotidianità, al suono della campanella, è ormai alle porte per oltre 7 milioni di giovani e, soprattutto, per tanti è accompagnato da stress e ansia.

Il ritorno a scuola e lo stress incombente

Il fenomeno torna puntuale, proprio come la riapertura delle aule, che per alcuni studenti avviene già in questi giorni, mentre per i più “fortunati” coinciderà con la prima decina di giorni di settembre: l’aumento dell’ansia da ripresa delle lezioni. Si tratta di un fenomeno che si verifica ogni volta che, dopo una pausa, si torna in classe, proprio come avviene a gennaio. Ma con l’aggravante che il periodo di sospensione delle lezioni in estate dura molto di più a quello invernale, quindi anche la “fatica” della ripresa aumenta. Secondo un sondaggio di Skuola.net condotto a gennaio del 2025, per esempio, 8 studenti su 10 dichiaravano di soffrire di stress da scuola. Ma la tendenza è stata confermata anche solo poche settimane fa, da una ricerca MINDex 2026, il barometro del benessere mentale realizzato da Unobravo in collaborazione con Ipsos Doxa.

Poca educazione affettiva a scuola

Secondo i report, effettuato attraverso 1.600 interviste a un campione rappresentativo della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e i 70 anni, la scuola viene “bocciata” proprio in educazione affettiva, ossia la capacità di supportare la crescita emotiva. La scuola, di fatto, non viene percepita come un’alleata: quasi 6 italiani su 10 (58%) ritengono che non li abbia aiutati a comprendere ed esprimere le proprie emozioni, mentre per il 25% (1 cittadino su 4), il supporto è stato addirittura nullo. Come riporta Adnkronos, solo l’8% dei rispondenti ha trovato negli insegnanti o nell’istituzione scolastica un aiuto davvero concreto. Ad aumentare la pressione, poi, è il senso di inadeguatezza rispetto alle richieste didattiche.

Lo stress scolastico: cos’è e quanto influisce

Secondo il Report sul futuro dell’istruzione 2025 di GoStudent, ad esempio, frutto di un’indagine su 5.859 genitori o tutori, studenti e insegnanti in tutta Europa, il 75% degli studenti soffre di stress scolastico, mentre il 51,4% dichiara di soffrire di ansia o tristezza riconducibili all’ambiente scolastico. I sintomi più comuni sono la difficoltà di concentrazione (43%) e i disturbi del sonno (28%). A pesare negativamente sono soprattutto i criteri di valutazione del rendimento: persino secondo gli insegnanti (34%) gli esami standard generano livelli di stress eccessivi. La pensano così anche oltre 6 genitori su 10.

Cosa spaventa

“È normale che, nei giorni che precedono il rientro, compaiano agitazione, irritabilità o preoccupazione”, commenta Floriana Bitto, Dottoressa in psicologia clinica ed esperta di apprendimento del Centro Studi Lambda. “Dopo oltre due mesi di vacanza, i ragazzi passano da una routine molto più libera a un contesto fatto di orari, richieste, relazioni e valutazioni. Entro certi livelli l’ansia rappresenta una risposta adattiva: prepara ad affrontare una situazione nuova o percepita come impegnativa, aggiunge l’esperta. Ma quando questo stato d’animo diventa troppo intenso, tanto da rendere difficile l’addormentamento o da causare incubi e agitazione, o ancora da compromettere la socialità o influire sulla frequenza scolastica, allora significa che il problema è più serio.

Le cause dello stress scolastico

Come indicano gli studi, i motivi dello stress scolastico possono essere diversi: c’è chi teme le interrogazioni, chi i compiti scritti, chi invece ha paura del giudizio dei coetanei, sia per il proprio rendimento scolastico, sia per timore di non essere accettato nel gruppo classe. A pesare possono essere anche il giudizio degli insegnanti o le aspettative familiari: insomma, l’idea di non essere all’altezza o in grado di sostenere il carico di lavoro. «L’ansia aumenta quando il ragazzo percepisce che le richieste della scuola sono superiori alle proprie risorse o quando pensa di non avere gli strumenti per affrontarle”, sottolinea Bitto.

Età diverse, ansie differenti

Come chiariscono ancora gli esperti del Centro Studi Lambda, “con la crescita cambiano anche le preoccupazioni. Nei bambini della scuola primaria prevalgono spesso la difficoltà a separarsi dai genitori e sintomi fisici come mal di pancia o mal di testa. Durante la preadolescenza e l’adolescenza assumono invece maggiore importanza il confronto con i coetanei, il rendimento scolastico, l’immagine di sé e la paura di non essere abbastanza”. Come spiega Studenti.it sul proprio portale in un articolo comparso in questi giorni, “tra i disturbi più comuni e lamentati figurano i frequenti mal di pancia, la sensazione di nausea mattutina (che spesso impedisce di fare colazione), un senso di oppressione al petto, tachicardia e forti mal di testa. Questi malesseri, che si presentano tipicamente poco prima di andare a scuola o la domenica sera al solo pensiero del lunedì, sono assolutamente reali e non vanno mai banalizzati o liquidati sbrigativamente come semplici ‘scuse’ per saltare le lezioni. Il corpo del bambino sta in realtà comunicando un disagio emotivo profondo che richiede un ascolto empatico e profonda comprensione da parte degli adulti di riferimento”.

Come aiutare i figli

Come suggerisce Bitto, “liquidare le paure con frasi come ‘non è niente’ oppure ‘tutti vanno a scuola’ è controproducente. È molto più utile riconoscere l’emozione del ragazzo e aiutarlo a capire cosa lo preoccupa davvero. Accogliere la sua ansia non significa incoraggiarlo a evitare il problema, ma trasmettere un messaggio chiaro: quello che prova è reale, viene compreso e verrà aiutato ad affrontarlo”. “L’obiettivo non è eliminare completamente l’ansia, ma imparare a gestirla. I rituali aiutano molto, perché rendono il cambiamento più prevedibile e aumentano la sensazione di controllo”.