- Con il ritorno in classe di milioni di studenti e l’abbassamento delle temperature, la circolazione dei virus respiratori è destinata ad aumentare rapidamente.
- Pregliasco prevede un’influenza forse meno pesante della scorsa stagione, ma avverte che anziani e fragili restano esposti a complicanze serie.
- Vaccinazione tempestiva, aggiornamento dei ceppi e protezione delle categorie a rischio restano centrali, mentre i dati OMS confermano l’impatto globale del virus.
Ci risiamo, la campanella è suonata già per i primi 2 milioni di studenti italiani, ma entro giovedì torneranno in classe tutti i bambini e ragazzi, dalla scuola dell’infanzia fino alle superiore in tutta Italia. Complice anche l’abbassamento delle temperature e il maggior tempo trascorso in ambienti chiusi, la circolazione dei virus aumenterà gradualmente, a partire da quello dell’influenza stagionale. Non a caso, la campagna di vaccinazione inizierà a breve in tutte le Regioni. Ecco cosa prevedono gli esperti.
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Influenza meno pesante quest’inverno
“La prossima stagione dell’influenza potrebbe essere meno pesante della precedente”. A rassicurare, a pochi giorni dal via dell’inizio delle campagne di vaccinazione contro l’influenza per la stagione 2026/2027 è Il virologo Fabrizio Pregliasco, Direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università statale di Milano, che però aggiunge: “È ancora presto per formulare previsioni definitive. L’andamento dipenderà dai virus circolanti, dall’immunità della popolazione e dalle coperture vaccinali. Una possibile riduzione dei contagi non deve diventare un invito a sottovalutare l’influenza: per una persona anziana o fragile, anche una stagione complessivamente meno intensa può avere conseguenze molto serie”.
L’influenza non è un malanno di stagione
Come chiarisce ancora Pregliasco, però, nonostante le previsioni indichino l’arrivo di un virus non particolarmente aggressivo, non bisogna sottovalutare la malattia e le sue possibili conseguenze: l’influenza, infatti, “viene ancora troppo spesso considerata un malanno da superare con qualche giorno a letto. In realtà può provocare polmoniti, aggravare malattie preesistenti e compromettere l’autonomia delle persone più vulnerabili. Prevenire significa ridurre queste conseguenze e proteggere anche la capacità di risposta dei servizi sanitari”, sottolinea il virologo a LaPresse.
Quali virus sono in arrivo
Come ogni anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha aggiornato la composizione dei vaccini per il 2026-2027, in base all’andamento e all’evoluzione dei virus in circolazione. Al momento quello monitorato con particolare attenzione ì l’A(H3N2), con riferimento specifico al sottogruppo K, che era già stato protagonista della precedente stagione influenzale, l’anno scorso. “Questo aggiornamento è essenziale, ma l’efficacia sul campo dovrà essere valutata durante la stagione. Il vaccino rimane lo strumento centrale per ridurre il rischio di influenza e delle sue complicanze, senza poter garantire una protezione assoluta”.
Cosa aspettarsi
“Il numero dei casi complessivo sembrerebbe inferiore rispetto alla stagione dell’anno scorso, ma il numero di ospedalizzazioni, quindi di forme più gravi e impegnative, sembrerebbe addirittura superiore a quello dell’anno precedente”, aggiunge Matteo Bassetti, Direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, all’Adnkronos Salute. Nel ricordare come i virus maggiormente in circolazione siano l’H3N2 e l’H1N1, Bassetti ricorda come il secondo fosse già in circolazione in Italia ad agosto, dimostrando “che ormai la stagione influenzale c’è praticamente tutto l’anno”.
L’importanza della vaccinazione, per tempo
Un altro punto delicato riguarda la prevenzione dell’influenza. Le campagne vaccinali iniziano mediamente con il mese di ottobre, ma Pregliasco ricorda: “Il calendario della prevenzione non deve dipendere dalla sensazione che faccia ancora caldo. È opportuno aderire alla campagna vaccinale secondo le indicazioni della propria Regione, evitando rinvii immotivati”. Perché si attivi la immunitaria, infatti, occorre un lasso di tempo che, sottolinea Pregliasco, “richiede circa due settimane per svilupparsi pienamente”.
Le precauzioni: a chi è consigliato in particolare il vaccino
Come sempre la vaccinazione “è raccomandata e offerta gratuitamente, tra gli altri, alle persone dai 60 anni, ai bambini dai sei mesi ai sei anni compresi, alle donne in gravidanza e nel postpartum, alle persone con patologie che aumentano il rischio di complicanze e agli operatori sanitari. Per le persone dai 60 anni sono raccomandate le formulazioni adiuvate o ad alto dosaggio. Medici di famiglia, pediatri e servizi vaccinali hanno un ruolo decisivo nell’individuare il prodotto appropriato e nel chiarire i dubbi. Serve un’informazione comprensibile, che aiuti le persone a scegliere consapevolmente e a riconoscere il proprio rischio”. Dovrebbero immunizzarsi anche coloro che vivono e lavorano con persone fragili, come i loro stessi familiari, i “caregiver, operatori sanitari e sociosanitari. Negli ospedali, nelle RSA e nell’assistenza domiciliare, promuovere la vaccinazione significa contribuire alla sicurezza delle cure”, spiega il virologo.
Vaccino per influenza e Covid insieme
Anche quest’anno sarà disponibile anche la formulazione che prevede il vaccino contro l’influenza insieme a quello contro il Covid-19 e il virus respiratorio sinciziale. “Il vaccino antinfluenzale protegge specificamente contro l’influenza: avere un raffreddore o un’altra infezione dopo la vaccinazione non significa automaticamente che il vaccino non abbia funzionato”, ricorda Pregliasco. “Presentarsi al lavoro con febbre e sintomi respiratori non è una dimostrazione di efficienza: può esporre altre persone al contagio”.
La diffusione dell’influenza
A conferma dei potenziali rischi connessi all’influenza, inoltre, arrivano i dati dell’OMS, secondo cui ogni anno provoca circa 1 miliardo di infezioni nel mondo e fino a 650mila decessi respiratori associati. In Italia, nel 2025/2026, come mostrano i numeri della rete di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità, il picco si è verificato nella 51esima settimana del 2025, con 17,65 casi per mille assistiti.