Diabete, prevenzione e cura: dai farmaci ai dispositivi, a Milano il congresso EASD

In arrivo importanti novità sulla diagnosi e cura del diabete con un approccio di trattamento che guarda al benessere globale del paziente

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

5 min di lettura

  • A Milano il congresso EASD rilancia una cura del diabete centrata sulla persona, tra prevenzione precoce, personalizzazione e accesso equo alle innovazioni.
  • Nuovi farmaci, monitoraggi continui, sistemi automatici e intelligenza artificiale promettono meno complicanze, migliore controllo metabolico e più qualità di vita.
  • Sul diabete di tipo 1 avanzano screening e terapie cellulari sperimentali, con primi risultati incoraggianti ma ancora lontani dall’uso diffuso.

Milano ospita dal 28 settembre al 2 ottobre 2026 il congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (EASD), la più importante organizzazione scientifica continentale per lo studio del diabete e della salute cardio-metabolica. Come segnala Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) si punta a passare dal controllo della glicemia al benessere globale della persona.  Quali le novità in arrivo? Proviamo a rileggerle assieme.

Oltre la glicemia

Farmaci innovativi, tecnologie digitali e medicina di precisione hanno le potenzialità di ridurre le complicanze e il carico quotidiano della malattia. Ma la vera sfida sta nel trasformare questi progressi in percorsi accessibili, sostenibili e personalizzati, senza creare aspettative premature, né generare nuove disuguaglianze.

“Le tre parole chiave che devono ispirare oggi la scelta del trattamento sono dunque: anticipare, intervenendo prima che compaiano danni irreversibili; personalizzare, considerando grado del rischio, organi target del diabete, preferenze del paziente e condizioni di vita; democratizzare, perché l’innovazione ha valore soltanto se raggiunge tutti quelli che ne hanno davvero bisogno – spiega Buzzetti –.

Il vero successo dipenderà molto dalla capacità del Servizio Sanitario di definire priorità, negoziare sostenibilità, aggiornare i percorsi assistenziali e formare professionisti e pazienti”.

Tra gli eventi clou c’è la presentazione delle nuove linee guida congiunte delle società europea ed americana di diabetologia (Consensus Report ADA/EASD 2026) che consolidano il passaggio da un approccio di trattamento strettamente ‘gluco-centrico’ a un modello di cura incentrato sul paziente.

Questo modello pone l’accento sulla gestione delle comorbilità correlate al diabete, in particolare le malattie cardio-vascolari, la malattia renale cronica (CKD) e la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD).

“Salute del cuore, dei reni e MASLD – spiega Buzzetti – occupano uno spazio centrale perché oggi il successo terapeutico non si misura più solo sulla riduzione dell’emoglobina glicata, ma sull’impatto che le terapie hanno sulla vita delle persone: prevenire un infarto, l’insufficienza cardiaca, la dialisi e la progressione della malattia epatica significa aumentare non solo la durata di vita, ma soprattutto gli anni vissuti in buona salute”.

Dai nuovi farmaci alla tecnologia

Del tutto in sintonia con questa filosofia e con i nuovi obiettivi del trattamento del diabete è la nuova generazione di farmaci anti-diabete e anti-obesità. GLP-1, GIP, amilina e molecole multi-agoniste stanno catalizzando l’attenzione perché non agiscono soltanto sulla glicemia: hanno un impatto rilevante su peso, rischio cardiovascolare, funzione renale e qualità di vita.

Di pari passo con i progressi dei trattamenti farmacologici vanno quelli delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale applicate al diabete. Segnando un enorme passo in avanti in tema salute digitale, l’edizione 2026 del congresso della società europea ospita il primo Workshop EASD dedicato all’IA.

Le innovazioni nella tecnologia applicata al diabete si concentrano in particolare sui sistemi di somministrazione dell’insulina automatizzati, sul monitoraggio continuo della glicemia (CGM) avanzato, affiancato al monitoraggio continuo dei chetoni (CKM).

Nel corso del congresso si discuterà l’impatto di questi sistemi multi-sensore nel prevenire complicanze gravi come la chetoacidosi diabetica (DKA), migliorando al contempo la gestione quotidiana del diabete di tipo 1 e del diabete di tipo 2 in stadio avanzato.

“Questi dispositivi stanno trasformando la gestione del diabete in modalità continua e predittiva – spiega Buzzetti –. L’AI genera particolare attesa perché potrebbe integrare molti dati e aiutare professionisti e pazienti nelle decisioni. Ma va intesa come supporto alla relazione di cura, non come sostituto del medico.

L’impatto atteso sulla vita delle persone è quello di una riduzione degli episodi di ipoglicemia (ma anche di picchi iperglicemici), minor carico mentale nella gestione quotidiana della malattia, maggior sicurezza anche durante il sonno o l’attività fisica. Questi strumenti devono essere semplici, accessibili, affidabili e alla portata anche delle persone anziane o fragili”.

Il futuro della sfida al diabete di tipo 1

Si attendono novità sulla terapia cellulare nel diabete di tipo 1, dalla biologia avanzata delle cellule beta alle strategie di sostituzione cellulare. I ricercatori presenteranno i primi dati sull’uomo e i risultati a un anno, relativi agli impianti immuno-evasivi e alle cellule beta coltivate in laboratorio, entrambi mirati a ripristinare l’indipendenza dalla terapia con insulina, senza dover ricorrere ad una pesante immunosoppressione.

Verranno presentate tre esperienze cliniche first-in-human, molto diverse tra loro: lo studio cinese CiPSC sull’impiego di isole pancreatiche autologhe (cioè ottenute da cellule pluripotenti indotte dello stesso paziente); uno studio giapponese cellule su isole pancreatiche derivate da iPSC (le cosiddette iPIC), un prodotto allogenico, impiantato chirurgicamente; un terzo studio svedese sull’immune-engineering, riguardante cellule insulari pancreatiche da donatore (UP421) modificate per sfuggire al riconoscimento immunitario e trapiantate nel muscolo dell’avambraccio senza immunosoppressione.

Questi studi aiuteranno a rispondere alla domanda: queste cellule produttrici di insulina possono sopravvivere a lungo, essere prodotte su larga scala ed evitare immunosoppressione e recidiva autoimmune?

“Screening, immunologia e trapianto di isole derivate da cellule staminali alimentano un’attesa molto forte – ammette Bussetti -. Per la prima volta si intravede un percorso che va dalla previsione della malattia alla possibilità di modificarne l’evoluzione o di ripristinare la produzione di insulina.

L’introduzione dei programmi di screening consentirà diagnosi più precoce di diabete di tipo 1 con conseguente prevenzione della chetoacidosi e, in prospettiva, minore dipendenza dall’insulina.

Molto interessanti i progressi nella terapia cellulare sostitutiva nel diabete di tipo 1. Ma questo è il settore da comunicare con maggiore prudenza: alcune soluzioni restano sperimentali e non equivalgono ancora a una cura disponibile per tutti”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.